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venerdì 12 aprile 2013

Umanità infame (o infante?)

Siamo tutti quanti degli schifo di uomini.

Mi posso permettere di dirlo, perché il novantanove percento degli uomini mi fa schifo e perché io stesso ho dei grossi limiti e non posso certo dire di essere meglio degli altri.

Qual è il nostro scopo nella vita?
Vivere sereni?
Rendere piacevole la vita a noi, i nostri cari e coloro che ci stanno intorno?
Aiutarsi l'un l'altro ad affrontare le avversità?
Affrontare i problemi pacatamente, ragionevolmente, per trovare la soluzione migliore che faccia contenti tutti?

No.
E' vero piuttosto l'esatto contrario.
Noi ci complichiamo la vita.
Frustriamo e mortifichiamo noi stessi, i nostri cari e le persone che ci stanno intorno.
Non ci aiutiamo a vicenda, anzi, spesso gioiamo delle disgrazie altrui ed infieriamo su chi è più debole.
Affrontiamo i problemi in modo avventato, iroso, irrazionale, alla ricerca di una soluzione che faccia il maggior danno possibile agli altri, anche a costo di averne danni a nostra volta.
Abbiamo desideri smodati. Vogliamo essere meglio di tutti gli altri, avere più cose, comandare più persone, avere più potere e far fare agli altri quello che vogliamo noi.
Ma allo stesso tempo non ci diamo da fare per ottenere quello che vogliamo. Lo pretendiamo a scatola chiusa, senza nessuno sforzo, senza sacrificio, per diritto divino. E se ci impegnamo per raggiungere uno scopo, lo facciamo alla faccia altrui, calpestando tutto e tutti, preoccupandoci solo di quello che vogliamo ottenere.

Siamo degli schifo di animali.
Competitivi. Privi di empatia. Vigliacchi. Approfittatori. Presuntuosi. Arroganti.
Ognuno di noi crede di essere il più ganzo e tosto figlio di puttana dell'universo. Per convincercene guardiamo film che ci mostrano tostissimi figli di puttana in cui immedesimarci, peccato che non sapremmo fare un millesimo di quello che fanno loro (che poi non è così invidiabile, visto che in sostanza spaccano tutto e lasciano una scia di morti dietro di loro).
Vediamo gli altri come una rottura di coglioni. Come avversari. Come intralci, nel migliore dei casi.

E tutto questo perché siamo dannatamente presuntuosi.
Noi sappiamo tutto. Noi capiamo tutto. Noi abbiamo le idee chiare su come si dovrebbero fare le cose, dalla riparazione del tombino, alla gestione della nazionale di calcio, alla politica internazionale.
Peccato che invece non sappiamo un cazzo di nessuno di questi livelli di problemi, ma siccome siamo arroganti, affermiamo il nulla con convinzione, lo sosteniamo con calore e lo difendiamo con aggressività da chiunque cerchi di farci notare che stiamo dicendo cazzate, o forse che non stiamo proprio dicendo niente, anche se lo facciamo con foga.

Cerchiamo dei nemici simbolici e ci scagliamo contro di loro. A parole, ovviamente, e di nascosto, perché non avremmo mai il coraggio di dirgli in faccia quello che pensiamo.
Troviamo questo coraggio solo quando siamo in gregge: nella massa ci sentiamo protetti ed anonimi ed allora diamo il peggio di noi, trucidando il re e tutta la sua famiglia, senza renderci conto che per avere davvero un utile il re non va ucciso: va imprigionato ed interrogato a fondo, va sfruttato il patrimonio di conoscenza che ha, perché ne ha! Molta più di noi! E la famiglia del re, parimenti, va interrogata, spremuta e poi mandata a fare lavori umili che siano d'insegnamento per loro e d'esempio per gli altri.

Ma no. La bestia umana priva di raziocinio, trucida, distrugge, dà alle fiamme e poi si guarda intorno soddisfatta in mezzo alle macerie, tronfia di aver devastato l'ambiente in cui lei stessa dovrà vivere.

Irrazionalità. Presunzione. Ottusità.

Ci ha provato qualcuno a farcelo notare.
Anzi, ci hanno provato in molti, nel corso dei secoli.
Se erano nobili, gente istruita, hanno fatto la fine del re: trucidati e dati alle fiamme.
Se erano saggi umili, sono dovuti andare a nascondersi negli eremi, a trasmettere le loro idee a quei pochi seguaci che riuscivano a raccattare, che di solito non erano all'altezza dei maestri.
Gli unici che sono riusciti ad ottenere effetti più duraturi sono stati i religiosi, che in virtù di una "verità" piovuta dall'alto, da qualcuno che non era infilzabile coi forconi ma che, al contrario, poteva condannarci a pene eterne, se non fulminarci secchi direttamente sul posto, sono riusciti a far passare a miliardi di persone il concetto di umiltà, abnegazione, solidarietà.
Peccato che poi quegli stessi religiosi abbiano sfruttato il potere che derivava dalla loro influenza per fare la bella vita, riempirsi di lussi, commettere ogni sorta di peccati che proibivano agli altri. Oppure, in alternativa, diventare dei fanatici rancorosi che umiliavano e torturavano tutti quelli che non erano disposti a condividere le loro convinzioni.
(e comunque evitiamo di esaltare troppo il messaggio che i religiosi hanno trasmesso all'umanità: per quanto potesse avere un fondamento buono, il fatto di ricorrere allo spauracchio divino è un punto debole molto grave, che ha portato i fedeli a cercare tutte le scappatoie possibili per infrangere i comandamenti e fare comunque il cazzo che gli pare, consapevoli che in fondo in fondo l'inferno non esiste ed i fulmini cadono a casaccio)

E se cerchiamo qualche figura esemplare moderna che abbia parlato laicamente di solidarietà, di fratellanza, di cooperazione contro le difficoltà e l'oppressione, possiamo vedere che fine hanno fatto tutti quanti: morti ammazzati. Da qualche fanatico, da qualche potere politico o religioso che avversavano. O magari dalla folla dei loro seguaci, se per qualche motivo si sono ritrovati a cadere dal trono di autorevolezza che si erano costruiti.

Uccidere il re.
Uccidere la famiglia del re.
Dare alle fiamme la reggia.
Dare alle fiamme i granai del re, dove c'è il grano del popolo.
Uccidere i simpatizzanti del re.
Uccidere chiunque ci stia sul cazzo, con la scusa che è un simpatizzante del re.
Stuprare sua moglie e sua figlia e poi uccidere anche loro.
Rubare le sue cose e riportarle nel nostro covo, per poi difenderle da altri predoni ottusi come noi che ce le vogliono rubare a loro volta.

E poi invocare un nuovo re.
Acclamarlo.
Idolatrarlo.
Finché non verrà il momento di massacrare anche lui.

Ed in tutto questo sforzo sanguinoso, noi non siamo certo sereni e tranquilli: non c'è certezza se non del fatto che qualcun altro come noi cercherà di toglierci quel che abbiamo, che dovremo usare la forza, le armi, il sangue, per sopravvivere in tempo di guerra.

Questo siamo noi.

Incapaci di renderci conto che, se ci aiutassimo a vicenda, se condividessimo le risorse, se mettessimo a frutto le conoscenze, se sapessimo moderarci nei nostri desideri ed armonizzarli con quelli dei nostri vicini, saremmo tutti estremamente felici.

La felicità e la serenità sono nella collaborazione, nell'amicizia, nella solidarietà e nella moderazione.

Ma alzatevi dal letto, la mattina, fate colazione nel vostro rifugio e guardatevi intorno. Che cosa vedete?

Coltellate nella schiena sul posto di lavoro. Violenza domestica. Aggressività nel traffico. Opportunismo e prevaricazione alla riunione di condominio. Frustrazione nei rapporti coi familiari. Inganno nei negozi e nella pubblicità. Miti irraggiungibili irradiati dai media.

Che cazzo devo fare per vivere sereno? Farmi frate e ritirarmi in un eremo?

L'umanità è un neonato: ignorante, egoista, istintivo, ottuso. Ha le potenzialità per diventare ben altro: un adolescente impetuoso ed entusiasta, un adulto maturo e sensibile. Ma siamo ancora lontani anni luce da quel risultato.
Per ora, con tutti i progressi che abbiamo fatto da quando eravamo nelle caverne ad arraffare il primo pollo che passava di à per sbranarlo crudo, siamo ancora nella fase anale: vediamo solo i nostri bisogni materiali più grevi e li assurgiamo a scopo di vita. Non abbiamo consapevolezza di ciò che è realmente nel nostro interesse, facciamo i capricci per non dormire, vogliamo ingozzarci di dolciumi che ci faranno venire il mal di pancia e rifiutiamo le verdure che ci regolano l'intestino, vogliamo giocare fino allo sfinimento e ci rifiutiamo di tenere in ordine la cameretta. E se qualcuno cerca di guidarci, di insegnarci, facciamo i capricci, strepitiamo, ci buttiamo per terra urlando fino a diventare paonazzi.
Vogliamo essere al parco a giocare, ma non vogliamo vestirci per uscire.

Questo siamo noi.
Adulti che continuano a strillare per la poppa ed a farsi la cacca addosso.

giovedì 31 gennaio 2013

Sfogo lungo e peso

Sì, ce l'ho proprio con voi.

Voi che volete un potere forte, che la faccia vedere a tutti questi maleducati, questi debosciati, questi estranei che vengono a turbare la quiete del vostro paesello del cazzo. Che hanno idee diverse dalle vostre, usanze diverse dalle vostre, colore degli occhi o dei capelli diverso dal vostro, che hanno un cognome strano, che leggono libri strani, che guardano film strani, che ascoltano musica che non avete mai sentito nominare prima.

Voi che siete stanchi, e ora basta, facciamola finita. Voi che avete voglia di inveire e sputare bile addosso a tutti quelli là. Voi che vorreste impugnare i forconi, dare una lezione, insorgere per sistemare le cose.

Voi che siete illuminati ed intelligenti, che siete disponibili ed aperti, che tutti possono dire quello che pensano, qualsiasi cosa sia, perché sennò non va bene, sennò diventiamo peggio di loro.

Voi che badate ai fatti ma non ce l'avete con le persone. Che uno può avere qualsiasi idea voglia e cercare di fare quello che gli pare, ma comunque è una persona ed io contro di lui non ho niente, e se mi vuole stringere la mano gliela stringo e comunque lo rispetto, anche se ha delle idee di merda e cerca continuamente di mettermela nel culo.

Ce l'ho con tutti voi che non capite o fate finta di non capire che il bullismo è un sistema di merda, che ci fa vivere tutti nella merda e che se vogliamo finalmente vivere una vita serena ci dobbiamo liberare definitivamente di tutti questi bulli del cazzo.

Perché è una questione di numeri, cari coglionazzi miei.

Basta UN bullo per fare il culo a cento pecore, una per volta. Mentre cento pecore che si aiutano e collaborano possono fare il culo al bullo.

Il problema è: vi sentite pecore o vi sentite bulli?
Se non vi sentite nessuna delle due, aspettate un secondo, che ce n'è anche per voi.

Ma restiamo sul dualismo dialettico: pecore o bulli?
Si fa presto a capire come sta la realtà: se non vi comportate già da bulli, allora siete pecore. Anche se vi rode il culo a sentirvelo dire.

Fermatevi un attimo a pensare a quel tempo lontano in cui andavate a scuola. Elementari, medie, superiori, non fa differenza.
Se prendiamo una classe media di, diciamo, venticinque ragazzi, troveremo più o meno:
- UN bullo, molto raramente più di uno
- cinque scagnozzi del bullo, che si comportano da bulli, ma solo perché c'è un bullo vero a coprirgli il culo, provate a prenderli per conto loro e vedrete che non hanno la stoffa del vero bullo
- cinque vittime sacrificali, quelli a cui il bullo ed i suoi sgherri rompono il cazzo mediamente tutti i giorni
- una massa di ignavi, che non è vittima regolare del bullo, riesce di solito a sfangarla senza troppi danni, pensa ai cazzi suoi e fa finta di niente... quelli che pensano di non essere bulli e non essere pecore... ma qualche volta, ogni tanto, con il bullo e la sua banda ci deve comunque fare i conti ed in quelle occasioni torna fuori la vera natura di pecora, scaltra se vogliamo, ma sempre pecora

Volete capire dove state voi? Lo sapete già, non c'è neanche bisogno di pensarci su, ma se proprio il neurone solitario non vi si smuove, allora c'è un metodo banale per capirlo: quando si fregava la merenda ad un compagno di classe voi eravate quello a cui veniva fregata o uno di quelli che se la mangiavano?

Avete mai banchettato con la merenda altrui, dandovi di gomito e scambiando risatine con i compagni di branco, pensando alla faccia che avrebbe fatto quel coglione all'ora della ricreazione quando si sarebbe accorto che la merenda non era più dove l'aveva lasciata?
Se la risposta è sì: andatevene affanculo, questo post non è per voi.
Ma la grande maggioranza di voi avrà risposto "no", perché è così, è statistica, i bulli e gli stronzi all'ombra dei bulli sono pochi. Non sono la maggioranza. Se fossero maggioranza starebbero perennemente in guerra, ed invece no: campano sereni alla faccia nostra perché sono pochi, hanno una vasta platea di vittime e nessuno che gli si pari davanti e li faccia smettere.

E qui arriviamo alla seconda parte del ragionamento.
Se siete pecore (e se siete arrivati fin qui, vuol dire che vi sentite pecore), come avete fatto, ai tempi della scuola, a risolvere i vostri problemi col bullo e la sua ghenga? Le soluzioni standard sono:
- svicolare e tirare a campare, ogni tanto vi è toccata ma nel complesso non era poi così male
- subire e patire, ed avrete avuto un'infanzia ed un'adolescenza sgradevoli e da dimenticare
- farvi difendere da qualcuno più forte, determinato, autorevole di voi

A nessuno di voi sarà capitato di metter su un gruppone di pecore, compatto e deciso, aspettare il bullo dentro ad un vicolo e corcarlo di mazzate. Anche questa è statistica. Se per caso siete un'eccezione, vi faccio i miei complimenti e congratulazioni, ma questo post vi servirà a poco perché sapete già quello che voglio dire.


Ebbene, eccoci arrivati finalmente al nocciolo della questione.
Siamo cresciuti. Non siamo più a scuola. Però certi meccanismi funzionano sempre, anche se in forma magari più attenuata, edulcorata, civilizzata. Sul posto di lavoro si ricreano equilibri analoghi, anche se i dispetti non sono più così sfacciati, diventano più scaltri, infidi, ma tutto sommato equi: è la parità che costringe al sotterfugio, quando non c'è parità si può ricorrere molto più semplicemente al sopruso e chi se lo può permettere se ne approfitta di sicuro.

Ma non è del posto di lavoro che voglio parlare. Voglio parlare di società nel suo insieme. Voglio parlare di regole democratiche. Voglio parlare di governo e politica e cultura.

Viviamo in Italia, un paese che nonostante tante incoerenze ha tuttora una costituzione democratica, che afferma i diritti di tutti e nega la prevaricazione di pochi. Sulla carta.
Nella vita reale ovviamente non è così: i bulli vogliono sempre fare i bulli, è nella loro natura. Non basta una legge scritta per cambiare la loro testa ed il loro istinto. Si creano così un sacco di sfumature, di zone d'ombra dove un barone, un signorotto locale, un padrone, un familiare dispotico riescono a ritagliarsi il loro piccolo feudo di terrore, dove spadroneggiare a loro piacere.
Ed è normale che sia così.
E' un conflitto insito in ogni sistema democratico: c'è sempre qualcuno che non vuole sottostare alle regole comuni e fare il cazzo che gli pare.

Ma facciamo un passo indietro.
Chiediamoci come mai in Italia c'è una costituzione democratica. La risposta è così semplice che la diamo tutti per scontata. Ce l'hanno insegnato a scuola insieme ad un altro milione di cose pallose, quindi per contaminazione anche questa è diventata una palla.
Mentre invece è una cosa importante.
Prima, in Italia, c'era il re!
Davvero! Giuro!
C'era un tizio che poteva ordinare alle sue guardie di arrestare ed ammazzare chi cazzo gli pareva. Aveva quel potere. certo, nel corso dei secoli si erano sviluppati metodi per mediare questo potere assoluto, vincoli, limiti, anche delle costituzioni, magari con tanto di parlamenti e divisione dei poteri. Ma il nucleo fondamentale era il fatto che qualcuno era il re e gli altri erano suoi sudditi: uno era il bullo, coi suoi scagnozzi, e tutti gli altri erano le pecore.
In pochi episodici sprazzi nella storia qualche gruppo di pecore si è reso conto che poteva coalizzarsi contro la prepotenza del bullo ed hanno imposto dei cambiamenti, come dicevo poco fa: introduzione di costituzioni, di strumenti alternativi di potere, di leggi che sancissero diritti inviolabili.
Poi, negli anni venti del ventesimo secolo, in Italia spuntò un signore che si era proposto come leader delle pecore e, piano piano, aveva tirato fuori il suo reale carattere da bullo. Erano tempi difficili, c'era tanta miseria, tanta ignoranza, un popolo di cafoni con una cultura media ridicola che si faceva facilmente raggirare dalle chiacchiere di un buon oratore (come peraltro era già successo ripetutamente nei secoli precedenti: non scordiamoci tutte le rivolte che sono state sedate con belle parole e vuote promesse). Quel signore, che si chiamava Benito Mussolini, organizzò un suo partito, fondò delle squadre di gente "determinata" (maledetti scagnozzi del bullo, capaci di fare angherie solo perché hanno il culo coperto da qualcuno più determinato e feroce di loro) e ad un certo punto, complici una serie di fattori di vario tipo, anche economici e politici, riuscì ad impadronirsi del potere in Italia, a metter su un suo governo che dominava col pugno di ferro (sennò li faceva ammazzare, che problema c'è?) ed a fare un sacco di cose utili e lodevoli per il paese, tipo ammazzare o torturare i dissidenti, inquinare la cultura, impegnarsi in guerre inutili e fallimentari, mettere in ginocchio l'economia ed anche bonificare l'agro pontino, opera pubblica in base alla quale sarà sempre ricordato come uno che ha fatto anche delle buone cose e statista di calibro internazionale.

Sotto Mussolini la gente non faceva una gran vita. Si erano ricreati i tre gruppi sociali delle classi delle scuole: gli scagnozzi del bullo che viaggiavano per il paese armati di manganello e olio di ricino a rubare le merende della popolazione, le vittime sacrificali che beccavano purghe e legnate e vivevano una vita di merda grazie a quei signori, ed infine una larga massa di gente che riusciva ad adattarsi, a svicolare, a non passarsela troppo male e che quindi, alla fine, non muoveva un dito per cambiare le cose.
Questi tre gruppi, però, con l'andare del tempo cambiarono di consistenza: gli sgherri crescevano di numero ed estendevano i loro soprusi a sempre più persone, le vittime crescevano quindi di numero mentre gli ignavi si trovavano sempre più costretti a scegliere da quale parte stare, se col manganello in mano o col manganello in culo. E fu così che precipitò la situazione, grazie a questa estremizzazione di ruoli e grazie anche al fatto che il buon Benito, con la sua impeccabile politica estera, stava facendo massacrare centinaia di migliaia di italiani su vari fronti di guerra, rischiando ovviamente di farsi pure invadere da forze straniere e poi, addirittura finendo dominato dal suo amico bullo Hitler, che però era più bullo di lui e se l'era messo sotto i tacchi con tutto il paese.
Un certo numero di italiani decise che s'era rotto il cazzo del fascismo, che non voleva più morire per Mussolini, e cominciò a fare la guerra al contrario, dentro casa sua, contro il dittatore.

Da quella guerra civile è nata la nostra costituzione. Con quell'imprinting.
Per questo è così democratica: perché è nata per reazione ad una dittatura.
Per una volta le pecore si erano unite per dare la caccia al bullo e gli avevano rifilato una bella schioppettata su per il culo. Amen.

E quindi, infine, torniamo a voi.

Voi che siete nati in democrazia, che l'avete studiata a scuola ad "Educazione civica" e vi siete rotti le palle con tutte quelle notizie astruse su camere, parlamentari, divisione dei poteri, presidenti dello Stato e del Consiglio che ancora vi viene l'orticaria quando li sentite nominare perché vi si smuove la reazione di quando avevate sei anni.

Voi che il bullismo l'avete sperimentato a scuola, al militare, sul posto di lavoro, ma mai su scala organizzata e sistematica a livello nazionale.

Voi che siete intolleranti verso un sacco di fastidi che vi danno i vostri vicini, ma che non siete bulli e non sapete dargli una lezione da soli. Voi che avete bisogno che i soprusi li faccia qualcun altro per conto vostro.

Voi che vivete tranquilli, che avete quel che vi serve, che non vi manca niente e che vi sapete accontentare. Voi che diventate indifferenti a quello che succede fuori dalla porta di casa vostra perché voi state bene e chi se ne frega se là fuori qualcuno prende una mazzata di troppo, subisce un'ingiustizia o un sopruso. Tanto non vi tocca, saranno cazzi suoi, magari se l'è pure meritata.

Voi che invece siete sensibili a tutto questo ed avete appreso la lezione democratica e l'avete eretta a santino, un santino metafisico, aprioristico, su cui non avete riflettuto gran ché, e sulla base di questo superdemocraticismo andate cantando la canzone che "tutti devono potersi esprimere, sempre e comunque", anche quando vanno tessendo le lodi del potere dei bulli e degli sgherri, perché "le idee devono essere libere, anche quando sono ingiuste". Voi che siete capaci di stringere la mano al bullo, perché "ce l'ho con le sue azioni, non con la sua persona, le azioni le combatto, la persona la rispetto".


Bene.
Tutti voi.
Tutti voi tenete una porta aperta per il bullo.


Alcuni di voi sperano nel bullo, lo desiderano, lo cercano, perché sognano un mondo comandato da un bullo che fa tutto quello che volete voi. Coglioni!
Il bullo fa quello che cazzo gli pare! Non quello che pare a voi.
E se per una volta può capitare che i suoi interessi ed i vostri coincidano, la volta dopo scoprirete con orrore che lui sì che è un bullo, e voi siete solo delle stupide pecore che pensavano di farsi difendere da un bullo. Mangerà le vostre merende e voi direte "ma non è giusto!". Stupidi coglioni, l'avete voluto voi!

Altri di voi prendono la cosa con sufficienza. Tanto il pericolo non c'è davvero.
Prego, si accomodi signor bullo, faccia come a casa sua. Finché parla da bullo ma non morde la trattiamo come una persona corretta qualsiasi.
Peccato che quando il bullo morde, ormai è troppo tardi. Ha già morso. Quella merenda non c'è più, perché se l'è mangiata. Quella legge non c'è più, perché l'ha abrogata. Quella persona non c'è più perché l'ha ammazzata.
Vogliamo pensarci dopo?
Vogliamo aspettare che il bullo faccia il bullo prima di isolarlo come bullo?
Anche se nel frattempo parla da bullo, organizza i circoli dei bulli, mette su il partito dei bulli, fa campagna elettorale da bullo... e magari, ogni tanto, qualche manganellata a qualcuno la fa dare davvero. E magari già da anni banchetta con le nostre merende perché una massa di pecore imbecilli di cui al caso precedente lo ha eletto in parlamento convinta di poterne trarre un utile?


Bene, cari i miei pecoroni stolti, questo è uno sfogo.
Mi sono rotto il cazzo di vivere in mezzo ad una massa di imbecilli come voi.
E' grazie alla vostra imbecillità che la mia vita continua ad essere frequentata da bulli, perché sottovalutate il problema o perché fate sogni bagnati in cui i bulli siete voi.
Maledette pecore del cazzo, guardatevi allo specchio. Siete pecore, non bulli!
Se volete vivere in pace i bulli li dovete sradicare, eliminare, vaporizzare.
Dovete essere intransigenti contro qualunque forma di bullismo. Dovete insegnare ai vostri figli che i bulli sono stronzi e che è la collaborazione che ci rende forti.
Dovete dire in faccia ad ogni aspirante bullo quello che realmente è: una fottuta merda! Con cui non volete dialogare, che non volete rispettare, che non accogliete con compostezza e deferenza perché incarna in sé il principio di una vita di tormenti per voi e quelli come voi.
Non c'è cordialità verso il nemico ed i bulli SONO il nemico.

Di destra? Di sinistra? Qualunquisti? Non fa differenza!
Non è un problema di ideologia politica ma di mentalità. I bulli prevaricano. Punto. A scuola, in casa, sul posto di lavoro, in politica, sul campo di calcio, ovunque.
Ci sono bulli comunisti, bulli fascisti, bulli democristiani, bulli socialisti, bulli grillini, bulli magistrati. I bulli sono trasversali.

Così come sono trasversali i finti bulli: quei cazzo di coglioni che inveiscono, sputano bile, minacciano, soprattutto su internet, dietro ad un monitor, convinti di poter dire qualsiasi cosa tanto non gli può succedere niente.
Cazzoni: siete pecore!
Se foste stati dei veri bulli, adesso sareste in giro a prevaricare qualcuno. Non seduti davanti al vostro computer ad imprecare contro questo o quello. Avete sbagliato bersaglio. Avete sbagliato tutto! Vi state comportando in modo opposto alla vostra natura e ve la state mettendo in culo da soli, stupidi!
E la state mettendo in culo pure a me.

Fine dello sfogo.
Andate tutti a mori' ammazzati!


Firmato: una pecora frustrata.

martedì 27 novembre 2012

A gonfie vele


Tanto per capire quanto sono scemo...

Io sono uno che tende ad adattarsi. Non domino la mia vita, non anticipo le situazioni, non costruisco imperi, mi limito a vedere quel che mi succede ed a reagire di conseguenza. Ma questa è una strategia tutt'altro che vincente!

L'esempio banale: io ho la gola delicata, basta uno spiffero, una frescata, e già mi sento quel pizzicorino che, se non accudito immediatamente, diventerà gola infiammata, laringite, faringite o quant'altro. Soffro però frequentemente anche di naso chiuso, in forma relativamente lieve. E cosa faccio quando mi si chiude il naso? Se dal naso non passa sufficiente aria, uso anche la bocca per compensare. Siccome tutto ciò si verifica gradatamente, non me ne accorgo nemmeno. Passo mezza giornata a respirare anche con la bocca e mi viene il mal di gola.

Ho più di quarant'anni, ho razionalizzato la cosa, eppure ancora ci casco. Perché? Perché mi adatto, non gioco di anticipo ma di rimessa... e ne pago le conseguenze.
Provate ad immaginare questo tipo di atteggiamento messo in pratica quotidianamente con il condominio, il lavoro, il tempo libero, la figlia, la famiglia...


Dovrei scrivermi grosso sulla parete di fronte al letto "NON FUNZIONA!"
Magari in capo a qualche mese riesco a convincermene.

lunedì 8 marzo 2010

Come si fa a votare PDL dopo il pasticciaccio delle liste regionali?

Quando ero bambino ero ingenuo, come tutti i bambini. Anzi, no, ero anche più ingenuo della media.
I miei amichetti giocavano a calcio ed erano tifosi. Io non giocavo a calcio perché non mi riusciva. Avevo i cosiddetti "piedi a banana": colpivo la palla per mandarla a destra ed andava a sinistra. Il risultato era ovvio: quando si facevano le squadre per giocare in cortile, io ero sempre l'ultima scelta e puntualmente venivo messo in porta per limitare i danni.
Per questi motivi il calcio non mi piaceva, né da giocatore né da spettatore. Non avevo una squadra preferita e non seguivo i risultati delle partite, ma questo mi rendeva "diverso" rispetto ai miei compagni di scuola e di giochi: quando mi chiedevano "tu per chi tifi?" io rispondevo che non mi interessava e loro mi coprivano di insulti.

Fu così - e qui rientriamo in tema col post odierno - che decisi di aver bisogno di una "squadra del cuore" per cui tifare, come tutti gli altri bambini.
Scelsi la Juventus. La scelsi per due motivi: il primo è che mi piaceva la maglia a strisce bianche e nere (con i colori ho sempre avuto poca dimestichezza, sono più il tipo da disegno al tratto) ed il secondo è che la Juve vinceva! Facile, no? Dovendo tifare per qualcuno, tanto vale farlo per un vincente. O per lo meno così la pensavo allora.
Ero veramente ingenuo! Così ingenuo da non rendermi conto di aver scelto come "squadra del cuore" quella più odiata dai miei amichetti, tutti rigorosamente "viola DOCG". Quando qualcuno di loro mi chiese nuovamente per chi tifassi, io risposi fiero come un'oca: "la Juve!". Quella volta anziché insulti arrivarono direttamente schiaffoni! Anzi, per usare un termine tecnico, "zuppe".

Ma lasciamo i miei amarcord (vi racconterò un'altra volta di come andò a finire l'epopea della mia scelta della "squadra del cuore") e restiamo in tema: è facile, comodo ed anche molto ingenuo fare il tifo per il più forte solo perché è il più forte.
Io sono convinto che molte persone che votano Berlusconi e la sua creatura politica, prima Forza Italia e ora il PDL, lo facciano perché vedono in lui un vincente, un "ganzo", uno che riesce sempre a fare quello che vuole. Si immedesimano in lui e sognano di trombare le donne che tromba lui, di farsi le vacanze in Sardegna che si fa lui, di avere uno stuolo di leccapiedi come ce l'ha lui, di avere i suoi soldi, il suo successo, le sue ville, le sue aziende... e lo votano, lui ed i suoi scherani, o meglio le sue liste, che tanto portano sempre e solo il suo nome come simbolo (vedi ad esempio la lista per il Lazio che recita "Berlusconi per Polverini").

Berlusconi come vincente, ed in effetti non si può negare che lo sia.
Peccato che lui pensi sempre a vincere per se stesso e non certo per gli ingenui che lo votano: le ville, le aziende, le donne, sono le SUE e non le divide di sicuro col popolino che fa la ola quando passa lui.

Adesso è scoppiato il bubbone delle liste per le regionali in Lazio e Lombardia: firme tarocche, autenticazioni mancanti o difformi, scadenze non rispettate, panini, telefonate... e la ciliegina sulla torta: il decreto "interpretativo".
Da cittadino onesto, rispettoso delle leggi (anche quando penso che non siano proprio giustissime), progressista, democratico, mi sono sentito molto offeso da quello che è successo. Penso anch'io che la democrazia sia stata stuprata una volta di più da questo ignobile cavillo.
D'altra parte capisco anche il sentimento di frustrazione degli elettori del centro destra all'idea di non avere le loro liste alle prossime elezioni. Anzi, altro che frustrazione, dovrebbero essere furibondi!

Ma con chi?

Dovrebbero prendersela con quei cialtroni dei loro rappresentanti che non sono stati capaci di fare la cosa più ovvia, scontata, prevedibile ed organizzabile del mondo: raccogliere le firme per le liste, farle autenticare per bene, presentarle agli uffici competenti entro i termini previsti.
E' l'ABC della democrazia! Dei politici di professione dovrebbero fare queste cose ad occhi chiusi, in scioltezza. Invece, in scioltezza fanno tutt'altro: mangiano panini, fanno telefonate, sistemano appalti, prenotano massaggi... e si scordano di fare le cose più elementari. Evidentemente questi signori hanno altre priorità e le regole del gioco, per loro, sono solo un'inutile perdita di tempo.

Se io fossi un elettore del PDL sarei furente contro i leader del mio partito per aver permesso a dei cialtroni di occuparsi di cose serie ed aver compromesso la partecipazione alle elezioni. Se io fossi un elettore del PDL vorrei veder cadere delle teste (metaforicamente parlando, s'intende!) per questa figuraccia!

E' un pensiero che ho avuto molte volte nei giorni scorsi.
Ma poi mi sono detto: io non sono un elettore del PDL. Non penso come un elettore del PDL. I miei sentimenti di onestà, rispetto, democrazia mi impediscono di votare PDL, quindi fra me e gli elettori del PDL ci deve, necessariamente, essere una grossa differenza.
E mi sono chiesto quale sia, questa differenza...

Ed ho ripensato a quando tifavo Juve.

L'elettore medio del PDL, quello che non è socio di Confindustria, che non partecipa agli appalti per le grandi opere, che non riscuote il pizzo, che non commercia voti di scambio... insomma, quella fetta di normale società civile che vota Berlusconi (esiste, sono convinto che esista), in che modo può valutare tutto questo pasticcio?
In un modo semplicissimo e che va molto a favore di Berlusconi: quando qualcosa ostacola il vincente, questo semplicemente aggiusta le cose, rimuove l'ostacolo e rimane un vincente! Un vincente è tale perché continua a vincere, sempre, anche quando le cose potrebbero mettersi male.

Ed è esattamente quello che fa Berlusconi. Vince. Rimuove gli ostacoli.
Rischio di galera? Si scende in politica e si risolve tutto.
Difficoltà a pilotare gli appalti? Si agisce in deroga ed in emergenza.
La magistratura non si rassegna? Qualche leggina ad hoc e la si rende cieca, sorda e con le mani legate.
Oppositori scomodi? Ci pensano i servizi segreti delle testate scandalistiche.
Programmi televisivi imbarazzanti? Editto bulgaro e successive repliche.
E se qualche passacarte del suo partito fa qualche pasticcio con le liste elettorali, lui fa un bel decreto per risolverlo e continua a vincere.

Quindi, tutti coloro che votano Berlusconi (e di conseguenza il PDL) perché è un vincente, continueranno a farlo, perché ha dimostrato ancora una volta di esserlo. Uno che alla fine la spunta sempre.

Ora sta agli altri, a tutti quelli che non votano Berlusconi o che si sono resi conto che non hanno più interesse a farlo, di darsi un po' da fare e risolvere questo grave problema che sta compromettendo irrimediabilmente la democrazia nel nostro paese. Tutti quelli che puntano su regole uguali per tutti, onestà, integrità (da destra e da sinistra: questi non sono valori di un solo schieramento!) è bene che si spremano le meningi ed inventino un modo onesto, legale, etico, per dare un sonoro benservito a quel signore (e cialtroni annessi).

E bisogna far presto!
Prima che anche l'articolo 1 della costituzione (quello che recita "L'Italia è una REPUBBLICA DEMOCRATICA, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene AL POPOLO, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.") venga interpretato in altro modo dal Governo.


Per concludere un breve messaggio al nostro Ministro dell'Interno, Roberto Maroni (e sottolineo Ministro! Dell'Interno!!! Cioè, mica uno che passava di lì per caso...).
Cito dalla stampa le sue parole: "Le norme vigenti non sono modificate ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l'interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge."

Signor Maroni, alle elementari ad Educazione Civica mi hanno insegnato che il governo detiene il potere esecutivo, mentre al parlamento spetta il potere legislativo. Allora, premesso questo, chi dei due rientra nella definizione "il legislatore": il governo o il parlamento? Prenda tempo, non abbia fretta, ci rifletta bene...

Ora aspettiamo sessanta giorni e vediamo se "il legislatore" concorda con il governo (Ops! Ho dato la risposta!!!). Fra l'altro sessanta giorni finiscono DOPO le elezioni. Se il parlamento non convertisse in legge il dl interpretativo, cosa succederebbe? Elezioni invalidate? Bisogna rifare tutto da capo?

venerdì 4 dicembre 2009

Anticorpi democratici - 3




Stavamo parlando di Berlusconi...

Paradossalmente, il massimo esponente di questo sistema sta facendo il peggior servizio possibile al sistema stesso a causa della sua sfrontatezza e pervicacia: tanta gente comincia a stufarsi dei suoi eccessi, non trova nel sistema politico alcuna figura che si opponga seriamente a questo modo di fare (tranne forse Di Pietro, ma anche su di lui sono stati sollevati molti dubbi, a torto o a ragione) e decide quindi di recidere lo storico cordone ombelicale col sistema dei partiti, basato su una delega in bianco ai propri leader, ricominciando a ragionare con la propria testa ed a prendere autonomamente le proprie decisioni: dove andarsi a cercare le informazioni, dove scambiare notizie ed opinioni con persone simili, come organizzare un'attività effettivamente contraria a questo finto democraticismo oligarchico.


- i primi anticorpi di vera democrazia

La rete in questo è stata fondamentale. Con la diffusione di internet sempre più persone hanno deciso di creare un proprio sito, dove mettere informazioni personali, elencare le proprie passioni, ma anche dove rendere disponibili agli altri le proprie competenze specifiche e dove trovare interlocutori altrettanto specializzati ed appassionati, che nella vita di tutti i giorni si faticano a trovare. Questo vale per il tempo libero, per gli hobbies, quanto per le informazioni, le notizie di tutti i generi.
Dopo un primo periodo di scarsa diffusione, in cui era popolata principalmente da nerd, la rete è diventata lentamente un luogo di pubblico dominio dove il singolo può diventare estremamente visibile anche con pochissimi mezzi. Dapprima i newsgroup ed in seguito i forum sono luoghi dove le opinioni si confrontano. Sui blog si espone il proprio pensiero. Il passaparola si eleva a sistema fino all'avvento dei social network.

In rete trovano ospitalità e successo personaggi che nel "mondo reale" vengono emarginati dal sistema di potere. Beppe Grillo col suo blog diventa un caso dirompente. Sulle sue pagine (ma anche sul proprio blog) trova visibilità Marco Travaglio. Molti altri giornalisti non allineati trovano nella rete il canale per comunicare con persone che desiderano disperatamente un altro modo di fare informazione. Chi riesce a trovare un blog interessante lo segnala ai suoi amici. Il tam-tam degli utenti non è mai stato così potente ed efficace. Internet rende estremamente facile la comunicazione ed amplifica gli effetti del pensiero indipendente.


- dal virtuale al reale, il cerchio si chiude

La combinazione di frustrazione verso i partiti politici e gli organi di informazione, la ricerca di qualcosa di alternativo in rete, finiscono per avere poi un ritorno nella vita "reale": Marco Travaglio trova gli interlocutori per fondare un nuovo quotidiano cartaceo, basandosi sulla consapevolezza di avere già su uno "zoccolo duro" di lettori che lo segue dal blog e che non vede l'ora di mettere le mani su di un giornale diverso dagli altri. Beppe Grillo lancia l'iniziativa delle liste civiche, sottolineando come la società civile debba mettersi in gioco in prima persona per liberarsi del sistema parassitario dei partiti politici. Grazie al suo appoggio ed alla risposta della rete si ottengono ottimi risultati alle elezioni amministrative ed europee. Ora sta lanciando un movimento per presentarsi alle prossime elezioni per le regioni.

Ultima in ordine di tempo, ma forse ancora più importante, la manifestazione del No Berlusconi Day. Stavolta non c'è una figura carismatica come Travaglio o Grillo che trascina la massa. Stavolta la massa si è mossa da sola, sbalordendo anche quei primi blogger che, all'indomani della sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, avevano pensato di lanciare un'iniziativa per richiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio. Aprire un gruppo su Facebook è una cosa che non costa niente, tant'è che se ne trovano tantissimi assolutamente futili, ma stavolta c'erano utenti interessati e motivati, tant'è che in poco tempo le adesioni su FB sono arrivate oltre quota 350mila.

Dalla rete alla strada il passo potrebbe essere più difficile del previsto: aderire online a qualcosa non costa niente, basta un clic, viceversa alzare il culo e andare a Roma a partecipare ad una manifestazione è già qualcosa di più concreto.
Certo, ancora non basta. Non può bastare: se il problema del nostro sistema pseudo-democratico è che la popolazione non usa abbastanza il cervello e non muove abbastanza il culo, non può bastare una manifestazione a cambiare le cose.
Però, intanto, si può prendere atto del fatto che non serve un partito per indire una manifestazione (con buona pace della signora Finocchiaro). Poi scopriremo quanta Italia si muove a fronte di quelle 350mila adesioni virtuali, e sarà una sfida interessante.
Poi, soprattutto, la rete di persone che si è organizzata per noleggiare pullman, montare palchi, gestire interventi, organizzare il servizio d'ordine e la comunicazione, dal 6 dicembre si troverà con molti più contatti rispetto a prima, con un precedente di autoorganizzazione e magari con il gusto e la voglia di continuare a farlo.


- dove andremo a finire?

Qualche giorno fa ho scritto sul mio profilo FB che "un nuovo barlume di speranza sta nascendo in me".
Forse sto caricando eccessivamente di significati questo evento. Però, con i miei trascorsi politici, la militanza giovanile in un partito dell'estrema sinistra, il sogno della rivoluzione democratica, la delusione e la frustrazione nel contatto quotidiano con la gente che non vuol sentire, non vuol vedere, non vuole pensare... dopo aver mollato tutto perché mi ero convinto che non ci fosse più speranza che la gente alzasse il capo ed accendesse il cervello, adesso comincio a vedere qualcosa muoversi.
Quando facevo il troskista il mio partito si batteva come un leone per cercare di raggiungere il tetto dei mille iscritti. Sono certo che oggi, fra quei 350mila che hanno cliccato "diventa fan" ce ne sono certamente più di mille che vorrebbero essere protagonisti di un cambiamento vero nella nostra società.
Qualcuno ha già cominciato a chiamarla "la rivoluzione viola", ricordando le rivoluzioni colorate di altri paesi.
Non so se sarà una rivoluzione, non so se riuscirà ad incidere a breve sul quadro politico italiano, anzi, penso proprio di no. Ma sono convinto che POTREBBE essere una rivoluzione nella testa di chi si è dato da fare per organizzare e diffondere l'iniziativa.
Io SPERO fortemente che dalle liste civiche di Beppe Grillo, dai lettori de Il Fatto Quotidiano, dal comitato promotore del No Berlusconi Day, cominci a fiorire una nuova consapevolezza democratica nella gente. Dei veri anticorpi democratici, per liberarci una volta per tutte del puzzo della monarchia, palese o occulta che sia.

Amen.

Anticorpi democratici - 2



- L'epoca dei movimenti (il'68, gli anni '70)

Salto qualche passaggio per non tediare troppo e quindi mi scuso per l'eccessiva sintesi di questo punto.
Il concetto è che negli anni '60 e '70 ci sono dei forti movimenti popolari, studenteschi, di lavoratori, che rivendicano istanze popolari e fanno pensare ad un avanzamento delle condizioni democratiche del paese, mediante la presa di coscienza delle classi più umili e l'affermazione delle loro rivendicazioni.
E' stata una fase eccezionale della nostra storia, le cui conquiste in parte rimangono ancora oggi, ma è altresì oggettivo che il potere politico ed economico ha fatto quadrato ed ha usato i sistemi più violenti e barbari per soggiogare lo spirito dei manifestanti. Coadiuvato in questo, secondo me, anche dai partiti di sinistra e dai sindacati, impegnati a tempo pieno ad imbrigliare i movimenti e cavalcarli, per fare il salto di qualità e passare anche loro a gestire la cosa pubblica.
So che molti non condivideranno questa mia posizione. Ripeto che sto schematizzando più di quanto vorrei, ma non posso mettermi a scrivere un libro: siamo su un blog (e pure poco frequentato!).
Sta di fatto che la "pace" torna nel paese e che molti militanti si rimettono buoni, blanditi dai partiti, mazziati dal potere o anche solo soddisfatti di quanto comunque erano riusciti ad ottenere. Gli anni successivi saranno sufficientemente quieti e sereni da far tornare molte coscienze nel torpore.


- La falsa democrazia disvelata

E' il momento in cui comincia a delinearsi un nuovo fenomeno di rampantismo politico, di spartizione, di malaffare nel gestire la cosa pubblica che esploderà solo alcuni anni dopo, in seguito alle inchieste del pool di "Mani Pulite". Ma che cosa stava succedendo concretamente? Che gli imprenditori foraggiavano la politica per trarne utili economici (sai che novità!), che i politici facevano favori agli amici (sai che novità!), che nei circoli del potere si scopava e si pippava (originali!). Insomma, semplicemente che la nuova casta, dopo un po' di tempo in cui si era assestata e ben insediata al suo posto, aveva moltiplicato i propri interessi corporativi e perso un po' di pudore nel farsi i fatti propri.
Anche il re dava incarici a chi voleva lui, ricevendo doni e facendone. Non si chiamava corruzione perché era così che funzionava il sistema. I politici hanno semplicemente imparato a fare da regnanti e si sono accoccolati comodamente sul trono.
"Mani pulite" scoperchia il vaso di Pandora. Si solleva l'indignazione popolare di tutti quegli onesti cittadini che davano per scontato che anche i potenti fossero onesti (poveri illusi!). Qualche nuova compagine politica ne approfitta per lanciare strali, fare bella figura e collezionare voti (Forza Italia e la Lega Nord, nella fattispecie).
Nasce la "seconda repubblica" che, oggi possiamo ben dirlo, nasceva già più marcia della prima. Tant'è che "la sinistra" di un tempo oggi non esiste più (trasformatasi in un ibrido Frankenstein ex-democristiano), che corruzione e mafia hanno scalato le istituzioni e siamo arrivati al punto in cui si fanno le leggi per fare gli sconti ai mafiosi che fanno rientrare capitali sporchi dall'estero e per annullare i processi per corruzione di qualche preminente politico.
Il re non aveva bisogno di tutto questo: al massimo faceva imprigionare o giustiziare qualche oppositore. Invece in "democrazia" per poter governare il paese da corruttori è necessaria una legge costituzionale che lo sancisca, con tanto di benedizione dell'opposizione di "sinistra".


- Il ruolo di Berlusconi

I vecchi leader democristiani agivano con una certa classe e discrezione nel gestire nepotismi, clientele, favoritismi. Con l'avvento del socialismo craxiano la faccia di bronzo è cresciuta a dismisura, ma ancora la gente era convinta che fossero singoli casi di politici corrotti. Ultimamente, però, gli scandali coinvolgono indistintamente destra e sinistra, rendendo impossibile per il cittadino onesto scegliere serenamente una delle due compagini politiche.
Di Pietro si è dato alla politica evidenziando questa situazione col nome del proprio partito - l'Italia dei Valori - ed ergendosi a paladino della legalità nel cuore del covo del nemico. Gli scandali imperversano, toccando personaggi a prima vista assolutamente integerrimi (vedi caso Marrazzo). Il mondo del giornalismo non ci fa una figura migliore, dimostrando continuamente di essere asservito ad interessi superiori.
Tutto questo è coronato dalla figura emblematica del "Cav": imprenditore votatosi alla politica in tempi molto sospetti, in odore di collusione con la mafia, accusato di tutta una serie di reati con un unico denominatore: i soldi. Versati ai partiti, nascosti all'estero, usati per corrompere testimoni e giudici, forse provenienti dalla criminalità organizzata.
Nonostante tutte queste ombre, il Cav ottiene ottimi risultati alle elezioni, stringe alleanze importanti con partiti che fino al giorno prima sbandieravano l'onestà e la correttezza come valori fondamentali, riesce ripetutamente a prendere le redini del paese.
Eppure qualcosa non quadra. Il suo modo eccessivo di sentirsi protagonista, idolo, capopopolo, la convinzione di potersi permettere tutto perché "eletto dal popolo" (e qui si torna ai commenti fuorionda di Fini, citati all'inizio del post precedente) lo portano a strafare. Berlusconi ci sta svelando tutti i limiti della democrazia italiana proprio perché è perfettamente convinto di poter fare quello che gli pare. Laddove i politici stranieri cercano di occultare maniacalmente ogni più lieve sbavatura del loro onore, lui ribalta il sistema di valori e si vanta di ciò che dovrebbe nascondere. Porta a galla tutto il marcio di un sistema finto-democratico, dove gli amici degli amici contano sempre più degli altri e dove si fanno favori, si specula e si tromba come una volta, quando c'era il re.

Anzi, è lui il re!


Nella prossima (ed ultima?) puntata: la fuga su internet, pensiero indipendente, il ritorno alla vita reale.

giovedì 3 dicembre 2009

Anticorpi democratici - 1

La rivoluzione francese

E' da molto tempo che queste idee mi frullano in testa, ma non ho mai trovato il tempo di trascriverle con un minimo di ordine e compiutezza.
Negli ultimi giorni questa esigenza si è fatta pressante, in vista della manifestazione del 5 dicembre: il "No Berlusconi Day".
Oggi, infine, leggo del dialogo fra Fini e Trifuoggi, un "fuorionda", a proposito di Berlusconi:

Trifuoggi: “È nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano”
Fini:“Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta....

(Il Fatto Quotidiano, 2/12/2009, pagina 3)

Questo scambio di battute ha fatto smuovere la "frana" dei miei pensieri, in parte perché anticipa le mie riflessioni ed in parte perché ne è involontaria conferma. Però il discorso è complesso e bisogna procedere per gradi.
Anzi, diciamo pure a puntate. Partiamo con la prima:

- Il potere nella storia

Senza voler fare il professore di storia, materia in cui sono scarsamente ferrato, penso però che si possa fare un breve riassunto delle forme di potere nella nostra civiltà europea/occidentale negli ultimi secoli in questi termini: prima erano i poteri assoluti, le monarchie, le dittature, gli imperi. Poi sono venute le prime carte costituzionali ancora in presenza del monarca. Infine si sono affermate le repubbliche (ma qualche re o regina ancora resiste).

Nei regimi assoluti, il monarca fa virtualmente quello che gli pare, cosa che di solito si è concretizzata in: estorcere ricchezze al popolo, fare favori agli amici suoi (parentame, nobiltà), trombare un sacco di cortigiane elargendo favori in cambio, far ammazzare chi gli stava antipatico, fare guerre, ecc...
La cerchia di coloro che godevano del potere del sovrano era piuttosto ristretta: cortigiani e nobiltà, con qualche eventuale appendice religiosa.

Con l'affermarsi della borghesia, il sistema si è dovuto allargare e dotare di qualche norma di autocontrollo, visto che se i borghesi si sentivano vessati aizzavano il popolo e ammazzavano i tiranni. In questo modo il re ha comunque continuato a scopare come un riccio, avere la sua cerchia di lecchini, elargire favori, ma anche l'alta borghesia (decisamente più numerosa rispetto alla nobiltà) ha avuto modo di accedere alle stanze del potere. E che cosa ne ha fatto? Be', quello che si fa col potere: si tromba un po', si fanno favori agli amici, ci si arricchisce.

Quando sparisce la figura del monarca, anche la nobiltà viene delegittimata e si deve riconvertire in alta borghesia (ma con la puzza al naso!). Venuta meno la parte più discrezionale del potere, si comincia a credere che il sistema costituzionale rispecchi finalmente l'ideale democratico. Ma non è ancora così! In una nazione con ampie sacche di miseria, con una scolarizzazione ancora tutta da inventare, senza servizi pubblici, di fatto le persone che hanno accesso alle sale del potere continuano a rimanere poche: ex nobili e ricchi borghesi. Di fatto una casta.
Però camuffata da democrazia! Il suffragio universale, addirittura anche alle donne (!), porta a credere che finalmente TUTTI possono dire la loro sull'amministrazione della cosa pubblica, attraverso i propri rappresentanti. Ma chi sono questi rappresentanti? Sempre e comunque esponenti della casta di cui sopra: gli unici in grado di manipolare ampie fasce di società civile per indurle ad andare a votare ed a votare loro in particolare.
Credo che l'unica variazione sostanziale in Italia sia stata l'entrata in parlamento dei comunisti, ma alla fin fine non è che Gramsci e compagnia fossero dei peones! Per poter discettare di politica a fine ottocento bisognava comunque avere un po' di quattrini di famiglia, sennò invece di studiare e politicare si andava a lavorare da bambini.

Che cosa voglio concludere con questo breve excursus pseudo-storico? Che in mezzo ad una massa di ignoranti, una cerchia ristretta di persone istruite e benestanti può amministrare il potere come se continuasse ad essere una casta sociale distinta e separata. Aumentano le sfumature rispetto alle vecchie monarchie, si allarga la composizione, ma non si può dire che sia vera democrazia quando i cafoni vanno comunque a votare per il signorotto locale.

Un po' come a Ceppaloni, per capirsi...

Nella prossima puntata: movimenti, terrorismo, il boom economico, il craxismo, Berlusconi... probabilmente ne serviranno un altro paio! Ma seguiteci con fiducia: c'è il lieto fine!!!

domenica 18 ottobre 2009

Chi si ricorda della strategia della tensione?



Facciamo innanzitutto il punto, perché fra una settimana questo post sarà già vecchio e vale la pena di essere chiari.

Nei giorni scorsi il signor Berlusconi ha preso un "uno-due" clamoroso: da un lato è stato condannato a risarcire De Benedetti per 750 milioni di euro, dall'altro è stata bocciata la legge che lo metteva al riparo dai processi fino a fine legislatura, il cosiddetto "Lodo Alfano".
La reazione di quel signore è stata scomposta e nel giro di pochi giorni è riuscito ad insultare le massime istituzioni e personaggi politici dell'opposizione, fare illazioni sull'attendibilità dei giudici promettendo rivelazioni clamorose e via dicendo.
Dai suoi giornali è già partito il linciaggio mediatico del giudice che l'ha condannato al risarcimento milionario (colpevole, pensate bene, di indossare calzini turchesi!!!), così come una campagna stampa volta a delegittimare la Corte Costituzionale, definita "organo politico".

E questa è la premessa.

Un paio di giorni fa, ascoltando un TG (non ricordo di quale rete), viene data la notizia di un commando di piromani che a Napoli ha incendiato tre autobus nel giro di poche ore. Ho fatto una ricerchina in rete e le notizie sono abbastanza confuse: chi parla di tre raid, chi dice "due autobus in fiamme", chi parla di taniche di benzina, chi di molotov. Una sola cosa torna sempre costante: l'ipotesi che i responsabili di questi atti siano dei disoccupati. Peccato che non esista una rivendicazione degli attentati e che quindi questa ipotetica "pista" sia solo, appunto, ipotetica.

Ma i media la lanciano e la rimpallano e quindi diventa "verità".
La conclusione è che a Napoli i disoccupati danno fuoco agli autobus.

Guardatevi questo video de La 7 e giudicate da soli se era il caso di lanciare accuse di questo tipo senza uno straccio di indizio in merito. E ricordiamoci che La 7 è notoriamente una emittente più pacata e seria rispetto alle altre testate nazionali!
http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=31911&cat=cronaca

Un'altra fonte che differisce nei dettagli ma non nell'accusa ai disoccupati organizzati
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Campania/Due-bus-dati-alle-fiamme-nel-centro-di-Napoli_3886057327.html

Morale della favola: i disoccupati organizzati sono diventati terroristi.
Tenetelo a mente, fra poco ci torniamo.


Stamani, facendo un giro sui soliti siti che seguo giornalmente, trovo un'altra inquietante notizia: minacce di morte per Berlusconi, Fini e Bossi. Una lettera minatoria inviata alla redazione de "Il Riformista" e firmata "Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente".
Pare che nei giorni scorsi altre analoghe missive fossero state recapitate alle redazioni de Il Foglio, Il Messaggero e Il fatto quotidiano. (curiosa scelta delle testate, fra l'altro... molto "tripartisan"!)
Leggo regolarmente "Il fatto quotidiano" e non mi sono accorto di notizie in merito. Forse hanno reputato che non fossero degne di attenzione o che non meritassero la grancassa mediatica che invece ha voluto dare "Il riformista".
http://www.ilriformista.it/stories/apcom/108882/

Andando ad approfondire il contenuto della missiva viene fuori che questi novelli brigatisti rossi chiedono le dimissioni (le dimissioni?!?!?!) di Berlusconi, Fini e Bossi e citano come fatto emblematico la sentenza della Consulta (?!?!?!). Un po' istituzionalisti, questi terroristi! Una volta si limitavano a sparare a quelli che non gli andavano a genio. Adesso invece chiedono le dimissioni confortati dalle sentenze dei massimi organi istituzionali... insomma, quello che fa Di Pietro!!!
Sarà mica un terrorista pure lui???


Ecco, questo è il secondo fatto degno di nota.
Vedremo nei prossimi giorni se ce ne saranno altri dello stesso tenore... perché io ormai me li aspetto.

Perché me li aspetto?
Perché tutto questo mi fa venire in mente qualcosa che è già successo in Italia, qualche anno fa: il terrorismo utilizzato come strumento per tacitare l'opinione pubblica, imbavagliare le opposizioni e rinforzare il governo, legittimandolo anche a mosse straordinarie di repressione che normalmente non sarebbero tollerate.

Si chiamava "strategia della tensione".
http://it.wikipedia.org/wiki/Strategia_della_tensione
Qualcuno metteva bombe, qualcuno sguinzagliava le forze dell'ordine, qualcuno finiva in galera o manganellato, ma non era quello che aveva messo le bombe. No, perché le bombe le avevano messe gli estremisti di destra fiancheggiati dai servizi segreti dello stato, mentre la repressione puntualmente partiva verso le sinistre, più o meno estreme. Il PCI in quell'occasione non poteva far altro che "prendere le distanze", ma decise di farlo verso i propri compagni anziché verso le istituzioni bombarole, giustificato in parte dal fatto che ancora non si sapeva con certezza che erano state le istituzioni a mettere le bombe.

Se avete voglia di fare un tuffo nel passato, leggetevi "La strage di stato", un libello agevole ed interessante, anche se incontestabilmente di parte.
Se volete fonti più imparziali, potete recuperare il solido volume "La notte della repubblica" di un rispettatissimo giornalista come Sergio Zavoli, oggi presidente della Commissione di vigilanza della RAI. Il libro ripercorre le tappe di un programma televisivo molto interessante curato dallo stesso Zavoli nel 1989. Pensate un po', Berlusconi non era ancora "sceso in campo" allora!
Se preferite qualcosa di più recente, andatevi a cercare le vecchie puntate di Blu Notte che parlano di terrorismo e stragi.


Eccoci dunque arrivati alle conclusioni: io vedo un Presidente del Consiglio in forte difficoltà, dopo gli scandali puttanistici, le sentenze contro di lui, l'imminente ripresa dei processi che lo riguardano. Io vedo fatti anomali che vengono immediatamente imputati a soggetti che, a mio avviso, sembrano difficilmente accostabili ai suddetti fatti (disoccupati incendiari??? brigatisti istituzionalisti che chiedono dimissioni???). Io vedo un battage mediatico che non si sforza minimamente di riflettere su quello che sta dicendo e propaga allarmismo inopinatamente.

Io mi aspetto di vedere a breve ministri che chiedono misure repressive, partiti di maggioranza che dicono all'opposizione di schierarsi "o con noi o con loro", partiti di opposizione che "prendono le distanze"... e la gente comune che non si sentirà più in diritto di protestare contro il governo per non passare per terrorista.
E' un film già visto!

Vedremo presto se ho ragione o meno. Spero tanto di sbagliarmi...

martedì 22 settembre 2009

Chi fa da sé...

Pochi giorni fa Berlusconi era da Vespa a Porta a Porta per parlare della consegna delle prime case ai terremotati di Onna. L'evento ha provocato una mole di polemiche sulle quali preferisco glissare perché le trovo veramente poco interessanti. Quello che più mi interessa, invece, è un commento di un mio amico che ironizzava sul fatto che il premier fosse andato ad una trasmissione "senza contraddittorio" a lamentarsi di "chi parla male di lui senza contraddittorio".

Ecco cosa mi interessa: una riflessione sul contraddittorio.

Partiamo dalle basi: il dizionario.
Il solito buon De Mauro recita:
1 agg., al pl., con valore rec., di fatti o parole che sono in contrasto fra loro: pareri contraddittori, avvenimenti contraddittori
2 agg., che presenta contraddizioni, incoerente, ambiguo: discorso c., carattere, comportamento c.
3 s.m., discussione pubblica fra due persone che sostengono opinioni contrarie, spec. durante dibattiti, processi e sim.

Il caso che ci riguarda è ovviamente il terzo, ma vedremo che alla fine si ricasca anche nei primi due.

Quindi chiediamoci: com'è che funzionano le esternazioni al giorno d'oggi in televisione?
Perché in effetti è dello specifico della televisione che stiamo parlando: nessuno si sognerebbe di pretendere un contraddittorio sulle pagine di un giornale o di un sito internet... al massimo esiste il diritto di rettifica... ma nessuno si aspetta che su "Il Giornale" accanto all'editoriale di Feltri compaia anche un contro-editoriale della Concita De Gregorio, o viceversa su L'Unità.

Torniamo alla televisione: che guardiate un telegiornale o un dibattito televisivo ormai la formula è chiara: si devono riportare le posizioni di "entrambe" le parti. Commento di (centro)sinistra, commento di (centro)destra (ometto intenzionalmente il "panino", che in questo contesto non mi interessa)

In ogni trasmissione di "dibattito" c'è sempre una netta divisione fra le poltrone degli ospiti, destra e sinistra, le fazioni si fronteggiano e, ovviamente, si parlano addosso ed inveiscono reciprocamente. Ormai non si vede più quale sia la differenza fra i due schieramenti. Ognuno muove da posizioni che sono agli antipodi rispetto all'interlocutore. Su qualsiasi argomento le interpretazioni sono predefinite e simmetriche. Al posto di questi programmi si potrebbe tranquillamente mettere una coppia di robottini che quando uno dice "bianco" l'altro risponde "nero" ed otterremmo lo stesso risultato.

E veniamo quindi al fantomatico "contraddittorio".
Quale oscuro valore aggiunto potrà mai apportare la presenza di un contraddittorio alla bontà delle argomentazioni degli interlocutori?
E' semplice, almeno in apparenza: se uno mente l'altro glielo può rinfacciare, se uno omette l'altro può integrare, se uno travisa l'altro lo può correggere. Ma il fatto reale è che non succede mai così! Entrambi mentono, entrambi omettono, entrambi travisano, ognuno per tirare l'acqua al suo mulino e fare "bella figura" davanti agli spettatori. Così si trasforma un dibattito in una gara di dialettica, in cui il vincitore non è quello con gli argomenti più forti ma quello che riesce a far fare la figura del cretino all'altro.
Si tratta inoltre di una struttura dialettica presa a prestito da un ambito che non dovrebbe avere niente a che fare con questi dibattiti: l'aula di tribunale. Nei processi l'imputato è assistito da un difensore che cerca di smontare le argomentazioni dell'accusa. In un mondo perfetto, il pubblico ministero ed il difensore perseguono entrambi la ricerca della verità, ciascuno con un diverso punto di vista: il primo tutela gli interessi della collettività, il secondo quelli dell'imputato. Entrambi dovrebbero essere paladini della giustizia che, per evitare errori giudiziari, si fronteggiano in aula solo per essere certi che ogni prova ed ogni testimonianza siano valutati compiutamente e da entrambi i punti di vista.

Non è quello che succede nei dibattiti televisivi!
Il dibattito televisivo non somiglia ad un processo in cui si ricerca la verità, ma ad un incontro di boxe dove si cerca di mettere al tappeto l'avversario, usando anche colpi proibiti se l'arbitro ce lo consente o è distratto.

E allora a che pro il "contraddittorio"?
Se si facessero delle semplici interviste, ciascuno direbbe la sua, il pubblico ascolterebbe le due campane (o magari anche più di due, perché no?) e poi giudicherebbe con la sua testa. Invece in questo modo si assiste passivamente ad un match e ci si limita al massimo, come i giudici del ring, a dare un voto ai due contendenti decidendo così "chi ha vinto" secondo ciascuno di noi. Una farsa!

E così il tanto blasonato "contraddittorio", che dovrebbe condurre alla Verità, finisce per contraddire se stesso, svolgendo il ruolo di arena in cui la verità muore, vittima degli ascolti.

giovedì 9 aprile 2009

Abbiamo bisogno di Radio Londra?

le radio di una volta
L'informazione in Italia fa pena. Se uno ancora non la pensa così, credo che sia impossibile riuscire a fargli constatare la realtà dei fatti; evidentemente vive in una realtà mentale parallela, in cui i parlamentari sono persone oneste, i giornalisti sono indipendenti e non esiste la criminalità organizzata.

Chi non ha spento il cervello dovrebbe invece, anche solo per amor di contraddittorio, ascoltare Marco Travaglio e Beppe Grillo. Ascoltare. Non bere. Ascoltare, riflettere, valutare. Le informazioni che danno Travaglio e Grillo sull'asservimento dell'informazione al potere politico-economico (più economico che politico) italiano sono angoscianti.
Io ho visto Grillo in TV dalla D'Amico a Exit. Non mi importa niente della polemica "contraddittorio sì-contraddittorio no". Non mi importa niente della suscettibilità degli ospiti che si sono sentiti sminuiti dal fatto che Grillo non ha voluto ascoltare le loro... le loro... argomentazioni, diciamo così. Invece mi fa incazzare come una biscia quello che giustamente Grillo denuncia il giorno dopo sul suo blog:

"..."le persone citate" che non ha neppure il coraggio di citare. Tutti i media hanno parlato della fuga di Grillo (...) Nessuno ha riportato i nomi delle "persone citate". Gli innominabili. La Repubblica di ieri, in un trafiletto, ha scritto di un violentissimo attacco di Grillo. Senza specificare contro chi, perché, con riferimento a quali fatti. Nel programma ho nominato i campioni dell'economia italiana. I Manager Wanted. Colaninno, Geronzi, Ligresti, Scaroni."

Gli stessi personaggi illustri che così spesso sentiamo nominare a Report. Quelli per cui si fanno leggi salva-bancarottieri o si applicano modifiche ai piani regolatori per sanare gli abusi dei palazzinari.

E chi diffonde queste notizie in Italia?
Report di Milena Gabanelli
Riccardo Iacona
Marco Travaglio (sul suo blog e in AnnoZero)
Beppe Grillo

Punto.

Marco Travaglio fa eco a Grillo dal suo blog quando parla della genesi di Forza Italia. Siamo ancora nel 1993, Berlusconi non è ancora stato due volte Presidente del Consiglio, non ha ancora fatto tutte le leggi che sappiamo...

"...in una conferenza stampa in quei giorni a Torino, al Lingotto, io gli chiesi se era vero che Craxi avesse partecipato a queste riunioni e lui, invece di rispondermi, mi disse "si vergogni di farmi questa domanda". Era una conferenza stampa: in un altro paese immagino che tutti i giornalisti avrebbero rifatto la stessa domanda fino a ottenere la risposta, invece i colleghi, che sono quelli che fanno parte del codazzo, che sono ormai quasi di famiglia per lui, mi guardarono come dire: "ce lo disturbi, così ci rimane male, ci rimane storto per tutta la giornata". Io mi ritirai in buon ordine, non conoscendo queste usanze altamente democratiche."

Chi è che in Italia ci parla di collusione fra Forza Italia e criminalità organizzata? Chi è che denuncia i problemi di una finanza che truffa i cittadini? Chi è che racconta la tragedia dei "derivati" che metteranno in ginocchio l'amministrazione pubblica italiana? Chi è che racconta il mondo dei precari? Chi parla della ricerca che scappa all'estero?
Sono sempre loro.
Finché durano sono loro.

Oggi fa scalpore l'ennesima gaffe di Berlusconi a proposito dei terremotati "in campeggio per il fine settimana". Mi sono ascoltato il testo integrale e, sinceramente, non è quella gran gaffe che sostengono i quotidiani di tutto il mondo... ah, già, perché è all'estero che questa notizia ha fatto scalpore, mica in Italia!
Guardate qua:
http://chediconodinoi.blogspot.com/2009/04/berlusconi-le-vittime-del-terremoto.html
Telegraph, El Pais, Le Figaro, Spiegel, El Mundo, ABC.es... riportano una notizia che in Italia non c'è. Semplicemente non c'è. Neanche sui giornali dell'opposizione! Se ne parla solo su Google News, giustamente a proposito della polemica internazionale. Non è che la notizia in sé ci interessi, no. Ci interessa solo che dall'estero ci danno addosso e se qualcuno si pronuncia, è per insorgere strenuo in difesa del premier, vedi Messaggero e fonti ufficiali dello Stato.

E qui torniamo alla domanda del titolo.
Durante la seconda guerra mondiale l'Italia era governata da Benito Mussolini. Non voglio fare paragoni. E' un semplice dato di fatto. I media erano controllati dalla propaganda di regime, quella a cui fa il verso tanto bene Corrado Guzzanti con i suoi Fascisti su Marte. Se un italiano voleva sentire una campana diversa doveva sintonizzarsi nottetempo, di nascosto ovviamente, sulle frequenze di Radio Londra che trasmetteva informazioni in italiano sulla situazione internazionale. Ci pensava l'estero a dare agli italiani un po' di informazione non controllata dal potere italiano.
Avevano i loro interessi, ovviamente. L'Inghilterra era in guerra con l'Italia fascista e questo era un ottimo mezzo per combattere il fascismo fomentando l'opposizione al regime e la Resistenza dei partigiani. Nessuno fa niente per niente. Ma dal mio punto di vista facevano bene.

Abbiamo di nuovo bisogno di questo?
Dobbiamo di nuovo rincorrere la stampa estera per capire che cosa succede in Italia?
Da 15 anni Internazionale fa proprio questo: ci offre in italiano estratti dalla stampa estera, su argomenti di attualità e sull'Italia.
E lo fa ancora, stando in Italia.

E poi c'è la rete. Ci sono i blog, ci sono le piccole realtà di informazione parallela, spesso gestite da privati in prima persona ma che in molti casi sono fondamentali per far girare le notizie. Cercate su un motore di ricerca la chiave "berlusconi camping" e vedrete che in Italia la notizia ha circolato soprattutto sui siti privati.

Insomma, la risposta alla mia domanda, per ora, è "forse no". Abbiamo ancora una rete televisiva (UNA SOLA!!!) che ospita tre programmi, anzi due e mezzo (va bene Travaglio, ma Santoro non lo reggo proprio, scusatemi) molto importanti, ed abbiamo Internet su cui Travaglio, Grillo e molti altri possono ancora esprimersi... almeno finché la legge bavaglio sulle "pubblicazioni online" non verrà redatta opportunamente e poi approvata, magari senza neanche troppo clamore dell'opposizione, che in questo caso ha già dato adito a fortissime preoccupazioni.

Personalmente cerco di non perdere neanche una puntata di Report e mi sono iscritto, via RSS, ai blog di Travaglio e Grillo.
E sul mio blogghettino sfigato provo a fare un po' di ping-pong...

... e vi rimbalzo anche questa vignetta, del mio amico Fabio Lai, perché penso proprio che meriti!
Macerie

mercoledì 22 ottobre 2008

Preveggenza fai-da-te


E’ facile sfornare profezie che poi si avverano: basta godere di un buon credito.

La Pizia
Dice la televisione: gli analisti affermano che ci sarà recessione, i prezzi delle case caleranno per i prossimi 10 anni, i prezzi delle materie prime caleranno perché le aziende sono in crisi e non possono comprare, evvia evvia…

La gente ascolta la televisione ed ha una fiducia cieca quanto ignorante nella veridicità delle opinioni degli “analisti” che non si sa mai chi siano e perché dicano quello che dicono (non è che magari lo fanno per interesse?). Sentendo la ferale novella i proprietari di case che avevano una mezza idea di vendere si affrettano a farlo prima che i prezzi crollino. Analogamente chi ha messo i suoi risparmi in azioni si spaventa e corre a riprendersi i suoi soldi prima di perderli tutti.
Curiosamente nel mercato c’è un meccanismo per cui, se tutti vendono, i prezzi calano. L’offerta supera la domanda e, se si vuole davvero vendere, bisogna offrire prezzi più concorrenziali. E giù che i prezzi calano e si avvera la profezia dei prezzi che calano.
Le aziende quotate in borsa, analogamente, vedono crollare il valore delle loro azioni perché i piccoli risparmiatori stanno abbandonando la nave che “affonda” (così gli han detto). E più crolla il valore e più gli stolti vendono e più il prezzo crolla ulteriormente.
[Poi arriva un furbo che rastrella e fa il colpaccio, ma questa è un’altra storia...]
Così le aziende vanno in crisi davvero, poi fanno fatica a comprare le materie prime, i cui prezzi cominciano a calare. Un altro colpo a segno per i vati della finanza!

Mi ricordo una vecchia storia di Paperon de’ Paperoni (ancora lui!) che aveva un po’ di azioni di una certa azienda. Avendo voglia di prendersela tutta, l’azienda, Paperone usa questo semplice stratagemma: vende in un colpo solo tutte le sue azioni. Il mercato (pieno di volponi!), vedendo PdP che vende e fidandosi della sua competenza, si affretta a seguirne l’esempio: tutti vendono ed il prezzo crolla. All’ultimo momento PdP fa la mossa inversa: compra tutto. Il prezzo è ridicolo, i venditori sono terrorizzati, PdP rastrella tutto e fa sua l’azienda con un discreto risparmio. Ovviamente a quel punto il valore delle azioni schizza su ed il buon PdP dimostra per l’ennesima volta di sapere come si fanno i soldi...

Anche nel film "Una poltrona per due" gli sfigati Eddie Murphy e Dan Aykroyd usano lo stesso stratagemma per fregare i due ricconi che li avevano raggirati. Il film è del 1983.


Ora...
...stabilito che su questi giochetti ci si raccontano storielle nei fumetti ed al cinema da almeno 25 anni, è mai possibile che siamo ancora così gonzi da cascarci?
Certo che lo siamo!

Ma mica solo sulla borsa ed i risparmi, per carità!
Pare che ultimamente il jackpot del Superenalotto sia a livelli record.
Lo dicono la televisione ed i giornali. Tutti i giorni. Più volte al giorno. E le giocate aumentano! Per forza... vuoi perdere un’occasione come questa? Oggi si possono vincere 100 milioni di euro!

Sì, ho capito, ma quando se ne potevano vincere “solo” 50, faceva schifo? O 25? Che poi, che cosa ci fai con - anche "solo" - 25 milioni di euro? Io con un paio mi sistemerei a vita. Se ne avessi di più non saprei nemmeno come spenderli!
[E poi, siamo davvero sicuri che quei soldi arrivano? Non è che ci rifilano in cambio la proprietà di una bella montagna sulla Sila? Io la faccia di uno che ha vinto al Superenalotto non l’ho mai vista. Ma esisteranno davvero? Ma dopotutto anche questa è un’altra storia...]

Torniamo alle giocate, che crescono in modo vertiginoso. Il Codacons è preoccupato e propone terapie deliranti per arginare la situazione perché c’è gente che si sta rovinando (vuol far sequestrare il montepremi dalla Procura della Repubblica di Roma! E poi che fine fa? Va a finire alle Poste ad ingrassare i conti correnti dei tribunali come i soldi sequestrati alla mafia ed a tangentopoli?!?!).

Perché invece non ci preoccupiamo del fatto che la “febbre del gioco” viene fomentata quotidianamente da tutti i mass media? Chi è che tutti i giorni, più volte al giorno, continua a strillarci nelle orecchie che c’è un jackpot miliardario? E che tutti giocano per non perdere l'occasione?
E’ un’altra profezia autoavverantesi: più strilli che la gente gioca e più la gente giocherà.

Ma quello che mi chiedo soprattutto è PERCHE’ si sta facendo questa campagna stampa? Chi è che dà incarico ai giornalisti di pompare (perché di pompaggio si tratta) la notizia delle giocate al Superenalotto? Chi è che si prende i soldi se tanta gente gioca e non vince?

Pare che Sisal gestisca il Superenalotto per conto dello Stato.
Non è che si vuole pareggiare il buco delle banche e dei mercati con gli introiti della lotteria?

[In sottofondo, sfumando sui titoli di coda:
- Che poi, alla fine, son sempre soldi nostri, come quelli delle tasse!!!
- Ma almeno, stavolta, sono spesi volontariamente...
- Sì, se si può parlare di libera volontà quando un popolo di pecoroni va dietro a delle notizie pilotate ad arte...
- Eh, ma non ti sta mai bene niente!!!]

lunedì 20 ottobre 2008

Il mostro sbagliato

Leggendo Paolo Attivissimo che parla di Facebook sono finito su questo articolo del Corriere della Sera:

"Si definisce «single» su Facebook,
il marito la uccide con una mannaia"


La faccio breve: non sopporto i giornalisti che prendono una notizia, ne cercano gli aspetti più trendy e la rigirano come un calzino per ottenere un articolo "al passo coi tempi" che ha poco a che vedere con la notizia iniziale.

Leggetevi il testo dell'articolo.
Si comincia ripetendo il concetto del titolo (quindi questa volta non posso accusare il titolista, come faccio di solito):
"Ha ucciso la moglie Emma con una mannaia da cucina perché la donna aveva dichiarato su Facebook di essere single..."

Poi però leggendo il resto si scopre come stanno davvero i fatti: una coppia separata, un marito persecutore, uno sfogo di rabbia con assunzione di alcool e droghe, una donna uccisa.
Che c'entra internet ed in particolare FaceBook che in questi giorni è sulla bocca di tutti? Poco, se non niente: l'ira del marito sarebbe esplosa quando ha visto che la ex moglie su FaceBook aveva indicato di essere "single". Un pretesto qualsiasi, insomma.

A parte il monito sullo stare attenti a mettere i fatti propri in mostra su internet, cosa che su FaceBook tutti fanno in maniera a volte incosciente...
A parte il fatto che comunque per vedere il suo profilo l'ex marito doveva figurare fra gli "amici", cosa alquanto stravagante, vista la situazione...
A parte tutto, il fatto è che una scintilla non è un rogo! Se l'ex marito fosse esploso perché un vicino gli aveva detto "ho visto tua moglie con un altro" sarebbe cambiato qualcosa? No!
Il delitto è stato causato dalla gelosia di un uomo instabile che era stato già allontanato (non abbastanza, evidentemente) dalla vittima.
Eppure Faceook, ossia la moda del momento, viene evidenziato e ripetuto nel titolo e nella prima riga dell'articolo come se fosse il vero motivo di interesse della notizia stessa.

Lasciamo perdere il sensazionalismo, sennò questa, invece che una notizia di nera per un delitto di gelosia, diventa una notizia di gossip scabroso sull'ultimo grido del social networking!
Cosa ci interessa di più: la vita delle persone o l'ultimo giocattolo che abbiamo scoperto in rete?

La mia banca è uguale alle altre

Ma chi l'ha detto che il compito delle banche è di sostenere l'economia???

Zio Paperone
Il compito delle banche è di fare soldi.
Prestare soldi per ottenere indietro una cifra maggiore.
Farsi dare i soldi dai risparmiatori per investirli e fare la cresta sul rendimento di questi investimenti.
Acquisire ed amministrare beni (mobili o immobili) che aumentino nel tempo il loro valore.
Scaricare su altri le proprie perdite.
Niente etica, solo profitto. L'unico metro di giudizio è il denaro.

Lo scopo delle banche (che poi è lo scopo intrinseco del capitalismo) è di succhiare TUTTI i soldi DI TUTTI e così dominare la società.
In realtà già la dominano, visto che, quando fanno qualche cazzata e si mettono nei guai, ci pensa "la collettività" a tappare le falle e risanare le perdite. Se le banche vanno in crisi ci pensano i governi ad intervenire per calmierare la situazione.
Ma con che soldi agiscono i governi?
Mica quelli delle banche: è proprio per difenderli che scendono in campo i governi. E nemmeno quelli dei banchieri: i loro beni privati stanno molto al sicuro, ci mancherebbe!
No, si usano i soldi dello stato, cioè dei cittadini, cioè di coloro che già normalmente non contano niente.
E con che intenti agiscono i governi?
Mica di scalzare i banchieri approfittatori dalle loro poltrone e sostituirli con degli amministratori onesti e corretti. Per carità!
No, usano i soldi dei cittadini per tappare i buchi dei banchieri senza prendergli una lira e mantenendoli al loro posto, permettendo loro in questo modo di creare altri buchi.

Una volta, quando ero giovane, il criterio del conto corrente era: "Io metto i miei soldi in banca, invece che sotto al mattone, perché la banca è golosa di soldi (da reimpiegare in vari modi) ed infatti mi ci paga sopra degli interessi". Era il cittadino che faceva il prestito alla banca per ottenerne un utile.
Ora funziona al contrario: il conto corrente è un "servizio", perché ci consente di avere l'accredito dello stipendio senza andare di persona a versare l'assegno (cioè, comunque, versare i nostri soldi in banca), ci consente di fare bonifici (a pagamento), di avere bancomat e carta di credito (a pagamento). E di conseguenza, è a pagamento anche lo stesso conto, visto che è un servizio che ci viene offerto e non un favore che noi facciamo a loro. Ed i tassi di interesse del conto corrente ormai sono a zero o a livelli assolutamente ridicoli che non riescono nemmeno a ripagare i costi di gestione del conto stesso (e sennò che senso ha far pagare dei costi, se poi con gli interessi si ripagano da soli?!?!?)

Ma se tutti i risparmiatori togliessero i soldi dai conti correnti, dalle azioni, dalle obbligazioni non statali, che cosa succederebbe? Che tutto il castello costruito dalle banche sui nostri soldi crollerebbe miseramente.
Verrebbe voglia di farlo!
Una anteprima la possiamo vedere nei periodi di crisi come in questi giorni, in cui i risparmiatori si spaventano e cominciano a scappare come topi dalle varie navi che si teme possano affondare. Ci si rifugia nei BOT o nei "pronti contro termine" perché non ci si fida più nemmeno delle obbligazioni delle banche (la cui scadenza annuale o biennale è troppo lunga rispetto alle paure di crack finanziari e fallimenti degli istituti di credito).


La fregatura è che le banche sono talmente importanti che, se crollano loro, poi crolla tutto il sistema!
Lo stato non può andare avanti senza le coperture delle banche. L'industria men che meno. Quindi ci ritroveremmo di punto in bianco tutti a culo scoperto.
Senza contare il fatto che comunque le banche non sono capaci di restituirci indietro i nostri soldi, perché li hanno già riutilizzati da qualche altra parte. Se tutti noi svuotassimo i conti, solo i primi riuscirebbero ad avere i loro soldi. Gli altri resterebbero a secco insieme alle banche.

E’ un confronto impari fa uno sciame di topolini ed un branco di elefanti: i topolini possono anche spaventare qualche elefante, ma se il branco si imbizzarrisce e comincia a correre, i topi fanno... la fine del topo!


Mentre sto qui che mi macero nell’ansia per il futuro, vi consiglio una lettura interessante: "Q" di Luther Blissett, un romanzo che non tratta di analisi economico-finanziarie ma che parla del ruolo dei poveri, del popolo, nel corso di una stagione eccezionale che comincia con la riforma protestante e finisce qualche decennio più tardi (siamo nella prima metà del 1500).
Il protagonista è un miserabile come tanti, che ha la fortuna e la sfortuna di sopravvivere sempre a tutti i fatti cruenti in cui si trova inesorabilmente calamitato (dalla volontà degli autori di ficcarlo in tutti i focolai di rivolta che si sono manifestati in Europa in quegli anni).
E' uno splendido romanzo, bello da leggere e molto edificante. Parla anche delle banche nel loro periodo di giovinezza, quando cominciavano a finanziare i re che volevano andare in guerra e quindi riuscivano a comandarli a bacchetta minacciando di revocare i prestiti. I re, dal canto loro, ogni tanto imprigionavano e giustiziavano qualche banchiere, tanto per non dovergli più restituire i soldi che gli dovevano, ma la cosa non giovava alla reciproca fiducia con gli altri banchieri.

Sono più di 500 anni che ci facciamo prendere per il naso (e per il collo) dai banchieri.
Non sarebbe bello smetterla?



Nota a posteriori: avevo scritto questo intervento alcuni giorni fa, poi ho fatto il pigro e non l’ho postato. Ieri sera ho guardato Rai3 ed ho ascoltato dalla voce di Luciana Littizzetto e dei giornalisti di Report tutto quello che ho scritto e molto di più, a parte il consiglio di lettura. Vabbè, non è che mi posso mettere in competizione con i professionisti! :-)
Il concetto principale esposto da Lucianina è: “Lo stato siamo noi. Se lo stato aiuta le banche con i propri soldi, vuol dire che NOI diamo alle banche i NOSTRI soldi per permettere alle banche di continuare a prenderci per il collo.” Più chiaro di così…
La puntata di Report, invece, per chi non l’avesse vista o volesse rivederla, la trovate qui: testo e video.

mercoledì 8 ottobre 2008

Spero di invecchiare bene


Dire una frase che, presa letteralmente, suona esagerata o pretestuosa, se non decisamente falsa, ma che funziona, fa effetto, cattura l’immaginazione e l’immedesimazione e quindi farla diventare uno slogan, un manifesto.


Ultimamente ho “scoperto” gli Who.
Dice: “Bella scoperta! Sono quarant’anni che vanno in giro e te ne accorgi solo adesso?”
Ebbene si. Sono arrivato in ritardo, come sono arrivato in ritardo nello scoprire tanti altri musicisti che avevano già una carriera alle spalle quando io ero ancora in fasce. Ora è il turno degli Who.
Qualche giorno prima è toccato a Stefano Rosso (del quale però non sono altrettanto entusiasta).

Ma torniamo agli Who.

Gli Who degli inizi
Un brano che mi ha colpito moltissimo è “My generation”.

Il primo LP
Mi piace un sacco. Sia per la musica che per l’idea (che per me è geniale ed originalissima) del cantato balbuziente (m-m-my g-g-generation). Non riesco ad immaginare come abbiano avuto un’idea così strampalata, ma funziona benissimo! Non solo: si integra perfettamente con l’immagine che mi sono fatto dell’immaginario protagonista di questo brano, giovane, ribelle, insicuro, frustrato.

Jimmy
La canzone compare anche nel film “Quadrophenia” ed è il posto ideale dove inserire un brano del genere: adolescenti in crisi che trovano sfogo nelle droghe e nelle risse.
Non voglio mettermi a fare il moralista. Non ho idea di come si vivesse in Inghilterra negli anni sessanta. Non posso giudicare quanto “sia necessario” o “possa bastare” per voler scappare dalla realtà e nascondersi in un mondo fittizio di legami sociali simbolizzati da abiti, musica e motocicli. So solo che, personalmente, ho una gran paura delle droghe e di tutto ciò che può dare dipendenza e sono anche irrimediabilmente negato per il confronto fisico (nel senso che se faccio a botte le prendo di sicuro!). E so che da giovani si dicono e si fanno un sacco di cazzate!

Ma siccome la mia fissa principale riguarda il linguaggio ed i significati, sono andato a leggermi con cura il testo della canzone:

“People try to put us down / Just because we get around
Things they do look awful cold / I hope I die before I get old

Why don't you all just fade away / And don't try to dig what we all say
I'm not trying to cause a big sensation / I'm just talkin' 'bout my generation”


Propongo una mia traduzione, sperando che non sia troppo lontana dalla realtà. Il mio unico intento è di tradurre il significato: non sono certo in grado di farne una traduzione “artistica” o anche solo accattivante.

La gente cerca di mortificarci / Solo perché siamo dei vagabondi
Si comportano in modo terribilmente freddo / Spero di morire prima di invecchiare

Perché non sparite tutti? / Non potete riuscire a capire ciò che diciamo.
Non sto cercando di suscitare un grande scalpore / Sto solo parlando della mia generazione.


E’ evidente che si parla di incomunicabilità generazionale. La “gente” corrisponde al mondo degli adulti, incapace di comprendere l’inquietudine dei ragazzi e che quindi cerca di mettere a tacere il loro disagio con atti “freddi”. L’estremo rifiuto di quel mondo adulto è sintetizzato nella frase, divenuta famosa, “spero di morire prima di invecchiare” che, cambiando prospettiva, potremmo anche tradurre con “spero di morire prima di crescere”. [Assomiglia un po’ al mio “sono convinto di morire prima dei 30 anni” di qualche decennio fa. Oggi non mi dispiace che non sia andata così!]

La cosa un po’ inquietante di tutto questo, però, è come un testo così scarno, intransigente, estremo, possa conquistare l’ascoltatore senza fornire riferimenti concreti. Non sappiamo quali siano i problemi di questi ragazzi, quali angherie abbiano dovuto sopportare, quali reazioni abbiano messo in atto. Lo possiamo capire dal film, in cui vediamo il contesto, il disagio, le mode, la rabbia. Lo possiamo intuire dalle esibizioni dal vivo della band, in cui spaccavano tutto alla fine del brano. Ma nel solo testo della canzone tutto questo non c’è, e quindi ognuno può metterci quello che vuole, quello che sente più vivo e vero: il proprio disagio nel contenitore costruito da altri.
Un ragazzo vittima di violenze da parte dei genitori può identificarsi in un testo del genere esattamente come uno che si è visto negare l’acquisto della terza playstation. E’ un mondo interiore che dà significato alle parole e quando si è adolescenti non si percepisce molto il senso della misura: i nostri drammi sono i più grandi, se qualcuno non ci ha insegnato a guardarci intorno ed a metterci nei panni altrui.

Gli Who di "My generation" erano in quattro.
Keith Moon (batteria) è morto a 32 anni per una overdose di farmaci. John Entwistle (basso) è arrivato solo ai 40 per problemi di cuore (aiutati da un pizzico di cocaina).
...before I get old...
Pete Townshend (chitarra) e Roger Daltrey (voce) sono ancora vivi. Nel frattempo sono cresciuti e sono anche invecchiati. Immagino che anche loro, come me, guardino con una certa indulgenza a certe prese di posizione categoriche ed intransigenti della loro gioventù.


Io intanto continuo ad ascoltarmi “My generation” godendo di ogni b-b-b-balbettio del cantante, ma non smetto di pensare a quanto sia relativo il senso di ciò che diciamo e pensiamo. Specialmente quando siamo adolescenti, abbiamo poca esperienza, cominciamo a “fare a pugni” col mondo adulto sentendocene ancora estranei ed una frase ad effetto può servire a catalizzare tutta la nostra rabbia, il nostro senso di inadeguatezza, la nostra paura.
L’augurio che faccio a tutti gli esseri umani che affrontano questo tipo di problemi è di riuscire a farlo senza fuggire dalla realtà ingoiando pasticche, perché non credo che lasciarci le penne possa essere considerato un buon risultato. Eppure gli esempi, famosi, affascinanti, non mancano: oltre allo stesso Keith Moon, penso per esempio ad Andrea Pazienza, a Kurt Cobain e ad un fantomatico Jim Morrison di cui mi colpì particolarmente una frase riportata su un muro della stazione:

"Quando morirò andrò in paradiso, perchè l'inferno l'ho già vissuto quaggiù."

Non conosco la biografia di Jim Morrison, ma su due piedi mi viene difficile pensare che lui abbia realmente vissuto l’inferno in terra. Anzi, dal mio punto di vista di scialbo quarantenne un po' pelato, penso che lui a quel tempo aveva tutto: la gioventù, il successo, le donne, la libertà di fare il casino che gli pareva. Ma anche questi, ovviamente, sono punti di vista.
Non ho dubbi sul fatto che un adolescente, magari un liceale con lo zaino con i-pod integrato, il taglio fresco di parrucchiere ed i pantaloni a vita bassa (ma vanno di moda anche quest’anno?), possa identificarsi con una affermazione del genere. L’inferno può avere tanti volti, e solo noi sappiamo quanto grandi siano i nostri dolori. Fa parte dell’adolescenza vivere intensamente e forse anche in modo traumatico qualsiasi cosa, anche la più piccola. Non c’è da sorprendersi quindi che questa frase spopoli in rete, su forum, siti e blog (tutta gente che non solo ha un tetto sopra la testa, ma anche telefonini con cui fotografarsi, un computer ed una linea adsl per navigare ed un sacco di amici su myspace e facebook).

Quello che mi stupisce invece è che non sono riuscito a trovare l’originale in inglese, nonostante mi sia impegnato a fondo nella ricerca. Ormai mi conoscete: volevo trovare l’originale, perché nella traduzione poteva essere stato travisato lo spirito iniziale. Ma non ho trovato niente...

Non sarà mica una frase fasulla, attribuita a Morrison solo per dargli più peso?
(tipo quella delle api messa in bocca ad Einstein...)