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venerdì 12 aprile 2013

Umanità infame (o infante?)

Siamo tutti quanti degli schifo di uomini.

Mi posso permettere di dirlo, perché il novantanove percento degli uomini mi fa schifo e perché io stesso ho dei grossi limiti e non posso certo dire di essere meglio degli altri.

Qual è il nostro scopo nella vita?
Vivere sereni?
Rendere piacevole la vita a noi, i nostri cari e coloro che ci stanno intorno?
Aiutarsi l'un l'altro ad affrontare le avversità?
Affrontare i problemi pacatamente, ragionevolmente, per trovare la soluzione migliore che faccia contenti tutti?

No.
E' vero piuttosto l'esatto contrario.
Noi ci complichiamo la vita.
Frustriamo e mortifichiamo noi stessi, i nostri cari e le persone che ci stanno intorno.
Non ci aiutiamo a vicenda, anzi, spesso gioiamo delle disgrazie altrui ed infieriamo su chi è più debole.
Affrontiamo i problemi in modo avventato, iroso, irrazionale, alla ricerca di una soluzione che faccia il maggior danno possibile agli altri, anche a costo di averne danni a nostra volta.
Abbiamo desideri smodati. Vogliamo essere meglio di tutti gli altri, avere più cose, comandare più persone, avere più potere e far fare agli altri quello che vogliamo noi.
Ma allo stesso tempo non ci diamo da fare per ottenere quello che vogliamo. Lo pretendiamo a scatola chiusa, senza nessuno sforzo, senza sacrificio, per diritto divino. E se ci impegnamo per raggiungere uno scopo, lo facciamo alla faccia altrui, calpestando tutto e tutti, preoccupandoci solo di quello che vogliamo ottenere.

Siamo degli schifo di animali.
Competitivi. Privi di empatia. Vigliacchi. Approfittatori. Presuntuosi. Arroganti.
Ognuno di noi crede di essere il più ganzo e tosto figlio di puttana dell'universo. Per convincercene guardiamo film che ci mostrano tostissimi figli di puttana in cui immedesimarci, peccato che non sapremmo fare un millesimo di quello che fanno loro (che poi non è così invidiabile, visto che in sostanza spaccano tutto e lasciano una scia di morti dietro di loro).
Vediamo gli altri come una rottura di coglioni. Come avversari. Come intralci, nel migliore dei casi.

E tutto questo perché siamo dannatamente presuntuosi.
Noi sappiamo tutto. Noi capiamo tutto. Noi abbiamo le idee chiare su come si dovrebbero fare le cose, dalla riparazione del tombino, alla gestione della nazionale di calcio, alla politica internazionale.
Peccato che invece non sappiamo un cazzo di nessuno di questi livelli di problemi, ma siccome siamo arroganti, affermiamo il nulla con convinzione, lo sosteniamo con calore e lo difendiamo con aggressività da chiunque cerchi di farci notare che stiamo dicendo cazzate, o forse che non stiamo proprio dicendo niente, anche se lo facciamo con foga.

Cerchiamo dei nemici simbolici e ci scagliamo contro di loro. A parole, ovviamente, e di nascosto, perché non avremmo mai il coraggio di dirgli in faccia quello che pensiamo.
Troviamo questo coraggio solo quando siamo in gregge: nella massa ci sentiamo protetti ed anonimi ed allora diamo il peggio di noi, trucidando il re e tutta la sua famiglia, senza renderci conto che per avere davvero un utile il re non va ucciso: va imprigionato ed interrogato a fondo, va sfruttato il patrimonio di conoscenza che ha, perché ne ha! Molta più di noi! E la famiglia del re, parimenti, va interrogata, spremuta e poi mandata a fare lavori umili che siano d'insegnamento per loro e d'esempio per gli altri.

Ma no. La bestia umana priva di raziocinio, trucida, distrugge, dà alle fiamme e poi si guarda intorno soddisfatta in mezzo alle macerie, tronfia di aver devastato l'ambiente in cui lei stessa dovrà vivere.

Irrazionalità. Presunzione. Ottusità.

Ci ha provato qualcuno a farcelo notare.
Anzi, ci hanno provato in molti, nel corso dei secoli.
Se erano nobili, gente istruita, hanno fatto la fine del re: trucidati e dati alle fiamme.
Se erano saggi umili, sono dovuti andare a nascondersi negli eremi, a trasmettere le loro idee a quei pochi seguaci che riuscivano a raccattare, che di solito non erano all'altezza dei maestri.
Gli unici che sono riusciti ad ottenere effetti più duraturi sono stati i religiosi, che in virtù di una "verità" piovuta dall'alto, da qualcuno che non era infilzabile coi forconi ma che, al contrario, poteva condannarci a pene eterne, se non fulminarci secchi direttamente sul posto, sono riusciti a far passare a miliardi di persone il concetto di umiltà, abnegazione, solidarietà.
Peccato che poi quegli stessi religiosi abbiano sfruttato il potere che derivava dalla loro influenza per fare la bella vita, riempirsi di lussi, commettere ogni sorta di peccati che proibivano agli altri. Oppure, in alternativa, diventare dei fanatici rancorosi che umiliavano e torturavano tutti quelli che non erano disposti a condividere le loro convinzioni.
(e comunque evitiamo di esaltare troppo il messaggio che i religiosi hanno trasmesso all'umanità: per quanto potesse avere un fondamento buono, il fatto di ricorrere allo spauracchio divino è un punto debole molto grave, che ha portato i fedeli a cercare tutte le scappatoie possibili per infrangere i comandamenti e fare comunque il cazzo che gli pare, consapevoli che in fondo in fondo l'inferno non esiste ed i fulmini cadono a casaccio)

E se cerchiamo qualche figura esemplare moderna che abbia parlato laicamente di solidarietà, di fratellanza, di cooperazione contro le difficoltà e l'oppressione, possiamo vedere che fine hanno fatto tutti quanti: morti ammazzati. Da qualche fanatico, da qualche potere politico o religioso che avversavano. O magari dalla folla dei loro seguaci, se per qualche motivo si sono ritrovati a cadere dal trono di autorevolezza che si erano costruiti.

Uccidere il re.
Uccidere la famiglia del re.
Dare alle fiamme la reggia.
Dare alle fiamme i granai del re, dove c'è il grano del popolo.
Uccidere i simpatizzanti del re.
Uccidere chiunque ci stia sul cazzo, con la scusa che è un simpatizzante del re.
Stuprare sua moglie e sua figlia e poi uccidere anche loro.
Rubare le sue cose e riportarle nel nostro covo, per poi difenderle da altri predoni ottusi come noi che ce le vogliono rubare a loro volta.

E poi invocare un nuovo re.
Acclamarlo.
Idolatrarlo.
Finché non verrà il momento di massacrare anche lui.

Ed in tutto questo sforzo sanguinoso, noi non siamo certo sereni e tranquilli: non c'è certezza se non del fatto che qualcun altro come noi cercherà di toglierci quel che abbiamo, che dovremo usare la forza, le armi, il sangue, per sopravvivere in tempo di guerra.

Questo siamo noi.

Incapaci di renderci conto che, se ci aiutassimo a vicenda, se condividessimo le risorse, se mettessimo a frutto le conoscenze, se sapessimo moderarci nei nostri desideri ed armonizzarli con quelli dei nostri vicini, saremmo tutti estremamente felici.

La felicità e la serenità sono nella collaborazione, nell'amicizia, nella solidarietà e nella moderazione.

Ma alzatevi dal letto, la mattina, fate colazione nel vostro rifugio e guardatevi intorno. Che cosa vedete?

Coltellate nella schiena sul posto di lavoro. Violenza domestica. Aggressività nel traffico. Opportunismo e prevaricazione alla riunione di condominio. Frustrazione nei rapporti coi familiari. Inganno nei negozi e nella pubblicità. Miti irraggiungibili irradiati dai media.

Che cazzo devo fare per vivere sereno? Farmi frate e ritirarmi in un eremo?

L'umanità è un neonato: ignorante, egoista, istintivo, ottuso. Ha le potenzialità per diventare ben altro: un adolescente impetuoso ed entusiasta, un adulto maturo e sensibile. Ma siamo ancora lontani anni luce da quel risultato.
Per ora, con tutti i progressi che abbiamo fatto da quando eravamo nelle caverne ad arraffare il primo pollo che passava di à per sbranarlo crudo, siamo ancora nella fase anale: vediamo solo i nostri bisogni materiali più grevi e li assurgiamo a scopo di vita. Non abbiamo consapevolezza di ciò che è realmente nel nostro interesse, facciamo i capricci per non dormire, vogliamo ingozzarci di dolciumi che ci faranno venire il mal di pancia e rifiutiamo le verdure che ci regolano l'intestino, vogliamo giocare fino allo sfinimento e ci rifiutiamo di tenere in ordine la cameretta. E se qualcuno cerca di guidarci, di insegnarci, facciamo i capricci, strepitiamo, ci buttiamo per terra urlando fino a diventare paonazzi.
Vogliamo essere al parco a giocare, ma non vogliamo vestirci per uscire.

Questo siamo noi.
Adulti che continuano a strillare per la poppa ed a farsi la cacca addosso.

giovedì 31 gennaio 2013

Sfogo lungo e peso

Sì, ce l'ho proprio con voi.

Voi che volete un potere forte, che la faccia vedere a tutti questi maleducati, questi debosciati, questi estranei che vengono a turbare la quiete del vostro paesello del cazzo. Che hanno idee diverse dalle vostre, usanze diverse dalle vostre, colore degli occhi o dei capelli diverso dal vostro, che hanno un cognome strano, che leggono libri strani, che guardano film strani, che ascoltano musica che non avete mai sentito nominare prima.

Voi che siete stanchi, e ora basta, facciamola finita. Voi che avete voglia di inveire e sputare bile addosso a tutti quelli là. Voi che vorreste impugnare i forconi, dare una lezione, insorgere per sistemare le cose.

Voi che siete illuminati ed intelligenti, che siete disponibili ed aperti, che tutti possono dire quello che pensano, qualsiasi cosa sia, perché sennò non va bene, sennò diventiamo peggio di loro.

Voi che badate ai fatti ma non ce l'avete con le persone. Che uno può avere qualsiasi idea voglia e cercare di fare quello che gli pare, ma comunque è una persona ed io contro di lui non ho niente, e se mi vuole stringere la mano gliela stringo e comunque lo rispetto, anche se ha delle idee di merda e cerca continuamente di mettermela nel culo.

Ce l'ho con tutti voi che non capite o fate finta di non capire che il bullismo è un sistema di merda, che ci fa vivere tutti nella merda e che se vogliamo finalmente vivere una vita serena ci dobbiamo liberare definitivamente di tutti questi bulli del cazzo.

Perché è una questione di numeri, cari coglionazzi miei.

Basta UN bullo per fare il culo a cento pecore, una per volta. Mentre cento pecore che si aiutano e collaborano possono fare il culo al bullo.

Il problema è: vi sentite pecore o vi sentite bulli?
Se non vi sentite nessuna delle due, aspettate un secondo, che ce n'è anche per voi.

Ma restiamo sul dualismo dialettico: pecore o bulli?
Si fa presto a capire come sta la realtà: se non vi comportate già da bulli, allora siete pecore. Anche se vi rode il culo a sentirvelo dire.

Fermatevi un attimo a pensare a quel tempo lontano in cui andavate a scuola. Elementari, medie, superiori, non fa differenza.
Se prendiamo una classe media di, diciamo, venticinque ragazzi, troveremo più o meno:
- UN bullo, molto raramente più di uno
- cinque scagnozzi del bullo, che si comportano da bulli, ma solo perché c'è un bullo vero a coprirgli il culo, provate a prenderli per conto loro e vedrete che non hanno la stoffa del vero bullo
- cinque vittime sacrificali, quelli a cui il bullo ed i suoi sgherri rompono il cazzo mediamente tutti i giorni
- una massa di ignavi, che non è vittima regolare del bullo, riesce di solito a sfangarla senza troppi danni, pensa ai cazzi suoi e fa finta di niente... quelli che pensano di non essere bulli e non essere pecore... ma qualche volta, ogni tanto, con il bullo e la sua banda ci deve comunque fare i conti ed in quelle occasioni torna fuori la vera natura di pecora, scaltra se vogliamo, ma sempre pecora

Volete capire dove state voi? Lo sapete già, non c'è neanche bisogno di pensarci su, ma se proprio il neurone solitario non vi si smuove, allora c'è un metodo banale per capirlo: quando si fregava la merenda ad un compagno di classe voi eravate quello a cui veniva fregata o uno di quelli che se la mangiavano?

Avete mai banchettato con la merenda altrui, dandovi di gomito e scambiando risatine con i compagni di branco, pensando alla faccia che avrebbe fatto quel coglione all'ora della ricreazione quando si sarebbe accorto che la merenda non era più dove l'aveva lasciata?
Se la risposta è sì: andatevene affanculo, questo post non è per voi.
Ma la grande maggioranza di voi avrà risposto "no", perché è così, è statistica, i bulli e gli stronzi all'ombra dei bulli sono pochi. Non sono la maggioranza. Se fossero maggioranza starebbero perennemente in guerra, ed invece no: campano sereni alla faccia nostra perché sono pochi, hanno una vasta platea di vittime e nessuno che gli si pari davanti e li faccia smettere.

E qui arriviamo alla seconda parte del ragionamento.
Se siete pecore (e se siete arrivati fin qui, vuol dire che vi sentite pecore), come avete fatto, ai tempi della scuola, a risolvere i vostri problemi col bullo e la sua ghenga? Le soluzioni standard sono:
- svicolare e tirare a campare, ogni tanto vi è toccata ma nel complesso non era poi così male
- subire e patire, ed avrete avuto un'infanzia ed un'adolescenza sgradevoli e da dimenticare
- farvi difendere da qualcuno più forte, determinato, autorevole di voi

A nessuno di voi sarà capitato di metter su un gruppone di pecore, compatto e deciso, aspettare il bullo dentro ad un vicolo e corcarlo di mazzate. Anche questa è statistica. Se per caso siete un'eccezione, vi faccio i miei complimenti e congratulazioni, ma questo post vi servirà a poco perché sapete già quello che voglio dire.


Ebbene, eccoci arrivati finalmente al nocciolo della questione.
Siamo cresciuti. Non siamo più a scuola. Però certi meccanismi funzionano sempre, anche se in forma magari più attenuata, edulcorata, civilizzata. Sul posto di lavoro si ricreano equilibri analoghi, anche se i dispetti non sono più così sfacciati, diventano più scaltri, infidi, ma tutto sommato equi: è la parità che costringe al sotterfugio, quando non c'è parità si può ricorrere molto più semplicemente al sopruso e chi se lo può permettere se ne approfitta di sicuro.

Ma non è del posto di lavoro che voglio parlare. Voglio parlare di società nel suo insieme. Voglio parlare di regole democratiche. Voglio parlare di governo e politica e cultura.

Viviamo in Italia, un paese che nonostante tante incoerenze ha tuttora una costituzione democratica, che afferma i diritti di tutti e nega la prevaricazione di pochi. Sulla carta.
Nella vita reale ovviamente non è così: i bulli vogliono sempre fare i bulli, è nella loro natura. Non basta una legge scritta per cambiare la loro testa ed il loro istinto. Si creano così un sacco di sfumature, di zone d'ombra dove un barone, un signorotto locale, un padrone, un familiare dispotico riescono a ritagliarsi il loro piccolo feudo di terrore, dove spadroneggiare a loro piacere.
Ed è normale che sia così.
E' un conflitto insito in ogni sistema democratico: c'è sempre qualcuno che non vuole sottostare alle regole comuni e fare il cazzo che gli pare.

Ma facciamo un passo indietro.
Chiediamoci come mai in Italia c'è una costituzione democratica. La risposta è così semplice che la diamo tutti per scontata. Ce l'hanno insegnato a scuola insieme ad un altro milione di cose pallose, quindi per contaminazione anche questa è diventata una palla.
Mentre invece è una cosa importante.
Prima, in Italia, c'era il re!
Davvero! Giuro!
C'era un tizio che poteva ordinare alle sue guardie di arrestare ed ammazzare chi cazzo gli pareva. Aveva quel potere. certo, nel corso dei secoli si erano sviluppati metodi per mediare questo potere assoluto, vincoli, limiti, anche delle costituzioni, magari con tanto di parlamenti e divisione dei poteri. Ma il nucleo fondamentale era il fatto che qualcuno era il re e gli altri erano suoi sudditi: uno era il bullo, coi suoi scagnozzi, e tutti gli altri erano le pecore.
In pochi episodici sprazzi nella storia qualche gruppo di pecore si è reso conto che poteva coalizzarsi contro la prepotenza del bullo ed hanno imposto dei cambiamenti, come dicevo poco fa: introduzione di costituzioni, di strumenti alternativi di potere, di leggi che sancissero diritti inviolabili.
Poi, negli anni venti del ventesimo secolo, in Italia spuntò un signore che si era proposto come leader delle pecore e, piano piano, aveva tirato fuori il suo reale carattere da bullo. Erano tempi difficili, c'era tanta miseria, tanta ignoranza, un popolo di cafoni con una cultura media ridicola che si faceva facilmente raggirare dalle chiacchiere di un buon oratore (come peraltro era già successo ripetutamente nei secoli precedenti: non scordiamoci tutte le rivolte che sono state sedate con belle parole e vuote promesse). Quel signore, che si chiamava Benito Mussolini, organizzò un suo partito, fondò delle squadre di gente "determinata" (maledetti scagnozzi del bullo, capaci di fare angherie solo perché hanno il culo coperto da qualcuno più determinato e feroce di loro) e ad un certo punto, complici una serie di fattori di vario tipo, anche economici e politici, riuscì ad impadronirsi del potere in Italia, a metter su un suo governo che dominava col pugno di ferro (sennò li faceva ammazzare, che problema c'è?) ed a fare un sacco di cose utili e lodevoli per il paese, tipo ammazzare o torturare i dissidenti, inquinare la cultura, impegnarsi in guerre inutili e fallimentari, mettere in ginocchio l'economia ed anche bonificare l'agro pontino, opera pubblica in base alla quale sarà sempre ricordato come uno che ha fatto anche delle buone cose e statista di calibro internazionale.

Sotto Mussolini la gente non faceva una gran vita. Si erano ricreati i tre gruppi sociali delle classi delle scuole: gli scagnozzi del bullo che viaggiavano per il paese armati di manganello e olio di ricino a rubare le merende della popolazione, le vittime sacrificali che beccavano purghe e legnate e vivevano una vita di merda grazie a quei signori, ed infine una larga massa di gente che riusciva ad adattarsi, a svicolare, a non passarsela troppo male e che quindi, alla fine, non muoveva un dito per cambiare le cose.
Questi tre gruppi, però, con l'andare del tempo cambiarono di consistenza: gli sgherri crescevano di numero ed estendevano i loro soprusi a sempre più persone, le vittime crescevano quindi di numero mentre gli ignavi si trovavano sempre più costretti a scegliere da quale parte stare, se col manganello in mano o col manganello in culo. E fu così che precipitò la situazione, grazie a questa estremizzazione di ruoli e grazie anche al fatto che il buon Benito, con la sua impeccabile politica estera, stava facendo massacrare centinaia di migliaia di italiani su vari fronti di guerra, rischiando ovviamente di farsi pure invadere da forze straniere e poi, addirittura finendo dominato dal suo amico bullo Hitler, che però era più bullo di lui e se l'era messo sotto i tacchi con tutto il paese.
Un certo numero di italiani decise che s'era rotto il cazzo del fascismo, che non voleva più morire per Mussolini, e cominciò a fare la guerra al contrario, dentro casa sua, contro il dittatore.

Da quella guerra civile è nata la nostra costituzione. Con quell'imprinting.
Per questo è così democratica: perché è nata per reazione ad una dittatura.
Per una volta le pecore si erano unite per dare la caccia al bullo e gli avevano rifilato una bella schioppettata su per il culo. Amen.

E quindi, infine, torniamo a voi.

Voi che siete nati in democrazia, che l'avete studiata a scuola ad "Educazione civica" e vi siete rotti le palle con tutte quelle notizie astruse su camere, parlamentari, divisione dei poteri, presidenti dello Stato e del Consiglio che ancora vi viene l'orticaria quando li sentite nominare perché vi si smuove la reazione di quando avevate sei anni.

Voi che il bullismo l'avete sperimentato a scuola, al militare, sul posto di lavoro, ma mai su scala organizzata e sistematica a livello nazionale.

Voi che siete intolleranti verso un sacco di fastidi che vi danno i vostri vicini, ma che non siete bulli e non sapete dargli una lezione da soli. Voi che avete bisogno che i soprusi li faccia qualcun altro per conto vostro.

Voi che vivete tranquilli, che avete quel che vi serve, che non vi manca niente e che vi sapete accontentare. Voi che diventate indifferenti a quello che succede fuori dalla porta di casa vostra perché voi state bene e chi se ne frega se là fuori qualcuno prende una mazzata di troppo, subisce un'ingiustizia o un sopruso. Tanto non vi tocca, saranno cazzi suoi, magari se l'è pure meritata.

Voi che invece siete sensibili a tutto questo ed avete appreso la lezione democratica e l'avete eretta a santino, un santino metafisico, aprioristico, su cui non avete riflettuto gran ché, e sulla base di questo superdemocraticismo andate cantando la canzone che "tutti devono potersi esprimere, sempre e comunque", anche quando vanno tessendo le lodi del potere dei bulli e degli sgherri, perché "le idee devono essere libere, anche quando sono ingiuste". Voi che siete capaci di stringere la mano al bullo, perché "ce l'ho con le sue azioni, non con la sua persona, le azioni le combatto, la persona la rispetto".


Bene.
Tutti voi.
Tutti voi tenete una porta aperta per il bullo.


Alcuni di voi sperano nel bullo, lo desiderano, lo cercano, perché sognano un mondo comandato da un bullo che fa tutto quello che volete voi. Coglioni!
Il bullo fa quello che cazzo gli pare! Non quello che pare a voi.
E se per una volta può capitare che i suoi interessi ed i vostri coincidano, la volta dopo scoprirete con orrore che lui sì che è un bullo, e voi siete solo delle stupide pecore che pensavano di farsi difendere da un bullo. Mangerà le vostre merende e voi direte "ma non è giusto!". Stupidi coglioni, l'avete voluto voi!

Altri di voi prendono la cosa con sufficienza. Tanto il pericolo non c'è davvero.
Prego, si accomodi signor bullo, faccia come a casa sua. Finché parla da bullo ma non morde la trattiamo come una persona corretta qualsiasi.
Peccato che quando il bullo morde, ormai è troppo tardi. Ha già morso. Quella merenda non c'è più, perché se l'è mangiata. Quella legge non c'è più, perché l'ha abrogata. Quella persona non c'è più perché l'ha ammazzata.
Vogliamo pensarci dopo?
Vogliamo aspettare che il bullo faccia il bullo prima di isolarlo come bullo?
Anche se nel frattempo parla da bullo, organizza i circoli dei bulli, mette su il partito dei bulli, fa campagna elettorale da bullo... e magari, ogni tanto, qualche manganellata a qualcuno la fa dare davvero. E magari già da anni banchetta con le nostre merende perché una massa di pecore imbecilli di cui al caso precedente lo ha eletto in parlamento convinta di poterne trarre un utile?


Bene, cari i miei pecoroni stolti, questo è uno sfogo.
Mi sono rotto il cazzo di vivere in mezzo ad una massa di imbecilli come voi.
E' grazie alla vostra imbecillità che la mia vita continua ad essere frequentata da bulli, perché sottovalutate il problema o perché fate sogni bagnati in cui i bulli siete voi.
Maledette pecore del cazzo, guardatevi allo specchio. Siete pecore, non bulli!
Se volete vivere in pace i bulli li dovete sradicare, eliminare, vaporizzare.
Dovete essere intransigenti contro qualunque forma di bullismo. Dovete insegnare ai vostri figli che i bulli sono stronzi e che è la collaborazione che ci rende forti.
Dovete dire in faccia ad ogni aspirante bullo quello che realmente è: una fottuta merda! Con cui non volete dialogare, che non volete rispettare, che non accogliete con compostezza e deferenza perché incarna in sé il principio di una vita di tormenti per voi e quelli come voi.
Non c'è cordialità verso il nemico ed i bulli SONO il nemico.

Di destra? Di sinistra? Qualunquisti? Non fa differenza!
Non è un problema di ideologia politica ma di mentalità. I bulli prevaricano. Punto. A scuola, in casa, sul posto di lavoro, in politica, sul campo di calcio, ovunque.
Ci sono bulli comunisti, bulli fascisti, bulli democristiani, bulli socialisti, bulli grillini, bulli magistrati. I bulli sono trasversali.

Così come sono trasversali i finti bulli: quei cazzo di coglioni che inveiscono, sputano bile, minacciano, soprattutto su internet, dietro ad un monitor, convinti di poter dire qualsiasi cosa tanto non gli può succedere niente.
Cazzoni: siete pecore!
Se foste stati dei veri bulli, adesso sareste in giro a prevaricare qualcuno. Non seduti davanti al vostro computer ad imprecare contro questo o quello. Avete sbagliato bersaglio. Avete sbagliato tutto! Vi state comportando in modo opposto alla vostra natura e ve la state mettendo in culo da soli, stupidi!
E la state mettendo in culo pure a me.

Fine dello sfogo.
Andate tutti a mori' ammazzati!


Firmato: una pecora frustrata.

martedì 22 settembre 2009

Chi fa da sé...

Pochi giorni fa Berlusconi era da Vespa a Porta a Porta per parlare della consegna delle prime case ai terremotati di Onna. L'evento ha provocato una mole di polemiche sulle quali preferisco glissare perché le trovo veramente poco interessanti. Quello che più mi interessa, invece, è un commento di un mio amico che ironizzava sul fatto che il premier fosse andato ad una trasmissione "senza contraddittorio" a lamentarsi di "chi parla male di lui senza contraddittorio".

Ecco cosa mi interessa: una riflessione sul contraddittorio.

Partiamo dalle basi: il dizionario.
Il solito buon De Mauro recita:
1 agg., al pl., con valore rec., di fatti o parole che sono in contrasto fra loro: pareri contraddittori, avvenimenti contraddittori
2 agg., che presenta contraddizioni, incoerente, ambiguo: discorso c., carattere, comportamento c.
3 s.m., discussione pubblica fra due persone che sostengono opinioni contrarie, spec. durante dibattiti, processi e sim.

Il caso che ci riguarda è ovviamente il terzo, ma vedremo che alla fine si ricasca anche nei primi due.

Quindi chiediamoci: com'è che funzionano le esternazioni al giorno d'oggi in televisione?
Perché in effetti è dello specifico della televisione che stiamo parlando: nessuno si sognerebbe di pretendere un contraddittorio sulle pagine di un giornale o di un sito internet... al massimo esiste il diritto di rettifica... ma nessuno si aspetta che su "Il Giornale" accanto all'editoriale di Feltri compaia anche un contro-editoriale della Concita De Gregorio, o viceversa su L'Unità.

Torniamo alla televisione: che guardiate un telegiornale o un dibattito televisivo ormai la formula è chiara: si devono riportare le posizioni di "entrambe" le parti. Commento di (centro)sinistra, commento di (centro)destra (ometto intenzionalmente il "panino", che in questo contesto non mi interessa)

In ogni trasmissione di "dibattito" c'è sempre una netta divisione fra le poltrone degli ospiti, destra e sinistra, le fazioni si fronteggiano e, ovviamente, si parlano addosso ed inveiscono reciprocamente. Ormai non si vede più quale sia la differenza fra i due schieramenti. Ognuno muove da posizioni che sono agli antipodi rispetto all'interlocutore. Su qualsiasi argomento le interpretazioni sono predefinite e simmetriche. Al posto di questi programmi si potrebbe tranquillamente mettere una coppia di robottini che quando uno dice "bianco" l'altro risponde "nero" ed otterremmo lo stesso risultato.

E veniamo quindi al fantomatico "contraddittorio".
Quale oscuro valore aggiunto potrà mai apportare la presenza di un contraddittorio alla bontà delle argomentazioni degli interlocutori?
E' semplice, almeno in apparenza: se uno mente l'altro glielo può rinfacciare, se uno omette l'altro può integrare, se uno travisa l'altro lo può correggere. Ma il fatto reale è che non succede mai così! Entrambi mentono, entrambi omettono, entrambi travisano, ognuno per tirare l'acqua al suo mulino e fare "bella figura" davanti agli spettatori. Così si trasforma un dibattito in una gara di dialettica, in cui il vincitore non è quello con gli argomenti più forti ma quello che riesce a far fare la figura del cretino all'altro.
Si tratta inoltre di una struttura dialettica presa a prestito da un ambito che non dovrebbe avere niente a che fare con questi dibattiti: l'aula di tribunale. Nei processi l'imputato è assistito da un difensore che cerca di smontare le argomentazioni dell'accusa. In un mondo perfetto, il pubblico ministero ed il difensore perseguono entrambi la ricerca della verità, ciascuno con un diverso punto di vista: il primo tutela gli interessi della collettività, il secondo quelli dell'imputato. Entrambi dovrebbero essere paladini della giustizia che, per evitare errori giudiziari, si fronteggiano in aula solo per essere certi che ogni prova ed ogni testimonianza siano valutati compiutamente e da entrambi i punti di vista.

Non è quello che succede nei dibattiti televisivi!
Il dibattito televisivo non somiglia ad un processo in cui si ricerca la verità, ma ad un incontro di boxe dove si cerca di mettere al tappeto l'avversario, usando anche colpi proibiti se l'arbitro ce lo consente o è distratto.

E allora a che pro il "contraddittorio"?
Se si facessero delle semplici interviste, ciascuno direbbe la sua, il pubblico ascolterebbe le due campane (o magari anche più di due, perché no?) e poi giudicherebbe con la sua testa. Invece in questo modo si assiste passivamente ad un match e ci si limita al massimo, come i giudici del ring, a dare un voto ai due contendenti decidendo così "chi ha vinto" secondo ciascuno di noi. Una farsa!

E così il tanto blasonato "contraddittorio", che dovrebbe condurre alla Verità, finisce per contraddire se stesso, svolgendo il ruolo di arena in cui la verità muore, vittima degli ascolti.

martedì 28 aprile 2009

Dipietrismo?

foto presa dal sito della Camera

Stasera da Gad Lerner si parlava di Di Pietro.
Una parola che è ricorsa continuamente è stata "giustizialismo". Siccome sono puntiglioso e mi sentivo toccato dove duole sono andato innanzitutto a controllare la definizione corretta del termine. Non si sa mai, ci si potrebbe sempre confondere...

Il buon De Mauro recita:

1 TS polit., dottrina e prassi politica che ispirarono il governo dell'uomo politico argentino Juan Domingo Perón (1895-1974), caratterizzate da un acceso nazionalismo e da un programma di riforme sociali con spunti anarchici e corporativi; estens., atteggiamento o movimento politico populistico e antiparlamentare
2 CO nel linguaggio giornalistico e politico, tendenza a utilizzare la magistratura come strumento per conseguire obiettivi politici

Non sono uno studioso di storia. Non conosco Peron. So a malapena che su sua moglie è stato scritto un musical. E' vero, sono ignorante, ma quelli che parlavano da Lerner forse lo sono ancora più di me, visto che usavano le parole a sproposito. Ma torniamo al punto: dubito che Peron c'entri qualcosa con tutto questo. Dubito altresì che si possa anche solo lontanamente sostenere che Di Pietro abbia atteggiamenti antiparlamentari. Populisti sì, secondo alcuni.
Ma mi sento di poter dire che il termine "giustizialismo" fosse utilizzato in trasmissione secondo l'accezione numero 2, sostenendo che Di Pietro è uno che vuole usare la magistratura (ed i tribunali ed i processi) come strumento per conseguire obiettivi politici.

Bene.

Secondo me, dire che i delinquenti devono stare in galera non è giustizialismo. E' la base della legalità. Proprio il fondamento minimo, quello senza cui non si può più dire che esiste una giustizia (degli uomini) nel nostro paese. Se per obiettivo politico si intende di far andare i delinquenti in galera, be', allora mi pare un obiettivo politico più che legittimo e che, necessariamente, deve passare per la magistratura per essere realizzato.

Ma mi sorge un dubbio: non sarà che quelli che accusano Di Pietro di giustizialismo in realtà pensano che i delinquenti in galera non ci devono stare??? O per lo meno ALCUNI delinquenti contro cui Di Pietro si accanisce?

giovedì 9 aprile 2009

Abbiamo bisogno di Radio Londra?

le radio di una volta
L'informazione in Italia fa pena. Se uno ancora non la pensa così, credo che sia impossibile riuscire a fargli constatare la realtà dei fatti; evidentemente vive in una realtà mentale parallela, in cui i parlamentari sono persone oneste, i giornalisti sono indipendenti e non esiste la criminalità organizzata.

Chi non ha spento il cervello dovrebbe invece, anche solo per amor di contraddittorio, ascoltare Marco Travaglio e Beppe Grillo. Ascoltare. Non bere. Ascoltare, riflettere, valutare. Le informazioni che danno Travaglio e Grillo sull'asservimento dell'informazione al potere politico-economico (più economico che politico) italiano sono angoscianti.
Io ho visto Grillo in TV dalla D'Amico a Exit. Non mi importa niente della polemica "contraddittorio sì-contraddittorio no". Non mi importa niente della suscettibilità degli ospiti che si sono sentiti sminuiti dal fatto che Grillo non ha voluto ascoltare le loro... le loro... argomentazioni, diciamo così. Invece mi fa incazzare come una biscia quello che giustamente Grillo denuncia il giorno dopo sul suo blog:

"..."le persone citate" che non ha neppure il coraggio di citare. Tutti i media hanno parlato della fuga di Grillo (...) Nessuno ha riportato i nomi delle "persone citate". Gli innominabili. La Repubblica di ieri, in un trafiletto, ha scritto di un violentissimo attacco di Grillo. Senza specificare contro chi, perché, con riferimento a quali fatti. Nel programma ho nominato i campioni dell'economia italiana. I Manager Wanted. Colaninno, Geronzi, Ligresti, Scaroni."

Gli stessi personaggi illustri che così spesso sentiamo nominare a Report. Quelli per cui si fanno leggi salva-bancarottieri o si applicano modifiche ai piani regolatori per sanare gli abusi dei palazzinari.

E chi diffonde queste notizie in Italia?
Report di Milena Gabanelli
Riccardo Iacona
Marco Travaglio (sul suo blog e in AnnoZero)
Beppe Grillo

Punto.

Marco Travaglio fa eco a Grillo dal suo blog quando parla della genesi di Forza Italia. Siamo ancora nel 1993, Berlusconi non è ancora stato due volte Presidente del Consiglio, non ha ancora fatto tutte le leggi che sappiamo...

"...in una conferenza stampa in quei giorni a Torino, al Lingotto, io gli chiesi se era vero che Craxi avesse partecipato a queste riunioni e lui, invece di rispondermi, mi disse "si vergogni di farmi questa domanda". Era una conferenza stampa: in un altro paese immagino che tutti i giornalisti avrebbero rifatto la stessa domanda fino a ottenere la risposta, invece i colleghi, che sono quelli che fanno parte del codazzo, che sono ormai quasi di famiglia per lui, mi guardarono come dire: "ce lo disturbi, così ci rimane male, ci rimane storto per tutta la giornata". Io mi ritirai in buon ordine, non conoscendo queste usanze altamente democratiche."

Chi è che in Italia ci parla di collusione fra Forza Italia e criminalità organizzata? Chi è che denuncia i problemi di una finanza che truffa i cittadini? Chi è che racconta la tragedia dei "derivati" che metteranno in ginocchio l'amministrazione pubblica italiana? Chi è che racconta il mondo dei precari? Chi parla della ricerca che scappa all'estero?
Sono sempre loro.
Finché durano sono loro.

Oggi fa scalpore l'ennesima gaffe di Berlusconi a proposito dei terremotati "in campeggio per il fine settimana". Mi sono ascoltato il testo integrale e, sinceramente, non è quella gran gaffe che sostengono i quotidiani di tutto il mondo... ah, già, perché è all'estero che questa notizia ha fatto scalpore, mica in Italia!
Guardate qua:
http://chediconodinoi.blogspot.com/2009/04/berlusconi-le-vittime-del-terremoto.html
Telegraph, El Pais, Le Figaro, Spiegel, El Mundo, ABC.es... riportano una notizia che in Italia non c'è. Semplicemente non c'è. Neanche sui giornali dell'opposizione! Se ne parla solo su Google News, giustamente a proposito della polemica internazionale. Non è che la notizia in sé ci interessi, no. Ci interessa solo che dall'estero ci danno addosso e se qualcuno si pronuncia, è per insorgere strenuo in difesa del premier, vedi Messaggero e fonti ufficiali dello Stato.

E qui torniamo alla domanda del titolo.
Durante la seconda guerra mondiale l'Italia era governata da Benito Mussolini. Non voglio fare paragoni. E' un semplice dato di fatto. I media erano controllati dalla propaganda di regime, quella a cui fa il verso tanto bene Corrado Guzzanti con i suoi Fascisti su Marte. Se un italiano voleva sentire una campana diversa doveva sintonizzarsi nottetempo, di nascosto ovviamente, sulle frequenze di Radio Londra che trasmetteva informazioni in italiano sulla situazione internazionale. Ci pensava l'estero a dare agli italiani un po' di informazione non controllata dal potere italiano.
Avevano i loro interessi, ovviamente. L'Inghilterra era in guerra con l'Italia fascista e questo era un ottimo mezzo per combattere il fascismo fomentando l'opposizione al regime e la Resistenza dei partigiani. Nessuno fa niente per niente. Ma dal mio punto di vista facevano bene.

Abbiamo di nuovo bisogno di questo?
Dobbiamo di nuovo rincorrere la stampa estera per capire che cosa succede in Italia?
Da 15 anni Internazionale fa proprio questo: ci offre in italiano estratti dalla stampa estera, su argomenti di attualità e sull'Italia.
E lo fa ancora, stando in Italia.

E poi c'è la rete. Ci sono i blog, ci sono le piccole realtà di informazione parallela, spesso gestite da privati in prima persona ma che in molti casi sono fondamentali per far girare le notizie. Cercate su un motore di ricerca la chiave "berlusconi camping" e vedrete che in Italia la notizia ha circolato soprattutto sui siti privati.

Insomma, la risposta alla mia domanda, per ora, è "forse no". Abbiamo ancora una rete televisiva (UNA SOLA!!!) che ospita tre programmi, anzi due e mezzo (va bene Travaglio, ma Santoro non lo reggo proprio, scusatemi) molto importanti, ed abbiamo Internet su cui Travaglio, Grillo e molti altri possono ancora esprimersi... almeno finché la legge bavaglio sulle "pubblicazioni online" non verrà redatta opportunamente e poi approvata, magari senza neanche troppo clamore dell'opposizione, che in questo caso ha già dato adito a fortissime preoccupazioni.

Personalmente cerco di non perdere neanche una puntata di Report e mi sono iscritto, via RSS, ai blog di Travaglio e Grillo.
E sul mio blogghettino sfigato provo a fare un po' di ping-pong...

... e vi rimbalzo anche questa vignetta, del mio amico Fabio Lai, perché penso proprio che meriti!
Macerie

lunedì 1 dicembre 2008

Vatti a fidare


Siamo in periodo da vaccino antinfluenzale. Pare che quest’anno l’influenza “sia tanto brutta”, almeno così si dice in giro. Il Ministero ha già preso tutte le misure che ha ritenuto opportune e consiglia il vaccino a tutti quelli che se lo possono permettere: non solo lo passa gratuitamente ad una quantità impressionante di categorie, ma lo consiglia anche a tutti gli altri. I medici di famiglia fanno altrettanto. I telegiornali martellano ossessivamente in tal senso.

Anch’io mi sono posto il problema: sarà il caso di vaccinarsi o no?
Quest'anno ho un motivo speciale per pormi questa domanda.
Fra l’altro, pur non facendo parte delle categorie indicate dal ministero, fortuna vuole che io possa vaccinarmi senza spese. Allora per quale motivo traccheggio? Lo consigliano tutti ed è pure gratis…

Il problema è che io sono per vocazione un bastian contrario. Se c’è una cosa che piace a tutti, a me difficilmente piacerà. Se c’è una cosa che tutti fanno, difficilmente avrò voglia di farla anch’io.
Un altro problema è che sono anche un gran malfidato, un “santommaso”, uno che non si lascia convincere facilmente.
Mettete insieme queste due cose ed ecco cosa ne viene fuori: più insistete a dirmi una certa cosa e meno vi crederò. Se poi siete particolarmente insistenti, comincerò a pensare che mi volete fregare!

Allora, visto che tutti sono d’accordo sul vaccino, io mi metto sulla difensiva e comincio a rimuginare sul fatto che le aziende farmaceutiche, si sa, sono intrallazzate con politici, baroni e giornalisti. Che fanno un sacco di “regalini” anche ai medici generici, invitandoli a partecipare ai loro congressi a Courmayeur o in Costa Smeralda. Che sono più interessate al fare profitti che non a guarire la gente. Che magari glissano sugli effetti collaterali o che fanno analisi finanziarie confrontando i loro guadagni con i risarcimenti che devono dare alle loro vittime.
Come fai a fidarti, allora?

Ed il mondo dei medicinali, pur essendo un caso esemplare, non è certo l’unico. Anzi, è vero proprio il contrario: ormai su qualsiasi argomento si sono formate scuole di pensiero contrapposte che con la stessa forza e la stessa convinzione sostengono le proprie “verità inconfutabili”, ma che si contraddicono vicendevolmente.
Come fanno ad avere ragione tutti quanti? Qualcuno per forza ci sta propinando robaccia, ma chi?
Come si fa a stare tranquilli?

Ma per tornare al punto di partenza, il vaccino antinfluenzale fa bene o fa male?
A questo punto qualche persona ragionevole potrebbe dirmi che la verità sta nel mezzo, che il mondo non è in bianco e nero ma ha infiniti colori e sfumature. Si, ok, lo penso anch’io, però uno deve pur decidere in qualche modo, no?
Che faccio? Mi vaccino o no?

Vi risolvo subito il pathos dell’incertezza: io per quest’anno mi sono vaccinato.
Un po’ a malincuore, lo ammetto, ma l’ho fatto. Avevo le mie buone ragioni per pendere da questo lato della bilancia, e non c’entrano niente con tutte le affermazioni del Ministero della Sanità, dei telegiornali e dei medici più o meno famosi: quest’anno ho a cuore che la mia camera da letto resti libera da virus il più possibile, almeno per i primi mesi.
D’altra parte, mi sono detto, con tutte le schifezze che ci fanno mangiare e respirare tutti i giorni, non sarà una singola puntura di vaccino a fare la differenza... almeno spero!


E’ anche molto probabile che, in perfetta contraddizione con tutte le raccomandazioni arrivatemi, l’anno prossimo io non ripeta questa esperienza. Ma ci penseremo fra un anno...

Per concludere vi segnalo gli unici due siti internet che ho trovato che parlassero degli effetti indesiderati e delle controindicazioni del vaccino antinfluenzale: la farmaceutica Angelini (più pacato) ed il sito Eurosalus (decisamente più preoccupante).

D’altra parte sul business dell’influenza c’è talmente tanto da mangiare, che Google (il candidato Grande Fratello degli anni 2000) ha pensato bene di farci su un monitoraggio speciale. Leggetevi la segnalazione del Disinformatico e poi non mancate di consultare il sito apposito di Google: Google Flu Trends.


Incrociamo le dita e tiriamo avanti…