Visualizzazione post con etichetta dizionari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dizionari. Mostra tutti i post

martedì 19 gennaio 2010

Che cos'è il Popolo Viola?

Giovedì 14/1/10 ho partecipato alla riunione del Popolo Viola di Firenze che si è tenuta all'SMS Andrea del Sarto. Ho seguito con molta attenzione la prima fase del dibattito, in cui si discuteva di temi più generali, ed ho rimuginato per tutto il tempo alcune osservazioni che volevo condividere, ma che faticavo a riordinare mentalmente. Ho pensato allora di scriverle e di postarle qui.

La cosa fondamentale che penso si debba chiarire è: chi siamo?
Che cos'è il Popolo Viola di Firenze? Ma prima ancora: che cos'è il Popolo Viola?

Il Popolo Viola è un MOVIMENTO: una moltitudine magmatica e variegata di persone che si sono riconosciute il 5 dicembre 2009 in una parola d'ordine collettiva, per rivendicare la quale si sono mobilitate.
La parola d'ordine era semplicissima: "Berlusconi, dimettiti! Berlusconi, fatti processare!"
Se vogliamo, da questo concetto ne possiamo derivare molti altri (rivendicazione della legalità, difesa della costituzione, no alla mafia nello stato, no alla politica corrotta, difesa della magistratura, ecc.) ma prima di cominciare a dettagliare e specializzare, col rischio di dividere e confondere, io penso che si debba fermarsi un attimo qui, sulla parola d'ordine iniziale che ha saputo mobilitare "90000" persone che hanno fatto una meravigliosa manifestazione a Roma. Così meravigliosa che sembravano un milione!

Nello slogan "Berlusconi, dimettiti! Berlusconi, fatti processare!" ci si possono riconoscere tantissime persone, anche estremamente diverse fra di loro.
In piazza ho visto tanti militanti dei partiti post-comunisti italiani, ma c'erano anche militanti dell'IDV, c'erano sicuramente molti moderati. Forse in piazza non c'erano, ma sono convinto che anche molte persone di destra si riconoscano in questa frase: tutte quelle persone che pensano che i meriti debbano essere premiati e che i delinquenti debbano essere puniti. Sono sicuro che esistano!
E' un concetto sicuramente trasversale rispetto agli orientamenti religiosi: un ateo, un agnostico, un cattolico, un musulmano. che cosa dovrebbe fare distinzione, quando si sta parlando di lasciare che un pluri-inquisito sia processato e che non si nasconda in parlamento, al governo, a farsi le leggi su misura per scampare il carcere? Niente, io credo.

Quindi io vedo il Popolo Viola come un nutrito gruppo di persone di tutte le età, di tutte le religioni, di tutti i sessi, di tutte le professioni, accomunate dal desiderio di vedere Berlusconi in tribunale a rispondere di ciò che gli viene contestato.

Sono convinto che queste persone siano qualche milione, in Italia. Un milioncino, più o meno, l'abbiamo visto manifestare a Roma, ma di sicuro per ogni persona che ha trovato il tempo e la possibilità di partecipare alla manifestazione, ce ne saranno almeno tre o quattro che non hanno avuto modo di farlo.
Viceversa, ogni 40, 50, 100 persone che sfilavano nel corteo ce n'erano due o tre che si erano prese la briga di preparare la manifestazione: scrivere, stampare e distribuire volantini, edificare chioschi, noleggiare pullman, diffondere la notizia.
All'indomani del 5/12, è su queste persone che io ho riposto le mie speranze, convinto che non avrebbero mollato dopo aver visto il successo della manifestazione. Ero sicuro che i promotori e gli organizzatori, a tutti i livelli, dalla capitale fino al più sperduto paesino di periferia, avrebbero avuto voglia di continuare, di mantenere i contatti, di darsi da fare per non fermarsi lì. Ed infatti sta proprio succedendo così: c'è stato un incontro nazionale a Napoli, si stanno promuovendo sit-in in tutta Italia in difesa della costituzione, si stanno consolidando localmente dei gruppi di persone che prima del 5/12 neanche si conoscevano ma che adesso hanno voglia di collaborare per realizzare insieme qualcosa di concreto.

Allora la risposta alla domanda iniziale è: il Popolo Viola è una creatura sociale a densità non uniforme.
. E' composta da un piccolo popolo di volonterosi che si è dato da fare per organizzare la manifestazione del 5/12 e che continua a restare in stato di agitazione.
. Poi è composta da un milione di persone circa che sono disposte a sacrificare una domenica del loro tempo e qualche decina di euro dei loro soldi per sfilare pubblicamente e gridare ad alta voce: "noi ci siamo, non ci siamo bevuti le falsità che ci propinate ogni giorno da giornali e TV e non staremo inerti a guardarvi rovinare il nostro paese".
. Poi è composta da qualche altro milione di simpatizzanti, che condividono l'idea ma che non hanno modo o volontà di fare qualcosa di più.
E poi penso che esista anche qualche altro milione di persone che avrebbero il potenziale per far parte del Popolo Viola ma che si fanno distrarre dagli impegni e dagli svaghi, che non seguono volentieri la politica perché "è tutto un magna-magna" e preferiscono ritirarsi nella loro sfera privata, senza guardarsi troppo intorno. Queste persone, se opportunamente stimolate ed informate, potrebbero facilmente cambiare idea, almeno su una cosa così basilare e fondamentale come non essere governati da un corruttore in odor di mafia.

Come può muoversi questa creatura "a densità non uniforme"? Come è nella sua natura: in modo non uniforme. Il suo obiettivo è chiaro, ma non è affatto semplice da raggiungere e quindi ci sarà bisogno di darsi da fare su più fronti, con iniziative diverse, cercando di valorizzare anche le differenze fra gruppi diversi che ne fanno parte. L'unico limite alle possibili iniziative è la nostra fantasia. Ce ne saranno alcune più efficaci, altre meno. Ce ne saranno alcune condivise da tutti ed altre che faranno storcere il naso a qualcuno, ma la cosa che non dobbiamo scordare è che il Popolo Viola è un movimento, costituito da realtà molto diverse fra loro, che possono avere valori e opinioni molto diverse fra loro, salvo il fatto di essere tutti accomunati dal desiderio di vedere B. in tribunale a rispondere delle sue azioni.

E' molto importante avere ben presente questa cosa.
Il Popolo Viola non è un partito. Non esiste la tessera di iscrizione, non esiste un filtro alle adesioni,
Chiunque può farne parte se solo lo decide e condivide la causa comune.

Non esistono le "sezioni" o i "circoli" ufficiali, chiunque può formare un gruppo viola come e quando vuole, indipendentemente da quelli che già esistono. A Firenze per ora ne esiste uno solo, ma io spero che presto se ne formino altri. Il gruppo Facebook "Il Popolo Viola Firenze" conta più di duemila iscritti, mentre alla scorsa riunione eravamo circa una trentina. Molti altri possono cominciare a riunirsi ed a decidere di fare qualcosa di concreto.
Più gruppi locali significa più attività, più autonomia, anche più comodità di partecipare.

Il Popolo Viola non ha comitato centrale, non esiste una "direzione". Al massimo possono esserci dei "leader" riconosciuti ma non sono investiti da nessuno e non hanno garanzie di restare tali. Chi ha aperto un gruppo su FB è solo uno come gli altri. E' proprietario del gruppo su FB ma non certo del Popolo Viola nella vita reale. E lo stesso vale per chi si è sbattuto per organizzare la manifestazione del 5/12: aver fatto volantinaggio, aver organizzato i pullman, aver tenuto i chioschi, sono tutte cose ottime di cui tutti siamo grati, ma non significa che il Popolo Viola sia appannaggio solo di queste persone.
Allo stesso tempo, è comprensibile che queste persone restino naturalmente un punto di riferimento: che gli altri guardino a loro come ad una guida, perché hanno già dato prova di fare sul serio e di avere passione e dedizione alla causa comune.
Dobbiamo avere ben presente la differenza fra l'autorevolezza di chi viene riconosciuto spontaneamente come leader e la carica di un rappresentante che viene nominato tale durante un'assemblea, mediante una votazione. Sono due cose diverse, entrambe legittime, ma si applicano a contesti diversi. Il Popolo Viola, almeno per ora, come qualsiasi movimento non ha un "capo" eletto, non ha un "vertice" eletto, non ha "funzionari", non ha "segretari provinciali o comunali".

Infine, ancora più importante, il Popolo Viola non ha centralismo: le decisioni non vengono prese da un "vertice" che non c'è. Chiunque può proporre un'iniziativa e chiunque può decidere di aderire, farla sua e metterla in pratica. Non è necessaria la perfetta coerenza di operato fra tutti i membri del Popolo Viola. Non è necessariamente un male che ci siano moti scoordinati, perché la natura molteplice dei movimenti porta necessariamente ad una molteplicità di punti di vista, di sensibilità, e quindi di iniziative concrete che ne derivano.
Qualcuno riterrà più utili i sit-in, qualcuno preferirà fare controinformazione sulla rete, qualcuno sceglierà iniziative eclatanti tipo i flash-mob, qualcuno appoggerà atti simbolici più "soft" come regalare sciarpe o saponette ai parlamentari... e qualcuno magari organizzerà dei gruppi di preghiera, perché no? Se le suore orsoline decidessero di indire una settimana di preghiera perché B. rinsavisca, si dimetta e si faccia processare, potrebbero a pieno titolo dire di essere parte del popolo viola!

Perché il Popolo Viola è un movimento.
Non è religioso e non è laico. Non è etero e non è gay. Non è bianco e non è nero. Non è di destra e non è di sinistra. Non è giovane e non è anziano. Non è precario e non è imprenditore. Non è povero e non è benestante. O meglio, è tutte queste cose e molte altre ancora, ma non è questo che lo caratterizza.
L'unica cosa che caratterizza il Popolo Viola è che tutti i suoi partecipanti vogliono vedere Berlusconi dimettersi ed andare ad affrontare civilmente i suoi processi, senza tentare di violentare la legge e lo stato per pararsi il culo. Punto.
Non ci sono altri scopi. Il Popolo Viola non è nato per combattere la fame nel mondo, il capitalismo, il comunismo, la discriminazione sessuale, il razzismo, l'inquinamento, l'effetto serra, la vivisezione, la lobby delle case farmaceutiche, il digital-divide, l'analfabetismo di ritorno, l'elettrosmog, i PM10, le zecche sui treni, l'incompetenza dei manager ed i loro compensi miliardari, il precariato, l'ignoranza, la maleducazione, la sporcizia, il calo delle vocazioni, la perdita della fede, il cinismo, l'egoismo o chissà che altro... tutte cause onorevolissime (secondo i punti di vista!) ma che non hanno niente a che vedere con la ragion d'essere della manifestazione del 5/12 scorso e, di conseguenza, del Popolo Viola.
Se cominceremo ad inserire altri argomenti nel Popolo Viola, cominceremo a dividerci, ad evidenziare le differenze che ci sono e sono tante! Perché siamo tanti, siamo diversi, abbiamo tanti cervelli e tanti cuori diversi, mentre quello che ci unisce è una singola cosa ben precisa che tutti noi desideriamo con forza:

"Berlusconi, dimettiti! Berlusconi, fatti processare!"

martedì 28 aprile 2009

Dipietrismo?

foto presa dal sito della Camera

Stasera da Gad Lerner si parlava di Di Pietro.
Una parola che è ricorsa continuamente è stata "giustizialismo". Siccome sono puntiglioso e mi sentivo toccato dove duole sono andato innanzitutto a controllare la definizione corretta del termine. Non si sa mai, ci si potrebbe sempre confondere...

Il buon De Mauro recita:

1 TS polit., dottrina e prassi politica che ispirarono il governo dell'uomo politico argentino Juan Domingo Perón (1895-1974), caratterizzate da un acceso nazionalismo e da un programma di riforme sociali con spunti anarchici e corporativi; estens., atteggiamento o movimento politico populistico e antiparlamentare
2 CO nel linguaggio giornalistico e politico, tendenza a utilizzare la magistratura come strumento per conseguire obiettivi politici

Non sono uno studioso di storia. Non conosco Peron. So a malapena che su sua moglie è stato scritto un musical. E' vero, sono ignorante, ma quelli che parlavano da Lerner forse lo sono ancora più di me, visto che usavano le parole a sproposito. Ma torniamo al punto: dubito che Peron c'entri qualcosa con tutto questo. Dubito altresì che si possa anche solo lontanamente sostenere che Di Pietro abbia atteggiamenti antiparlamentari. Populisti sì, secondo alcuni.
Ma mi sento di poter dire che il termine "giustizialismo" fosse utilizzato in trasmissione secondo l'accezione numero 2, sostenendo che Di Pietro è uno che vuole usare la magistratura (ed i tribunali ed i processi) come strumento per conseguire obiettivi politici.

Bene.

Secondo me, dire che i delinquenti devono stare in galera non è giustizialismo. E' la base della legalità. Proprio il fondamento minimo, quello senza cui non si può più dire che esiste una giustizia (degli uomini) nel nostro paese. Se per obiettivo politico si intende di far andare i delinquenti in galera, be', allora mi pare un obiettivo politico più che legittimo e che, necessariamente, deve passare per la magistratura per essere realizzato.

Ma mi sorge un dubbio: non sarà che quelli che accusano Di Pietro di giustizialismo in realtà pensano che i delinquenti in galera non ci devono stare??? O per lo meno ALCUNI delinquenti contro cui Di Pietro si accanisce?

giovedì 30 ottobre 2008

Rappresentanti rappresentativi


Che cosa serve perché una persona rappresenti un certo gruppo sociale? Bisogna che racchiuda in sé le caratteristiche di quel gruppo. Oppure che sia delegata a rappresentarlo.

Sto intenzionalmente confondendo due diversi significati del verbo rappresentare perché trovo divertente (o preoccupante, secondo i casi) l’idea che chi rappresenta un certo gruppo potrebbe non essere un rappresentante di quel gruppo stesso.

Quando i genitori degli studenti (e alle superiori anche gli studenti stessi) mandano al consiglio di classe un loro rappresentante, mandano uno di loro.
Quando nella MotoGP i piloti vanno a discutere di problemi di sicurezza mandano un proprio rappresentante che è a sua volta un pilota.
Sulle prime verrebbe da pensare che i rappresentanti scaturiscano dal gruppo.

Ma non sempre funziona così.
Per esempio se parliamo di sindacati. Un sindacalista, cioè uno che rappresenta i lavoratori, in molti casi è uno che non lavora (perché distaccato) e a volte non è nemmeno un dipendente della stessa ditta dei lavoratori che va a rappresentare. Più si sale di livello e più si aggrava questa differenza, con il risultato che spesso i lavoratori finiscono per lamentarsi del fatto che “non si sentono rappresentati”. (se ve lo state chiedendo: sì, ho visto Report domenica scorsa, ma son cose che si sanno da un sacco di tempo)

Vediamo allora cosa succede con la politica. Il politico viene eletto per il suo programma (o per i suoi appoggi o per la sua importanza all’interno del proprio partito o perché ha i voti di scambio ecc.) ma non certo perché incarna le caratteristiche del proprio elettorato.
No, aspettate un attimo. Forse è il caso di distinguere, perché a ben guardare mi pare che il distacco fra rappresentante e rappresentati sia un problema della sinistra, non della destra. Gli industriali hanno i loro rappresentanti che sono industriali, i conservatori hanno i loro rappresentanti che sono conservatori, i razzisti e campanilisti hanno i loro rappresentanti che sono razzisti e campanilisti.
E’ a sinistra che non si capisce più quale sia il legame fra la base elettorale ed i politici eletti.
Forse è per questo che la destra funziona e la sinistra no. A meno di non voler essere maliziosi e di pensare che questa sinistra funziona benissimo... per la destra!
Un po’ come quei sindacalisti che tengono a bada i lavoratori mentre prendono accordi con l’industria per consolidare i propri privilegi. Poi tornano dalla base e le spiegano che così “è meglio per tutti”. Ma tutti chi?

Sto facendo del qualunquismo. E’ terribile!

Allora torniamo a parlare di lessico.
Sul De Mauro ci sono un sacco di significati per il verbo “rappresentare”.
Quelli di cui ho parlato finora sono il “2a” (esprimere nei tratti peculiari, incarnare) ed il “5a” (operare, agire in rappresentanza di altri, spec. difendendone gli interessi).
Però non mi dispiace neanche il “4” (interpretare, impersonare ... mettere in scena) che contiene quel pizzico di finzione che fa scopa con il mio spirito polemico.

La mia insegnante di italiano in prima liceo si chiamava Bianchini, era giovane, belloccia, disinvolta. Si divertiva a scherzare su Dante e Beatrice a proposito del verso “Tanto gentile e tanto onesta pare”: il predicato “pare” può essere interpretato come “appare” ma anche come “sembra”. Guardate un po’ che effetto fa se dite: “Tanto gentile e tanto onesta sembra”.


Forse lo stesso che fa quando pensiamo ai rappresentanti che ci rappresentano...

venerdì 25 luglio 2008

L'Accademia della Crusca (o Crvsca?)

Ho aggiunto il link all'emerita Accademia della Crusca, che non fa mai male.

Il sito non è strutturato benissimo, ma con un po' di pazienza si riesce a girarlo tutto.
Una volta aveva un forum, che però è stato chiuso ed è un vero peccato. Le discussioni comunque sono ancora on-line e quindi si può ancora cercare risposta ad eventuali domande che erano già state poste da qualcun altro.

Una sezione che consiglio a tutti, perché istruttiva ma anche estremamente divertente, è quella sul Vocabolario del Fiorentino Contemporaneo. Le numerose schede, raggruppate per categoria (soprattutto "mangiare e bere" e "difetti e qualità") raccolgono vocaboli di varia fama ma soprattutto delle gustose testimonianze raccolte "sul campo", intervistando gente che "il fiorentino" lo parla abitualmente. Se non siete fiorentini ma vi piace Roberto Benigni (magari quello cattivello di qualche tempo fa, non quello che ha visto la luce e s'è messo a salmodiare di com'era bella la Beatrice dell'Alighieri) provate a leggere queste schede immaginando che sia lui a parlare. Se siete fiorentini o avete frequentato Firenze non avete bisogno di sforzi di fantasia: di gente che parla così ne avrete conosciuta sicuramente... magari adesso saranno tutti un po' anziani, questo sì...

Ne riporto uno stralcio, per stuzzicarvi l'appetito. Si parla di finocchiona (e/o sbriciolona).
Non so perché, io la scena me l'immagino così: una ragazza giovane, studentessa universitaria, magari di buona famiglia, che non conosce il gergo del "popolino", che dialoga, impugnando un microfono ed un blocco note, con una coppia di anziani signori, marito e moglie, seduti su seggioline di paglia davanti all'uscio di casa:

"La finocchiona l’è bona, eh! Bah! E la sbriciolona, si chiama. (R: Cosa sono?) L’è affettato. L’è maiale… La un mi dirà mi(c)a un ha ma’ mangia(to) la finocchiona, lei! (R: Cosa c’è dentro?) Ch’e’ c’è? I’ maiale… Ma un è mia tutto maiale… "
"La si chiama in du’ maniere, la finocchiona e la sbriciolona (R: C’è differenza?) Su per giù l’è uguale… Solo la sbriciolona piace di più, che la si sbri… si chiama sbriciolona perché la si sbriciola, e l’è più gentile. Ma ‘nsomma l’è… sempre finocchiona. (R: Più gentile… Cioè come?) Più saporosa. Eh? Bah! Si dice: Mangere’ una fetta di sbriciolona."


Buon appetito!