mercoledì 13 novembre 2013
Amen
Il barbiere di re Mida si confida col buchino per terra perché non ce la fa più a tenersi tutto dentro, ed è la sua rovina. Ma al contrario non funziona: fare le proprie confessioni al canneto di Blogger sperando, in parte inconsciamente, che la voce giri, che qualcuno risponda, che ci si possa sentire meno soli è una cazzata.
Non funziona.
Vuoi essere meno solo? Frequenta qualcuno. (perla di saggezza!!!)
Sei così ottuso ed ingenuo da pensare che al mondo ci siano pochi eletti degni di stima e che quei pochi eletti stiano proprio ad aspettare le tue confessioni online per venirti a cercare, per diventare tuoi amici?
Alienato. Ecco cosa sei.
Le mie "perle di saggezza" non esistono. Ma se esistessero potrei benissimo tenermele per me. Tanto pubblicarle non serve a niente. A quel punto, meglio Facebook, dove a leggermi sono persone che già mi conoscono e l'interazione ha un po' più senso. Oppure una bella moleskina, dove sfogarmi in privato per rileggermi anni dopo e pensare "ma guarda un po' cosa avevo per la testa quel giorno, me ne ero scordato completamente... quasi non mi riconosco..." Non serve blogger per fare questo.
Viceversa, le pagine più gettonate di questo blog sono quelle relative ai siti fedifraghi che non funzionano (furbi che siete, ma davvero non ci arrivate da soli? e allora fatevi spennare che ve lo meritate!), alle parole strane, alla sciabola da sommelier... cazzate. D'altra parte sono cazzate che ho pubblicato io. Le pensavo come un contorno a commenti più pregnanti ed invece sono l'unica cosa che attira pubblico sul mio blog.
La gente cerca cazzate, altro che perle di saggezza!
Allora facciamo una bella cosa: lo sfogatoio chiude i battenti. Lasciamo perdere. Cerchiamo di farci una vita vera. Baci a tutti!
venerdì 12 aprile 2013
Umanità infame (o infante?)
Mi posso permettere di dirlo, perché il novantanove percento degli uomini mi fa schifo e perché io stesso ho dei grossi limiti e non posso certo dire di essere meglio degli altri.
Qual è il nostro scopo nella vita?
Vivere sereni?
Rendere piacevole la vita a noi, i nostri cari e coloro che ci stanno intorno?
Aiutarsi l'un l'altro ad affrontare le avversità?
Affrontare i problemi pacatamente, ragionevolmente, per trovare la soluzione migliore che faccia contenti tutti?
No.
E' vero piuttosto l'esatto contrario.
Noi ci complichiamo la vita.
Frustriamo e mortifichiamo noi stessi, i nostri cari e le persone che ci stanno intorno.
Non ci aiutiamo a vicenda, anzi, spesso gioiamo delle disgrazie altrui ed infieriamo su chi è più debole.
Affrontiamo i problemi in modo avventato, iroso, irrazionale, alla ricerca di una soluzione che faccia il maggior danno possibile agli altri, anche a costo di averne danni a nostra volta.
Abbiamo desideri smodati. Vogliamo essere meglio di tutti gli altri, avere più cose, comandare più persone, avere più potere e far fare agli altri quello che vogliamo noi.
Ma allo stesso tempo non ci diamo da fare per ottenere quello che vogliamo. Lo pretendiamo a scatola chiusa, senza nessuno sforzo, senza sacrificio, per diritto divino. E se ci impegnamo per raggiungere uno scopo, lo facciamo alla faccia altrui, calpestando tutto e tutti, preoccupandoci solo di quello che vogliamo ottenere.
Siamo degli schifo di animali.
Competitivi. Privi di empatia. Vigliacchi. Approfittatori. Presuntuosi. Arroganti.
Ognuno di noi crede di essere il più ganzo e tosto figlio di puttana dell'universo. Per convincercene guardiamo film che ci mostrano tostissimi figli di puttana in cui immedesimarci, peccato che non sapremmo fare un millesimo di quello che fanno loro (che poi non è così invidiabile, visto che in sostanza spaccano tutto e lasciano una scia di morti dietro di loro).
Vediamo gli altri come una rottura di coglioni. Come avversari. Come intralci, nel migliore dei casi.
E tutto questo perché siamo dannatamente presuntuosi.
Noi sappiamo tutto. Noi capiamo tutto. Noi abbiamo le idee chiare su come si dovrebbero fare le cose, dalla riparazione del tombino, alla gestione della nazionale di calcio, alla politica internazionale.
Peccato che invece non sappiamo un cazzo di nessuno di questi livelli di problemi, ma siccome siamo arroganti, affermiamo il nulla con convinzione, lo sosteniamo con calore e lo difendiamo con aggressività da chiunque cerchi di farci notare che stiamo dicendo cazzate, o forse che non stiamo proprio dicendo niente, anche se lo facciamo con foga.
Cerchiamo dei nemici simbolici e ci scagliamo contro di loro. A parole, ovviamente, e di nascosto, perché non avremmo mai il coraggio di dirgli in faccia quello che pensiamo.
Troviamo questo coraggio solo quando siamo in gregge: nella massa ci sentiamo protetti ed anonimi ed allora diamo il peggio di noi, trucidando il re e tutta la sua famiglia, senza renderci conto che per avere davvero un utile il re non va ucciso: va imprigionato ed interrogato a fondo, va sfruttato il patrimonio di conoscenza che ha, perché ne ha! Molta più di noi! E la famiglia del re, parimenti, va interrogata, spremuta e poi mandata a fare lavori umili che siano d'insegnamento per loro e d'esempio per gli altri.
Ma no. La bestia umana priva di raziocinio, trucida, distrugge, dà alle fiamme e poi si guarda intorno soddisfatta in mezzo alle macerie, tronfia di aver devastato l'ambiente in cui lei stessa dovrà vivere.
Irrazionalità. Presunzione. Ottusità.
Ci ha provato qualcuno a farcelo notare.
Anzi, ci hanno provato in molti, nel corso dei secoli.
Se erano nobili, gente istruita, hanno fatto la fine del re: trucidati e dati alle fiamme.
Se erano saggi umili, sono dovuti andare a nascondersi negli eremi, a trasmettere le loro idee a quei pochi seguaci che riuscivano a raccattare, che di solito non erano all'altezza dei maestri.
Gli unici che sono riusciti ad ottenere effetti più duraturi sono stati i religiosi, che in virtù di una "verità" piovuta dall'alto, da qualcuno che non era infilzabile coi forconi ma che, al contrario, poteva condannarci a pene eterne, se non fulminarci secchi direttamente sul posto, sono riusciti a far passare a miliardi di persone il concetto di umiltà, abnegazione, solidarietà.
Peccato che poi quegli stessi religiosi abbiano sfruttato il potere che derivava dalla loro influenza per fare la bella vita, riempirsi di lussi, commettere ogni sorta di peccati che proibivano agli altri. Oppure, in alternativa, diventare dei fanatici rancorosi che umiliavano e torturavano tutti quelli che non erano disposti a condividere le loro convinzioni.
(e comunque evitiamo di esaltare troppo il messaggio che i religiosi hanno trasmesso all'umanità: per quanto potesse avere un fondamento buono, il fatto di ricorrere allo spauracchio divino è un punto debole molto grave, che ha portato i fedeli a cercare tutte le scappatoie possibili per infrangere i comandamenti e fare comunque il cazzo che gli pare, consapevoli che in fondo in fondo l'inferno non esiste ed i fulmini cadono a casaccio)
E se cerchiamo qualche figura esemplare moderna che abbia parlato laicamente di solidarietà, di fratellanza, di cooperazione contro le difficoltà e l'oppressione, possiamo vedere che fine hanno fatto tutti quanti: morti ammazzati. Da qualche fanatico, da qualche potere politico o religioso che avversavano. O magari dalla folla dei loro seguaci, se per qualche motivo si sono ritrovati a cadere dal trono di autorevolezza che si erano costruiti.
Uccidere il re.
Uccidere la famiglia del re.
Dare alle fiamme la reggia.
Dare alle fiamme i granai del re, dove c'è il grano del popolo.
Uccidere i simpatizzanti del re.
Uccidere chiunque ci stia sul cazzo, con la scusa che è un simpatizzante del re.
Stuprare sua moglie e sua figlia e poi uccidere anche loro.
Rubare le sue cose e riportarle nel nostro covo, per poi difenderle da altri predoni ottusi come noi che ce le vogliono rubare a loro volta.
E poi invocare un nuovo re.
Acclamarlo.
Idolatrarlo.
Finché non verrà il momento di massacrare anche lui.
Ed in tutto questo sforzo sanguinoso, noi non siamo certo sereni e tranquilli: non c'è certezza se non del fatto che qualcun altro come noi cercherà di toglierci quel che abbiamo, che dovremo usare la forza, le armi, il sangue, per sopravvivere in tempo di guerra.
Questo siamo noi.
Incapaci di renderci conto che, se ci aiutassimo a vicenda, se condividessimo le risorse, se mettessimo a frutto le conoscenze, se sapessimo moderarci nei nostri desideri ed armonizzarli con quelli dei nostri vicini, saremmo tutti estremamente felici.
La felicità e la serenità sono nella collaborazione, nell'amicizia, nella solidarietà e nella moderazione.
Ma alzatevi dal letto, la mattina, fate colazione nel vostro rifugio e guardatevi intorno. Che cosa vedete?
Coltellate nella schiena sul posto di lavoro. Violenza domestica. Aggressività nel traffico. Opportunismo e prevaricazione alla riunione di condominio. Frustrazione nei rapporti coi familiari. Inganno nei negozi e nella pubblicità. Miti irraggiungibili irradiati dai media.
Che cazzo devo fare per vivere sereno? Farmi frate e ritirarmi in un eremo?
L'umanità è un neonato: ignorante, egoista, istintivo, ottuso. Ha le potenzialità per diventare ben altro: un adolescente impetuoso ed entusiasta, un adulto maturo e sensibile. Ma siamo ancora lontani anni luce da quel risultato.
Per ora, con tutti i progressi che abbiamo fatto da quando eravamo nelle caverne ad arraffare il primo pollo che passava di à per sbranarlo crudo, siamo ancora nella fase anale: vediamo solo i nostri bisogni materiali più grevi e li assurgiamo a scopo di vita. Non abbiamo consapevolezza di ciò che è realmente nel nostro interesse, facciamo i capricci per non dormire, vogliamo ingozzarci di dolciumi che ci faranno venire il mal di pancia e rifiutiamo le verdure che ci regolano l'intestino, vogliamo giocare fino allo sfinimento e ci rifiutiamo di tenere in ordine la cameretta. E se qualcuno cerca di guidarci, di insegnarci, facciamo i capricci, strepitiamo, ci buttiamo per terra urlando fino a diventare paonazzi.
Vogliamo essere al parco a giocare, ma non vogliamo vestirci per uscire.
Questo siamo noi.
Adulti che continuano a strillare per la poppa ed a farsi la cacca addosso.
giovedì 31 gennaio 2013
Sfogo lungo e peso
Voi che volete un potere forte, che la faccia vedere a tutti questi maleducati, questi debosciati, questi estranei che vengono a turbare la quiete del vostro paesello del cazzo. Che hanno idee diverse dalle vostre, usanze diverse dalle vostre, colore degli occhi o dei capelli diverso dal vostro, che hanno un cognome strano, che leggono libri strani, che guardano film strani, che ascoltano musica che non avete mai sentito nominare prima.
Voi che siete stanchi, e ora basta, facciamola finita. Voi che avete voglia di inveire e sputare bile addosso a tutti quelli là. Voi che vorreste impugnare i forconi, dare una lezione, insorgere per sistemare le cose.
Voi che siete illuminati ed intelligenti, che siete disponibili ed aperti, che tutti possono dire quello che pensano, qualsiasi cosa sia, perché sennò non va bene, sennò diventiamo peggio di loro.
Voi che badate ai fatti ma non ce l'avete con le persone. Che uno può avere qualsiasi idea voglia e cercare di fare quello che gli pare, ma comunque è una persona ed io contro di lui non ho niente, e se mi vuole stringere la mano gliela stringo e comunque lo rispetto, anche se ha delle idee di merda e cerca continuamente di mettermela nel culo.
Ce l'ho con tutti voi che non capite o fate finta di non capire che il bullismo è un sistema di merda, che ci fa vivere tutti nella merda e che se vogliamo finalmente vivere una vita serena ci dobbiamo liberare definitivamente di tutti questi bulli del cazzo.
Perché è una questione di numeri, cari coglionazzi miei.
Basta UN bullo per fare il culo a cento pecore, una per volta. Mentre cento pecore che si aiutano e collaborano possono fare il culo al bullo.
Il problema è: vi sentite pecore o vi sentite bulli?
Se non vi sentite nessuna delle due, aspettate un secondo, che ce n'è anche per voi.
Ma restiamo sul dualismo dialettico: pecore o bulli?
Si fa presto a capire come sta la realtà: se non vi comportate già da bulli, allora siete pecore. Anche se vi rode il culo a sentirvelo dire.
Fermatevi un attimo a pensare a quel tempo lontano in cui andavate a scuola. Elementari, medie, superiori, non fa differenza.
Se prendiamo una classe media di, diciamo, venticinque ragazzi, troveremo più o meno:
- UN bullo, molto raramente più di uno
- cinque scagnozzi del bullo, che si comportano da bulli, ma solo perché c'è un bullo vero a coprirgli il culo, provate a prenderli per conto loro e vedrete che non hanno la stoffa del vero bullo
- cinque vittime sacrificali, quelli a cui il bullo ed i suoi sgherri rompono il cazzo mediamente tutti i giorni
- una massa di ignavi, che non è vittima regolare del bullo, riesce di solito a sfangarla senza troppi danni, pensa ai cazzi suoi e fa finta di niente... quelli che pensano di non essere bulli e non essere pecore... ma qualche volta, ogni tanto, con il bullo e la sua banda ci deve comunque fare i conti ed in quelle occasioni torna fuori la vera natura di pecora, scaltra se vogliamo, ma sempre pecora
Volete capire dove state voi? Lo sapete già, non c'è neanche bisogno di pensarci su, ma se proprio il neurone solitario non vi si smuove, allora c'è un metodo banale per capirlo: quando si fregava la merenda ad un compagno di classe voi eravate quello a cui veniva fregata o uno di quelli che se la mangiavano?
Avete mai banchettato con la merenda altrui, dandovi di gomito e scambiando risatine con i compagni di branco, pensando alla faccia che avrebbe fatto quel coglione all'ora della ricreazione quando si sarebbe accorto che la merenda non era più dove l'aveva lasciata?
Se la risposta è sì: andatevene affanculo, questo post non è per voi.
Ma la grande maggioranza di voi avrà risposto "no", perché è così, è statistica, i bulli e gli stronzi all'ombra dei bulli sono pochi. Non sono la maggioranza. Se fossero maggioranza starebbero perennemente in guerra, ed invece no: campano sereni alla faccia nostra perché sono pochi, hanno una vasta platea di vittime e nessuno che gli si pari davanti e li faccia smettere.
E qui arriviamo alla seconda parte del ragionamento.
Se siete pecore (e se siete arrivati fin qui, vuol dire che vi sentite pecore), come avete fatto, ai tempi della scuola, a risolvere i vostri problemi col bullo e la sua ghenga? Le soluzioni standard sono:
- svicolare e tirare a campare, ogni tanto vi è toccata ma nel complesso non era poi così male
- subire e patire, ed avrete avuto un'infanzia ed un'adolescenza sgradevoli e da dimenticare
- farvi difendere da qualcuno più forte, determinato, autorevole di voi
A nessuno di voi sarà capitato di metter su un gruppone di pecore, compatto e deciso, aspettare il bullo dentro ad un vicolo e corcarlo di mazzate. Anche questa è statistica. Se per caso siete un'eccezione, vi faccio i miei complimenti e congratulazioni, ma questo post vi servirà a poco perché sapete già quello che voglio dire.
Ebbene, eccoci arrivati finalmente al nocciolo della questione.
Siamo cresciuti. Non siamo più a scuola. Però certi meccanismi funzionano sempre, anche se in forma magari più attenuata, edulcorata, civilizzata. Sul posto di lavoro si ricreano equilibri analoghi, anche se i dispetti non sono più così sfacciati, diventano più scaltri, infidi, ma tutto sommato equi: è la parità che costringe al sotterfugio, quando non c'è parità si può ricorrere molto più semplicemente al sopruso e chi se lo può permettere se ne approfitta di sicuro.
Ma non è del posto di lavoro che voglio parlare. Voglio parlare di società nel suo insieme. Voglio parlare di regole democratiche. Voglio parlare di governo e politica e cultura.
Viviamo in Italia, un paese che nonostante tante incoerenze ha tuttora una costituzione democratica, che afferma i diritti di tutti e nega la prevaricazione di pochi. Sulla carta.
Nella vita reale ovviamente non è così: i bulli vogliono sempre fare i bulli, è nella loro natura. Non basta una legge scritta per cambiare la loro testa ed il loro istinto. Si creano così un sacco di sfumature, di zone d'ombra dove un barone, un signorotto locale, un padrone, un familiare dispotico riescono a ritagliarsi il loro piccolo feudo di terrore, dove spadroneggiare a loro piacere.
Ed è normale che sia così.
E' un conflitto insito in ogni sistema democratico: c'è sempre qualcuno che non vuole sottostare alle regole comuni e fare il cazzo che gli pare.
Ma facciamo un passo indietro.
Chiediamoci come mai in Italia c'è una costituzione democratica. La risposta è così semplice che la diamo tutti per scontata. Ce l'hanno insegnato a scuola insieme ad un altro milione di cose pallose, quindi per contaminazione anche questa è diventata una palla.
Mentre invece è una cosa importante.
Prima, in Italia, c'era il re!
Davvero! Giuro!
C'era un tizio che poteva ordinare alle sue guardie di arrestare ed ammazzare chi cazzo gli pareva. Aveva quel potere. certo, nel corso dei secoli si erano sviluppati metodi per mediare questo potere assoluto, vincoli, limiti, anche delle costituzioni, magari con tanto di parlamenti e divisione dei poteri. Ma il nucleo fondamentale era il fatto che qualcuno era il re e gli altri erano suoi sudditi: uno era il bullo, coi suoi scagnozzi, e tutti gli altri erano le pecore.
In pochi episodici sprazzi nella storia qualche gruppo di pecore si è reso conto che poteva coalizzarsi contro la prepotenza del bullo ed hanno imposto dei cambiamenti, come dicevo poco fa: introduzione di costituzioni, di strumenti alternativi di potere, di leggi che sancissero diritti inviolabili.
Poi, negli anni venti del ventesimo secolo, in Italia spuntò un signore che si era proposto come leader delle pecore e, piano piano, aveva tirato fuori il suo reale carattere da bullo. Erano tempi difficili, c'era tanta miseria, tanta ignoranza, un popolo di cafoni con una cultura media ridicola che si faceva facilmente raggirare dalle chiacchiere di un buon oratore (come peraltro era già successo ripetutamente nei secoli precedenti: non scordiamoci tutte le rivolte che sono state sedate con belle parole e vuote promesse). Quel signore, che si chiamava Benito Mussolini, organizzò un suo partito, fondò delle squadre di gente "determinata" (maledetti scagnozzi del bullo, capaci di fare angherie solo perché hanno il culo coperto da qualcuno più determinato e feroce di loro) e ad un certo punto, complici una serie di fattori di vario tipo, anche economici e politici, riuscì ad impadronirsi del potere in Italia, a metter su un suo governo che dominava col pugno di ferro (sennò li faceva ammazzare, che problema c'è?) ed a fare un sacco di cose utili e lodevoli per il paese, tipo ammazzare o torturare i dissidenti, inquinare la cultura, impegnarsi in guerre inutili e fallimentari, mettere in ginocchio l'economia ed anche bonificare l'agro pontino, opera pubblica in base alla quale sarà sempre ricordato come uno che ha fatto anche delle buone cose e statista di calibro internazionale.
Sotto Mussolini la gente non faceva una gran vita. Si erano ricreati i tre gruppi sociali delle classi delle scuole: gli scagnozzi del bullo che viaggiavano per il paese armati di manganello e olio di ricino a rubare le merende della popolazione, le vittime sacrificali che beccavano purghe e legnate e vivevano una vita di merda grazie a quei signori, ed infine una larga massa di gente che riusciva ad adattarsi, a svicolare, a non passarsela troppo male e che quindi, alla fine, non muoveva un dito per cambiare le cose.
Questi tre gruppi, però, con l'andare del tempo cambiarono di consistenza: gli sgherri crescevano di numero ed estendevano i loro soprusi a sempre più persone, le vittime crescevano quindi di numero mentre gli ignavi si trovavano sempre più costretti a scegliere da quale parte stare, se col manganello in mano o col manganello in culo. E fu così che precipitò la situazione, grazie a questa estremizzazione di ruoli e grazie anche al fatto che il buon Benito, con la sua impeccabile politica estera, stava facendo massacrare centinaia di migliaia di italiani su vari fronti di guerra, rischiando ovviamente di farsi pure invadere da forze straniere e poi, addirittura finendo dominato dal suo amico bullo Hitler, che però era più bullo di lui e se l'era messo sotto i tacchi con tutto il paese.
Un certo numero di italiani decise che s'era rotto il cazzo del fascismo, che non voleva più morire per Mussolini, e cominciò a fare la guerra al contrario, dentro casa sua, contro il dittatore.
Da quella guerra civile è nata la nostra costituzione. Con quell'imprinting.
Per questo è così democratica: perché è nata per reazione ad una dittatura.
Per una volta le pecore si erano unite per dare la caccia al bullo e gli avevano rifilato una bella schioppettata su per il culo. Amen.
E quindi, infine, torniamo a voi.
Voi che siete nati in democrazia, che l'avete studiata a scuola ad "Educazione civica" e vi siete rotti le palle con tutte quelle notizie astruse su camere, parlamentari, divisione dei poteri, presidenti dello Stato e del Consiglio che ancora vi viene l'orticaria quando li sentite nominare perché vi si smuove la reazione di quando avevate sei anni.
Voi che il bullismo l'avete sperimentato a scuola, al militare, sul posto di lavoro, ma mai su scala organizzata e sistematica a livello nazionale.
Voi che siete intolleranti verso un sacco di fastidi che vi danno i vostri vicini, ma che non siete bulli e non sapete dargli una lezione da soli. Voi che avete bisogno che i soprusi li faccia qualcun altro per conto vostro.
Voi che vivete tranquilli, che avete quel che vi serve, che non vi manca niente e che vi sapete accontentare. Voi che diventate indifferenti a quello che succede fuori dalla porta di casa vostra perché voi state bene e chi se ne frega se là fuori qualcuno prende una mazzata di troppo, subisce un'ingiustizia o un sopruso. Tanto non vi tocca, saranno cazzi suoi, magari se l'è pure meritata.
Voi che invece siete sensibili a tutto questo ed avete appreso la lezione democratica e l'avete eretta a santino, un santino metafisico, aprioristico, su cui non avete riflettuto gran ché, e sulla base di questo superdemocraticismo andate cantando la canzone che "tutti devono potersi esprimere, sempre e comunque", anche quando vanno tessendo le lodi del potere dei bulli e degli sgherri, perché "le idee devono essere libere, anche quando sono ingiuste". Voi che siete capaci di stringere la mano al bullo, perché "ce l'ho con le sue azioni, non con la sua persona, le azioni le combatto, la persona la rispetto".
Bene.
Tutti voi.
Tutti voi tenete una porta aperta per il bullo.
Alcuni di voi sperano nel bullo, lo desiderano, lo cercano, perché sognano un mondo comandato da un bullo che fa tutto quello che volete voi. Coglioni!
Il bullo fa quello che cazzo gli pare! Non quello che pare a voi.
E se per una volta può capitare che i suoi interessi ed i vostri coincidano, la volta dopo scoprirete con orrore che lui sì che è un bullo, e voi siete solo delle stupide pecore che pensavano di farsi difendere da un bullo. Mangerà le vostre merende e voi direte "ma non è giusto!". Stupidi coglioni, l'avete voluto voi!
Altri di voi prendono la cosa con sufficienza. Tanto il pericolo non c'è davvero.
Prego, si accomodi signor bullo, faccia come a casa sua. Finché parla da bullo ma non morde la trattiamo come una persona corretta qualsiasi.
Peccato che quando il bullo morde, ormai è troppo tardi. Ha già morso. Quella merenda non c'è più, perché se l'è mangiata. Quella legge non c'è più, perché l'ha abrogata. Quella persona non c'è più perché l'ha ammazzata.
Vogliamo pensarci dopo?
Vogliamo aspettare che il bullo faccia il bullo prima di isolarlo come bullo?
Anche se nel frattempo parla da bullo, organizza i circoli dei bulli, mette su il partito dei bulli, fa campagna elettorale da bullo... e magari, ogni tanto, qualche manganellata a qualcuno la fa dare davvero. E magari già da anni banchetta con le nostre merende perché una massa di pecore imbecilli di cui al caso precedente lo ha eletto in parlamento convinta di poterne trarre un utile?
Bene, cari i miei pecoroni stolti, questo è uno sfogo.
Mi sono rotto il cazzo di vivere in mezzo ad una massa di imbecilli come voi.
E' grazie alla vostra imbecillità che la mia vita continua ad essere frequentata da bulli, perché sottovalutate il problema o perché fate sogni bagnati in cui i bulli siete voi.
Maledette pecore del cazzo, guardatevi allo specchio. Siete pecore, non bulli!
Se volete vivere in pace i bulli li dovete sradicare, eliminare, vaporizzare.
Dovete essere intransigenti contro qualunque forma di bullismo. Dovete insegnare ai vostri figli che i bulli sono stronzi e che è la collaborazione che ci rende forti.
Dovete dire in faccia ad ogni aspirante bullo quello che realmente è: una fottuta merda! Con cui non volete dialogare, che non volete rispettare, che non accogliete con compostezza e deferenza perché incarna in sé il principio di una vita di tormenti per voi e quelli come voi.
Non c'è cordialità verso il nemico ed i bulli SONO il nemico.
Di destra? Di sinistra? Qualunquisti? Non fa differenza!
Non è un problema di ideologia politica ma di mentalità. I bulli prevaricano. Punto. A scuola, in casa, sul posto di lavoro, in politica, sul campo di calcio, ovunque.
Ci sono bulli comunisti, bulli fascisti, bulli democristiani, bulli socialisti, bulli grillini, bulli magistrati. I bulli sono trasversali.
Così come sono trasversali i finti bulli: quei cazzo di coglioni che inveiscono, sputano bile, minacciano, soprattutto su internet, dietro ad un monitor, convinti di poter dire qualsiasi cosa tanto non gli può succedere niente.
Cazzoni: siete pecore!
Se foste stati dei veri bulli, adesso sareste in giro a prevaricare qualcuno. Non seduti davanti al vostro computer ad imprecare contro questo o quello. Avete sbagliato bersaglio. Avete sbagliato tutto! Vi state comportando in modo opposto alla vostra natura e ve la state mettendo in culo da soli, stupidi!
E la state mettendo in culo pure a me.
Fine dello sfogo.
Andate tutti a mori' ammazzati!
Firmato: una pecora frustrata.
martedì 27 novembre 2012
A gonfie vele
Tanto per capire quanto sono scemo...
Io sono uno che tende ad adattarsi. Non domino la mia vita, non anticipo le situazioni, non costruisco imperi, mi limito a vedere quel che mi succede ed a reagire di conseguenza. Ma questa è una strategia tutt'altro che vincente!
L'esempio banale: io ho la gola delicata, basta uno spiffero, una frescata, e già mi sento quel pizzicorino che, se non accudito immediatamente, diventerà gola infiammata, laringite, faringite o quant'altro. Soffro però frequentemente anche di naso chiuso, in forma relativamente lieve. E cosa faccio quando mi si chiude il naso? Se dal naso non passa sufficiente aria, uso anche la bocca per compensare. Siccome tutto ciò si verifica gradatamente, non me ne accorgo nemmeno. Passo mezza giornata a respirare anche con la bocca e mi viene il mal di gola.
Ho più di quarant'anni, ho razionalizzato la cosa, eppure ancora ci casco. Perché? Perché mi adatto, non gioco di anticipo ma di rimessa... e ne pago le conseguenze.
Provate ad immaginare questo tipo di atteggiamento messo in pratica quotidianamente con il condominio, il lavoro, il tempo libero, la figlia, la famiglia...
Dovrei scrivermi grosso sulla parete di fronte al letto "NON FUNZIONA!"
Magari in capo a qualche mese riesco a convincermene.
lunedì 19 novembre 2012
Asus EEE Pad Slate B121
Per "Tablet PC" si intende un tablet che, a dispetto della mancanza di tastiera e delle ridotte dimensioni, è un PC a tutti gli effetti: fondamentalmente si tratta di avere un processore potente per far girare tutte le normali applicazioni ed un sistema operativo Windows completo. Maggiori informazioni sui Tablet PC sono disponibili sull'ottiuo blog "Il Tablet PC Italico" che per me è stato un ausilio fondamentale per la scelta.
Perché ho acquistato un Tablet PC?
Avevo due obiettivi: da una parte comprarmi un PC personale, che da alcuni anni non possedevo (il fisso era defunto, compensavo col portatile della moglie ed all'occorrenza con quello dell'ufficio), dall'altra procurarmi uno strumento con cui realizzare disegni e dipinti digitali, un nuovo hobby che volevo intraprendere.
Per il primo obiettivo mi serviva un PC capace di navigare, usare Office, usare programmi di Cad e GIS per uso personale.
Per il secondo obiettivo mi serviva un PC capace di far girare programmi simili a Photoshop o Corel Painter, dotato di penna per disegnare direttamente sullo schermo.
Analizzando i prodotti disponibili sul mercato mi sono orientato su di un Asus EEE Pad Slate B121.
Processore Core i5, schermo da 12', penna Wacom, sistema operativo Windows 7.
Maggiori dettagli sul sito del costruttore.
Adesso, qualche mese dopo, mi trovo a fare i primi consuntivi ed ho deciso di pubblicarli online a futura memoria e come recensione per chi fosse interessato.
L'Asus B121 è diretto discendente dell'EP121 dal quale si differenzia per dettagli che non hanno niente a che vedere con l'uso che ho descritto sopra (si tratta di un fantomatico "modulo TPM" che non ho neanche capito esattamente a cosa serva: my fault). Tutti i commenti che ho espresso nel seguito sono applicabili anche all' EP121.
Tenuto conto del prezzo (io l'ho pagato 900€, ma il prezzo ha fluttuato dai 1200€ iniziali a meno di 600€ e continua a fluttuare) è il meglio che potevo trovare con quelle caratteristiche.
Diretto concorrente: il Samsung Serie 7 Slate PC, che ha un pollice in meno di schermo e costa qualche centinaio di euro in più.
Maggiori dettagli sul sito del costruttore.
Dal punto di vista delle caratteristiche tecniche l'Asus B121 e lo Slate Serie 7 sono simili, a parte appunto la dimensione dello schermo ed il prezzo. Ho scelto il primo proprio per questi due motivi (fra l'altro, come spiego nel seguito, un pollice in più di schermo ha la sua importanza).
Cominciamo col dire che il primo tipo di utilizzo non l'ho ancora verificato approfonditamente ma mi pare pienamente realizzato: il computer è veloce, si avvia quasi istantaneamente, ha un sistema operativo completo su cui posso installare tutti i programmi che voglio, ha una pratica tastiera bluetooth per quando si vuole scrivere più a lungo (ovviamente seduti alla scrivania), ha due porte USB utili per collegare un mouse non wireless (che preferisco rispetto a quelli bluetooth) ed eventuali dispositivi esterni.
Manca la presa ethernet, che in qualche caso potrebbe essere utile.
Manca la possibilità di collegarsi direttamente ad internet via GSM o superiori.
Manca ovviamente il lettore CD/DVD, che eventualmente va comprato esterno USB.
La navigazione internet sul display 12' può essere talvolta difficoltosa se si usano solo le dita: i caratteri spesso sono un po' piccoli (i siti non si rendono conto che abbiamo un 12' e non un monitor da scrivania) ed i link a volte sono difficili da cliccare, colpa anche di un tocco capacitivo che vicino ai bordi diventa meno preciso. E' un po' difficile, per esempio, aprire nuove schede, chiudere le schede, usare la ricerca (io uso Firefox e tutti questi comandi sono vicini al bordo superiore o inferiore). Se invece si usa la penna questi problemi si risolvono quasi perfettamente: persistono, per esempio, quando si visualizza con Youtube un filmato a tutto schermo e si vuole spostare il cursore di avanzamento che viene visualizzato all'estremità inferiore dello schermo. Il puntatore non segue perfettamente la penna, ma è un difetto lieve a cui ci si abitua presto.
Altra cosa un po' fastidiosa è la mancanza di pulsanti sulla penna. Siccome la penna è ospitata in un alloggiamento apposito del tablet, sarebbe stato difficile fare altrimenti, però resta il fatto che non si dispone di un metodo pratico per fare il "clic destro". Tenendo premuta a lungo la penna si ottiene l'apertura del menu contestuale, ma è una cosa poco pratica e, fra l'altro, interferisce con quei casi in cui uno vorrebbe, appunto, ottenere solo un clic prolungato (per esempio per fare uno scroll veloce di molte pagine in un documento PDF).
Volendo, è possibile comprare una penna alternativa Wacom, compatibile con il pannello presente sul B121 e munita di tasto laterale. Il prezzo si aggira sui 60€. Ci sto pensando su, ma ancora non l'ho fatto. Questa cosa fra l'altro tornerebbe utile anche per il disegno, come spiegherò fra breve.
Veniamo dunque al secondo tipo di utilizzo, che dovrebbe essere il punto di maggior interesse per chi a fine 2012 cerca informazioni su questa tavoletta (ormai, con l'uscita di Windows 8, un utente genericamente interessato ad un tablet non ha motivo per voler comprare questo modello che sta rapidamente invecchiando rispetto alle nuove uscite, ma resta ancora appetibile per grafici ed artisti perché i nuovi modelli non hanno mai una penna di qualità, ammesso che ne abbiano una).
Cominciamo quindi proprio con la penna. Ha 256 livelli di pressione, che non sono certo il massimo, ma funziona. Il difetto principale è proprio l'assenza del pulsante laterale, che torna utile in molte situazioni. Mi concedo ancora qualche mese di utilizzo per capire se quel pulsante possa valere i 60€ della penna sostitutiva. Un altro vantaggio che deriverebbe dalla sostituzione della penna è l'impugnatura ergonomica ed antiscivolo. Quella in dotazione, infatti, è perfettamente cilindica ed interamente di plastica liscia. Va benissimo per gli usi standard, ma se uno vuole disegnare a lungo farebbe piacere un'impugnatura più pratica.
Un difetto notevole a mio avviso sono i driver della penna. Innanzitutto quelli forniti di fabbrica non supportano la sensibilità alla pressione e quindi vanno immediatamente sostituiti con driver aggiornati, che però la Asus ha pensato bene di "nascondere" fra quelli per l'EP121. E' un problema che è stato a lungo dibattuto su numerosi forum, ma che per fortuna si risolve facilmente: basta andare sul sito del costruttore e scaricarsi i nuovi driver dalla pagina dell'EP121 (si chiamano "Wacon ISD_DualTouch").
A questo punto, però, ci ritroviamo con dei driver che non sono minimamente configurabili. Ho a disposizione su un altro PC una tavoletta Wacom Intuos3 con i cui driver posso creare profili personalizzati per le diverse applicazioni. Qui non c'è niente del genere.
Infine alcuni applicativi freeware (GIMP, Artweaver) non riconoscono la "gomma" ossia il tastone posto sul retro della penna. Non so se programmi commerciali (Photoshop, Artrage, Painter) abbiano lo stesso problema perché al momento non ne ho provato nessuno.
Veniamo al software. Il B121 ha un processore Core i5, quindi può reggere Photoshop. Non so quanto fluidamente perché non l'ho provato, ma non dovrebbe avere problemi.
Io uso GIMP, perché le mie velleità artistiche non giustificano assolutamente la spesa di quasi mille euro di programma e non ho intenzione di installarne una copia pirata.
Con Gimp ho qualche problema di stabilità, probabilmente legato al fatto che è un open-source e quindi qualche bug in più c'è senz'altro.
Mi piacerebbe provare Artrage, che ha un costo contenuto, ma ancora non l'ho fatto. Anche per questa spesa mi riservo qualche mese di pratica prima di prendere una decisione. Ho usato invece un programmino free che si chiama Artweaver che per un uso serio è molto limitato, ma consente di ottenere degli effetti simpatici tipo pastelli a cera, gessetti e cose simili. E comunque è free e leggero, per cui installarlo non costa niente.
All'atto pratico, con questi programmi, si nota qualche rallentamento quando si lavora su immagini grandi e si usano di conseguenza grandi pennelli, soprattutto se sfumati come, per esempio, l'aerografo. In pratica il puntatore sullo schermo non segue immediatamente la penna e si muove con un certo ritardo, che può anche diventare fastidioso nei casi peggiori. A quel punto diventa un problema di scelte e di pratica per contenere il problema. Per quanto mi riguarda, sono ben lontano dall'esserne afflitto. Spero che in futuro, aumentando le mie ambizioni artistiche e, di conseguenza, la dimensione delle immagini ed il numero dei livelli, la questione rimanga sotto controllo.
Una cosa di cui mi sono reso conto solo dopo l'acquisto, ma che avrei dovuto prevedere, è che per usare seriamente Photoshop o programmi analoghi, la penna non basta ma serve anche la tastiera. Grazie ad un abbondante uso di scorciatoie, infatti, si riesce ad ottimizzare la gestualità concentrandosi sul disegno e non sugli strumenti. La scelta del pennello, l'attivazione della gomma, le regolazioni fini, la creazione e fusione di layer, sono tutte operazioni che conviene fare da tastiera. Il B121 ha di serie una pratica tastiera bluetooth, ma ha poco senso comprarsi un tablet per poi mettersi a tavolino con la tastiera accanto. Insomma, c'è da capire l'uso concreto che si vuole realizzare. Certamente per un appassionato di disegno il fatto di intervenire con la penna direttamente sullo schermo è appassionante e, parlando di prodotti commerciali, è quasi come avere una Wacom Cintiq di piccolo formato. Solo che la Cintiq 12' costa un migliaio di euro da sola, ed ha bisogno di un buon PC a cui collegarla.
L'hard disk è a stato solido. Molto più veloce rispetto a quelli tradizionali (l'accensione del PC è quasi istantanea) ma piuttosto limitato di dimensioni: sono 64 GB di cui però circa una ventina sono già occupati dal sistema e dai software preinstallati. Quindi bisogna gestire sia la dimensione dei file di lavoro (fra pixel e livelli si fa presto a debordare) sia la loro archiviazione (con hard disk esterno o cose simili). Ovviamente parlo sempre di un uso professionale. Io per ora ho ancora mezzo HD libero.
Infine, ma non per importanza, la dimensione dello schermo: 12' sono pochi per l'ambiente di lavoro di GIMP (analogo a Photoshop). Io ho dovuto cercare una configurazione ottimale e "bloccarla" in un'unica finestra. Se usassi la tastiera (e quindi nascondessi alcune barre degli strumenti) forse potrei andare a schermo intero, ma guadagnerei giusto un centimetro o due. E non so se riuscirei a gestire i layer. Insomma, si sta stretti.
Ci sono altri programmi come ArtRage che usano interfacce più orientate al tablet. Non a caso i primi EP121 che ho visto in rete erano stati usati proprio per promuovere questo programma alle convention. Per ora però non posso dare informazioni sull'uso pratico perché ancora non me lo sono procurato.
A proposito del peso: io tengo il tablet sempre nella sua custodia ed il peso complessivo è di circa un chilo e mezzo. Non è poco. Sicuramente non si può tenere con una mano. Lo si deve per forza appoggiare da qualche parte, sulle gambe, su un tavolino... non si può pensare di usarlo come se si tenesse in mano un blocco per schizzi.
Alla fine, la morale della favola secondo me è questa: il B121 è adatto come computer unico per chi vuole abbinare un uso generico (web, scrittura, mail, ecc.) in mobilità ad una attività artistica moderata.
Se invece si desidera uno stumento principalmente per disegnare e si pensa di usarlo intensamente, allora è necessario valutare bene tutti i limiti che ho elencato perché ci si dovrà fare a botte quotidianamente.
domenica 18 novembre 2012
Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?
Sono quasi tre anni che non scrivo su questo blog...
Ho cambiato i colori, ma devo sistemare meglio i dettagli grafici. Ho in mente un paio di post molto eterogenei... forse a breve ci rivedremo o forse la pigrizia l'avrà vinta, non lo so...
So che nel frattempo ho aperto un altro blog a tema fumettistico e su quello, probabilmente, scriverò con più regolarità. Si chiama "Il fumettofilo atipico" e lo potete trovare QUI.
venerdì 19 marzo 2010
Fuga di cuori
Parlando del più e del meno è capitato spesso che manifestasse ammirazione per il nostro beneamato presidente del consiglio. Insomma, è una di quelle persone che appoggiano Berlusconi e lo votano (o voterebbero, se fossero in condizioni di farlo: non le ho mai chiesto se abbia ancora la cittadinanza italiana e se partecipi al voto).
Intenzionalmente evito di infognarmi in diatribe sul suddetto soggetto, visto che non frequento questa persona da molti anni e che i nostri sporadici contatti non lasciano spazio per questo tipo di querelles. Meglio conservare il rapporto, per quanto episodico e superficiale possa essere, che non mettersi a litigare scioccamente sulle proprie opposte idee politiche.
Però ultimamente la BBC ha mandato in onda uno speciale su B. Un suo amico inglese, dopo averlo visto, le ha scritto queste parole (da me pedestramente tradotte) e lei le ha girate ad un gruppetto di amici di cui faccio parte:
"Sono contento che ti sia divertita a Cuba e sono sicuro che sia il Che che Fidel sarebbero veramente fieri dei successi di Berlusconi.
Nessun italiano pagherebbe una tassa che può evitare o rinuncerebbe alla possibilità di andare a letto con belle signore con molte tette e niente cervello, quindi posso perdonargli questi difetti. D'altra parte quello che ammiro di più è la sua capacità di fare una legge, dopo aver fatto qualcosa di illegale, che lo rende legale. Fantastico.
Hanno mostrato il suo svenimento mentre teneva un comizio? Era una misera prova di recitazione, ma gli ha comunque permesso di uscire dall'ennesimo carico di accuse di corruzione.
E' un grande!"
Sono girati ovvi commenti di consenso da parte di noi bolscevichi irriducibili cisalpini. Uno di questi le chiedeva in particolare come facesse LEI, nota simpatizzante del leader del partito dell'amore, a non pensare le stesse cose.
Questa signora (alla nostra età ci possiamo permettere certi epiteti) ha dato una risposta che mi ha sinceramente commosso e che voglio condividere con voi. Dopotutto nessuno di noi è un algido cristallo di rocca, scevro da difetti o dubbi o compromessi. Ciascuno di noi, credo, ha dei momenti in cui si chiede se le proprie convinzioni siano saldamente fondate o comunque ha anche solo degli attimi di sbandamento rispetto alle proprie posizioni abituali, che magari durano un attimo, ma testimoniano di quanto siamo umani, nel bene e nel male.
Ecco la sua risposta:
"Mah, non ti do torto... specialmente ora che, tornata da Cuba, mi becchi in un momento di debolezza politica...
Il fatto forse è che, proprio perché sono lontana dall'Italia da più di 10 anni, non ho un'idea precisa di cosa possa voler dire vivere con Berlusconi come premier e alla fine mi interessa di più quello che succede qui perché si relaziona con tutto quello che ho e sono (ormai in Italia c'e' solo la mamma e la sua casa, il mio resto e' qui).
Vengo spesso in Italia ma sempre in vacanza e vado al mare o a far girate. Mi faccio una scorpacciata di pizza e pasta, mi godo il sole e riparto.
E come si fa però a tornare per sempre?
Quando qui 10 anni fa mi hanno pagato un Master in Educazione (a me!) e stipendiato mentre lo facevo. Dove 6 anni fa mi hanno dato a perdere 50000 sterline (a me!) per comprarmi la casa che volevo solo perché sono un'insegnante di scuola statale. Soldi su cui non pago nulla e che non dovrò mai rendere se non quando deciderò di cambiare lavoro e in quel caso avrò due anni per ripensarci.
Come si fa a tornare? Quando qui per aprire un conto in banca vai lì e non ti chiedono ne' carta d'identità (che non esiste) ne' residenza (che non esiste perché la residenza è dove dormi in quel periodo). E quando vai a pagare la Council tax mensile se gli dici "questo mese non ho soldi", loro rispondono: "Non si preoccupi, non la paghi. Le va bene se gliela scorporo nei restanti mesi?"
Come faccio? Quando lo scorso mese mi lamentai col preside perché cominciavo a trovare il mio lavoro noioso, lui tranquillo mi risponde che tutti hanno diritto a ricrearsi all'interno della struttura e sentirsi valorizzati. Con l'effetto che mi propone seduta stante la leadership di un progetto di links tra scuole in tutto il mondo per la quale parto a maggio per Trinidad e Tobago e a giugno per Madrid pagata per visitare delle scuole. Come si fa?
Guarda che non è facile vivere da emigrante, andar via per realizzarti è duro. l'Italia manca. Ma manca un'Italia che si avvicina sempre di più a cose tipo la canzone di Toto Cutugno o Mino Reitano. Che tristezza. Da qui i miei errori, forse, se tali."
Leggendo queste parole, per un attimo ho avuto un flash: un trip mentale in cui vivevo in un'Italia dove in parlamento non ci sono politici corrotti e inciuciatori, dove gli appalti costano il giusto, dove i soldi dei cittadini vengono spesi in maniera sufficientemente oculata, dove la qualità della vita finalmente può riprendere il volo, liberata dalle decine di migliaia di parassiti che in questo momento tengono il paese sotto il tallone, succhiandone le energie vitali, mettendo le mani su tutto ciò che può avere valore per spartirselo, mangiarselo, condividerlo coi loro sodali (e non c'è destra o sinistra che tenga, quando ci si riferisce a questi figuri!)
Un'Italia come dovrebbe essere sulla carta e non è nella realtà.
Un'Italia da cui non c'è bisogno di fuggire, come purtroppo stanno facendo proprio in questi giorni molti miei amici di poco più giovani di me.
Si parla ogni tanto di "fuga di cervelli". Qui è in atto una fuga di cuori, una fuga di anime. Un giovane che voglia farsi una famiglia, metter su casa, trovarsi un lavoro, onestamente, senza chiedere lettere di raccomandazione o pagare mazzette a nessuno, è costretto a prendere seriamente in considerazione questa opportunità, che forse oggi non è neanche più così facile come dieci anni fa.
Voglio un'Italia in mano agli italiani, alla gente normale, che ha tutto il diritto di vivere senza essere scippata quotidianamente delle proprie speranze, dei propri diritti, della propria voglia di vivere.
lunedì 8 marzo 2010
Come si fa a votare PDL dopo il pasticciaccio delle liste regionali?
I miei amichetti giocavano a calcio ed erano tifosi. Io non giocavo a calcio perché non mi riusciva. Avevo i cosiddetti "piedi a banana": colpivo la palla per mandarla a destra ed andava a sinistra. Il risultato era ovvio: quando si facevano le squadre per giocare in cortile, io ero sempre l'ultima scelta e puntualmente venivo messo in porta per limitare i danni.
Per questi motivi il calcio non mi piaceva, né da giocatore né da spettatore. Non avevo una squadra preferita e non seguivo i risultati delle partite, ma questo mi rendeva "diverso" rispetto ai miei compagni di scuola e di giochi: quando mi chiedevano "tu per chi tifi?" io rispondevo che non mi interessava e loro mi coprivano di insulti.
Fu così - e qui rientriamo in tema col post odierno - che decisi di aver bisogno di una "squadra del cuore" per cui tifare, come tutti gli altri bambini.
Scelsi la Juventus. La scelsi per due motivi: il primo è che mi piaceva la maglia a strisce bianche e nere (con i colori ho sempre avuto poca dimestichezza, sono più il tipo da disegno al tratto) ed il secondo è che la Juve vinceva! Facile, no? Dovendo tifare per qualcuno, tanto vale farlo per un vincente. O per lo meno così la pensavo allora.
Ero veramente ingenuo! Così ingenuo da non rendermi conto di aver scelto come "squadra del cuore" quella più odiata dai miei amichetti, tutti rigorosamente "viola DOCG". Quando qualcuno di loro mi chiese nuovamente per chi tifassi, io risposi fiero come un'oca: "la Juve!". Quella volta anziché insulti arrivarono direttamente schiaffoni! Anzi, per usare un termine tecnico, "zuppe".
Ma lasciamo i miei amarcord (vi racconterò un'altra volta di come andò a finire l'epopea della mia scelta della "squadra del cuore") e restiamo in tema: è facile, comodo ed anche molto ingenuo fare il tifo per il più forte solo perché è il più forte.
Io sono convinto che molte persone che votano Berlusconi e la sua creatura politica, prima Forza Italia e ora il PDL, lo facciano perché vedono in lui un vincente, un "ganzo", uno che riesce sempre a fare quello che vuole. Si immedesimano in lui e sognano di trombare le donne che tromba lui, di farsi le vacanze in Sardegna che si fa lui, di avere uno stuolo di leccapiedi come ce l'ha lui, di avere i suoi soldi, il suo successo, le sue ville, le sue aziende... e lo votano, lui ed i suoi scherani, o meglio le sue liste, che tanto portano sempre e solo il suo nome come simbolo (vedi ad esempio la lista per il Lazio che recita "Berlusconi per Polverini").
Berlusconi come vincente, ed in effetti non si può negare che lo sia.
Peccato che lui pensi sempre a vincere per se stesso e non certo per gli ingenui che lo votano: le ville, le aziende, le donne, sono le SUE e non le divide di sicuro col popolino che fa la ola quando passa lui.
Adesso è scoppiato il bubbone delle liste per le regionali in Lazio e Lombardia: firme tarocche, autenticazioni mancanti o difformi, scadenze non rispettate, panini, telefonate... e la ciliegina sulla torta: il decreto "interpretativo".
Da cittadino onesto, rispettoso delle leggi (anche quando penso che non siano proprio giustissime), progressista, democratico, mi sono sentito molto offeso da quello che è successo. Penso anch'io che la democrazia sia stata stuprata una volta di più da questo ignobile cavillo.
D'altra parte capisco anche il sentimento di frustrazione degli elettori del centro destra all'idea di non avere le loro liste alle prossime elezioni. Anzi, altro che frustrazione, dovrebbero essere furibondi!
Ma con chi?
Dovrebbero prendersela con quei cialtroni dei loro rappresentanti che non sono stati capaci di fare la cosa più ovvia, scontata, prevedibile ed organizzabile del mondo: raccogliere le firme per le liste, farle autenticare per bene, presentarle agli uffici competenti entro i termini previsti.
E' l'ABC della democrazia! Dei politici di professione dovrebbero fare queste cose ad occhi chiusi, in scioltezza. Invece, in scioltezza fanno tutt'altro: mangiano panini, fanno telefonate, sistemano appalti, prenotano massaggi... e si scordano di fare le cose più elementari. Evidentemente questi signori hanno altre priorità e le regole del gioco, per loro, sono solo un'inutile perdita di tempo.
Se io fossi un elettore del PDL sarei furente contro i leader del mio partito per aver permesso a dei cialtroni di occuparsi di cose serie ed aver compromesso la partecipazione alle elezioni. Se io fossi un elettore del PDL vorrei veder cadere delle teste (metaforicamente parlando, s'intende!) per questa figuraccia!
E' un pensiero che ho avuto molte volte nei giorni scorsi.
Ma poi mi sono detto: io non sono un elettore del PDL. Non penso come un elettore del PDL. I miei sentimenti di onestà, rispetto, democrazia mi impediscono di votare PDL, quindi fra me e gli elettori del PDL ci deve, necessariamente, essere una grossa differenza.
E mi sono chiesto quale sia, questa differenza...
Ed ho ripensato a quando tifavo Juve.
L'elettore medio del PDL, quello che non è socio di Confindustria, che non partecipa agli appalti per le grandi opere, che non riscuote il pizzo, che non commercia voti di scambio... insomma, quella fetta di normale società civile che vota Berlusconi (esiste, sono convinto che esista), in che modo può valutare tutto questo pasticcio?
In un modo semplicissimo e che va molto a favore di Berlusconi: quando qualcosa ostacola il vincente, questo semplicemente aggiusta le cose, rimuove l'ostacolo e rimane un vincente! Un vincente è tale perché continua a vincere, sempre, anche quando le cose potrebbero mettersi male.
Ed è esattamente quello che fa Berlusconi. Vince. Rimuove gli ostacoli.
Rischio di galera? Si scende in politica e si risolve tutto.
Difficoltà a pilotare gli appalti? Si agisce in deroga ed in emergenza.
La magistratura non si rassegna? Qualche leggina ad hoc e la si rende cieca, sorda e con le mani legate.
Oppositori scomodi? Ci pensano i servizi segreti delle testate scandalistiche.
Programmi televisivi imbarazzanti? Editto bulgaro e successive repliche.
E se qualche passacarte del suo partito fa qualche pasticcio con le liste elettorali, lui fa un bel decreto per risolverlo e continua a vincere.
Quindi, tutti coloro che votano Berlusconi (e di conseguenza il PDL) perché è un vincente, continueranno a farlo, perché ha dimostrato ancora una volta di esserlo. Uno che alla fine la spunta sempre.
Ora sta agli altri, a tutti quelli che non votano Berlusconi o che si sono resi conto che non hanno più interesse a farlo, di darsi un po' da fare e risolvere questo grave problema che sta compromettendo irrimediabilmente la democrazia nel nostro paese. Tutti quelli che puntano su regole uguali per tutti, onestà, integrità (da destra e da sinistra: questi non sono valori di un solo schieramento!) è bene che si spremano le meningi ed inventino un modo onesto, legale, etico, per dare un sonoro benservito a quel signore (e cialtroni annessi).
E bisogna far presto!
Prima che anche l'articolo 1 della costituzione (quello che recita "L'Italia è una REPUBBLICA DEMOCRATICA, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene AL POPOLO, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.") venga interpretato in altro modo dal Governo.
Per concludere un breve messaggio al nostro Ministro dell'Interno, Roberto Maroni (e sottolineo Ministro! Dell'Interno!!! Cioè, mica uno che passava di lì per caso...).
Cito dalla stampa le sue parole: "Le norme vigenti non sono modificate ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l'interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge."
Signor Maroni, alle elementari ad Educazione Civica mi hanno insegnato che il governo detiene il potere esecutivo, mentre al parlamento spetta il potere legislativo. Allora, premesso questo, chi dei due rientra nella definizione "il legislatore": il governo o il parlamento? Prenda tempo, non abbia fretta, ci rifletta bene...
Ora aspettiamo sessanta giorni e vediamo se "il legislatore" concorda con il governo (Ops! Ho dato la risposta!!!). Fra l'altro sessanta giorni finiscono DOPO le elezioni. Se il parlamento non convertisse in legge il dl interpretativo, cosa succederebbe? Elezioni invalidate? Bisogna rifare tutto da capo?
martedì 19 gennaio 2010
Che cos'è il Popolo Viola?
La cosa fondamentale che penso si debba chiarire è: chi siamo?
Che cos'è il Popolo Viola di Firenze? Ma prima ancora: che cos'è il Popolo Viola?
Il Popolo Viola è un MOVIMENTO: una moltitudine magmatica e variegata di persone che si sono riconosciute il 5 dicembre 2009 in una parola d'ordine collettiva, per rivendicare la quale si sono mobilitate.
La parola d'ordine era semplicissima: "Berlusconi, dimettiti! Berlusconi, fatti processare!"
Se vogliamo, da questo concetto ne possiamo derivare molti altri (rivendicazione della legalità, difesa della costituzione, no alla mafia nello stato, no alla politica corrotta, difesa della magistratura, ecc.) ma prima di cominciare a dettagliare e specializzare, col rischio di dividere e confondere, io penso che si debba fermarsi un attimo qui, sulla parola d'ordine iniziale che ha saputo mobilitare "90000" persone che hanno fatto una meravigliosa manifestazione a Roma. Così meravigliosa che sembravano un milione!
Nello slogan "Berlusconi, dimettiti! Berlusconi, fatti processare!" ci si possono riconoscere tantissime persone, anche estremamente diverse fra di loro.
In piazza ho visto tanti militanti dei partiti post-comunisti italiani, ma c'erano anche militanti dell'IDV, c'erano sicuramente molti moderati. Forse in piazza non c'erano, ma sono convinto che anche molte persone di destra si riconoscano in questa frase: tutte quelle persone che pensano che i meriti debbano essere premiati e che i delinquenti debbano essere puniti. Sono sicuro che esistano!
E' un concetto sicuramente trasversale rispetto agli orientamenti religiosi: un ateo, un agnostico, un cattolico, un musulmano. che cosa dovrebbe fare distinzione, quando si sta parlando di lasciare che un pluri-inquisito sia processato e che non si nasconda in parlamento, al governo, a farsi le leggi su misura per scampare il carcere? Niente, io credo.
Quindi io vedo il Popolo Viola come un nutrito gruppo di persone di tutte le età, di tutte le religioni, di tutti i sessi, di tutte le professioni, accomunate dal desiderio di vedere Berlusconi in tribunale a rispondere di ciò che gli viene contestato.
Sono convinto che queste persone siano qualche milione, in Italia. Un milioncino, più o meno, l'abbiamo visto manifestare a Roma, ma di sicuro per ogni persona che ha trovato il tempo e la possibilità di partecipare alla manifestazione, ce ne saranno almeno tre o quattro che non hanno avuto modo di farlo.
Viceversa, ogni 40, 50, 100 persone che sfilavano nel corteo ce n'erano due o tre che si erano prese la briga di preparare la manifestazione: scrivere, stampare e distribuire volantini, edificare chioschi, noleggiare pullman, diffondere la notizia.
All'indomani del 5/12, è su queste persone che io ho riposto le mie speranze, convinto che non avrebbero mollato dopo aver visto il successo della manifestazione. Ero sicuro che i promotori e gli organizzatori, a tutti i livelli, dalla capitale fino al più sperduto paesino di periferia, avrebbero avuto voglia di continuare, di mantenere i contatti, di darsi da fare per non fermarsi lì. Ed infatti sta proprio succedendo così: c'è stato un incontro nazionale a Napoli, si stanno promuovendo sit-in in tutta Italia in difesa della costituzione, si stanno consolidando localmente dei gruppi di persone che prima del 5/12 neanche si conoscevano ma che adesso hanno voglia di collaborare per realizzare insieme qualcosa di concreto.
Allora la risposta alla domanda iniziale è: il Popolo Viola è una creatura sociale a densità non uniforme.
. E' composta da un piccolo popolo di volonterosi che si è dato da fare per organizzare la manifestazione del 5/12 e che continua a restare in stato di agitazione.
. Poi è composta da un milione di persone circa che sono disposte a sacrificare una domenica del loro tempo e qualche decina di euro dei loro soldi per sfilare pubblicamente e gridare ad alta voce: "noi ci siamo, non ci siamo bevuti le falsità che ci propinate ogni giorno da giornali e TV e non staremo inerti a guardarvi rovinare il nostro paese".
. Poi è composta da qualche altro milione di simpatizzanti, che condividono l'idea ma che non hanno modo o volontà di fare qualcosa di più.
E poi penso che esista anche qualche altro milione di persone che avrebbero il potenziale per far parte del Popolo Viola ma che si fanno distrarre dagli impegni e dagli svaghi, che non seguono volentieri la politica perché "è tutto un magna-magna" e preferiscono ritirarsi nella loro sfera privata, senza guardarsi troppo intorno. Queste persone, se opportunamente stimolate ed informate, potrebbero facilmente cambiare idea, almeno su una cosa così basilare e fondamentale come non essere governati da un corruttore in odor di mafia.
Come può muoversi questa creatura "a densità non uniforme"? Come è nella sua natura: in modo non uniforme. Il suo obiettivo è chiaro, ma non è affatto semplice da raggiungere e quindi ci sarà bisogno di darsi da fare su più fronti, con iniziative diverse, cercando di valorizzare anche le differenze fra gruppi diversi che ne fanno parte. L'unico limite alle possibili iniziative è la nostra fantasia. Ce ne saranno alcune più efficaci, altre meno. Ce ne saranno alcune condivise da tutti ed altre che faranno storcere il naso a qualcuno, ma la cosa che non dobbiamo scordare è che il Popolo Viola è un movimento, costituito da realtà molto diverse fra loro, che possono avere valori e opinioni molto diverse fra loro, salvo il fatto di essere tutti accomunati dal desiderio di vedere B. in tribunale a rispondere delle sue azioni.
E' molto importante avere ben presente questa cosa.
Il Popolo Viola non è un partito. Non esiste la tessera di iscrizione, non esiste un filtro alle adesioni,
Chiunque può farne parte se solo lo decide e condivide la causa comune.
Non esistono le "sezioni" o i "circoli" ufficiali, chiunque può formare un gruppo viola come e quando vuole, indipendentemente da quelli che già esistono. A Firenze per ora ne esiste uno solo, ma io spero che presto se ne formino altri. Il gruppo Facebook "Il Popolo Viola Firenze" conta più di duemila iscritti, mentre alla scorsa riunione eravamo circa una trentina. Molti altri possono cominciare a riunirsi ed a decidere di fare qualcosa di concreto.
Più gruppi locali significa più attività, più autonomia, anche più comodità di partecipare.
Il Popolo Viola non ha comitato centrale, non esiste una "direzione". Al massimo possono esserci dei "leader" riconosciuti ma non sono investiti da nessuno e non hanno garanzie di restare tali. Chi ha aperto un gruppo su FB è solo uno come gli altri. E' proprietario del gruppo su FB ma non certo del Popolo Viola nella vita reale. E lo stesso vale per chi si è sbattuto per organizzare la manifestazione del 5/12: aver fatto volantinaggio, aver organizzato i pullman, aver tenuto i chioschi, sono tutte cose ottime di cui tutti siamo grati, ma non significa che il Popolo Viola sia appannaggio solo di queste persone.
Allo stesso tempo, è comprensibile che queste persone restino naturalmente un punto di riferimento: che gli altri guardino a loro come ad una guida, perché hanno già dato prova di fare sul serio e di avere passione e dedizione alla causa comune.
Dobbiamo avere ben presente la differenza fra l'autorevolezza di chi viene riconosciuto spontaneamente come leader e la carica di un rappresentante che viene nominato tale durante un'assemblea, mediante una votazione. Sono due cose diverse, entrambe legittime, ma si applicano a contesti diversi. Il Popolo Viola, almeno per ora, come qualsiasi movimento non ha un "capo" eletto, non ha un "vertice" eletto, non ha "funzionari", non ha "segretari provinciali o comunali".
Infine, ancora più importante, il Popolo Viola non ha centralismo: le decisioni non vengono prese da un "vertice" che non c'è. Chiunque può proporre un'iniziativa e chiunque può decidere di aderire, farla sua e metterla in pratica. Non è necessaria la perfetta coerenza di operato fra tutti i membri del Popolo Viola. Non è necessariamente un male che ci siano moti scoordinati, perché la natura molteplice dei movimenti porta necessariamente ad una molteplicità di punti di vista, di sensibilità, e quindi di iniziative concrete che ne derivano.
Qualcuno riterrà più utili i sit-in, qualcuno preferirà fare controinformazione sulla rete, qualcuno sceglierà iniziative eclatanti tipo i flash-mob, qualcuno appoggerà atti simbolici più "soft" come regalare sciarpe o saponette ai parlamentari... e qualcuno magari organizzerà dei gruppi di preghiera, perché no? Se le suore orsoline decidessero di indire una settimana di preghiera perché B. rinsavisca, si dimetta e si faccia processare, potrebbero a pieno titolo dire di essere parte del popolo viola!
Perché il Popolo Viola è un movimento.
Non è religioso e non è laico. Non è etero e non è gay. Non è bianco e non è nero. Non è di destra e non è di sinistra. Non è giovane e non è anziano. Non è precario e non è imprenditore. Non è povero e non è benestante. O meglio, è tutte queste cose e molte altre ancora, ma non è questo che lo caratterizza.
L'unica cosa che caratterizza il Popolo Viola è che tutti i suoi partecipanti vogliono vedere Berlusconi dimettersi ed andare ad affrontare civilmente i suoi processi, senza tentare di violentare la legge e lo stato per pararsi il culo. Punto.
Non ci sono altri scopi. Il Popolo Viola non è nato per combattere la fame nel mondo, il capitalismo, il comunismo, la discriminazione sessuale, il razzismo, l'inquinamento, l'effetto serra, la vivisezione, la lobby delle case farmaceutiche, il digital-divide, l'analfabetismo di ritorno, l'elettrosmog, i PM10, le zecche sui treni, l'incompetenza dei manager ed i loro compensi miliardari, il precariato, l'ignoranza, la maleducazione, la sporcizia, il calo delle vocazioni, la perdita della fede, il cinismo, l'egoismo o chissà che altro... tutte cause onorevolissime (secondo i punti di vista!) ma che non hanno niente a che vedere con la ragion d'essere della manifestazione del 5/12 scorso e, di conseguenza, del Popolo Viola.
Se cominceremo ad inserire altri argomenti nel Popolo Viola, cominceremo a dividerci, ad evidenziare le differenze che ci sono e sono tante! Perché siamo tanti, siamo diversi, abbiamo tanti cervelli e tanti cuori diversi, mentre quello che ci unisce è una singola cosa ben precisa che tutti noi desideriamo con forza:
"Berlusconi, dimettiti! Berlusconi, fatti processare!"
mercoledì 9 dicembre 2009
E poi mi sveglio tutto sudato
Chissà se si realizzerà anche solo un frammento di quel che ho scritto?
Godo
Mi accontento di un milione di persone (e forse anche di più) che dal nulla si è riversata in piazza per dire al nostro Presidente del Consiglio: "dimettiti", "fatti processare".
Una manifestazione non indetta dai partiti, non indetta dai sindacati... il che la dice lunga su come siano messi oggi partiti e sindacati e su quanto siano scollati dalla società, le cui istanze ormai non trovano più rappresentanza.
Cari signori, la gente che è scesa in piazza il 5 dicembre scorso voleva dirvi una cosina, una sola, semplice, se volete addirittura banale: non vogliamo essere governati dai delinquenti!
Quindi, cari signori, decidete un po' da che parte stare, perché oggi abbiamo assunto consapevolezza di esserci, di saperci organizzare anche senza di voi e che voi siete stati assolutamente incapaci di rapportarvi a noi.
Godo perché ho sfilato all'interno di una manifestazione composta, serena, dignitosamente incazzata, composta da una marea di giovani ma anche di tanti signori come me, di una certa età, di una certa onestà, che si sono rotti le scatole di vedere che in parlamento conta solo chi ha avuto almeno un avviso di garanzia.
Godo perché mi aspetto che adesso, di quel milione di persone, almeno poche migliaia sparse in tutta Italia cominceranno ad organizzarsi perché tutto questo non vada perso. Quelli che hanno organizzato i pullman, quelli che hanno fatto i banchetti ed i volantinaggi, quelli che hanno scritto sulla rete per chiamare alla partecipazione, tutta questa gente che ha dedicato un po' del proprio tempo a far sì che la manifestazione riuscisse: tutti loro hanno visto chiaramente che avevano ragione a darsi da fare, ad impegnarsi, e che se si muovono loro allora si muovono un sacco di persone.
Godo perché sogno un parlamento in cui il popolo viola riesce ad infiltrarsi, un po' per volta, prima uno, due, poi qualcuno di più, e piano piano far fuori le cariatidi del potere, quelli che sono eletti e rieletti da una vita perché controllano i partiti (e magari perché sono collusi con la malavita organizzata).
Ieri ho scritto su Facebook: io non voglio essere governato da dei delinquenti, Berlusconi o altri che siano!
E mi sono obiettato da solo: ma come fai a dire che Berlusconi è un delinquente?
E, ovviamente, mi sono anche risposto: non sta a me dirlo! Lo deve dire la magistratura, che è l'ente preposto a questo. Quindi, visto che la magistratura qualche dubbio in merito ce l'ha, lasciamola libera di fare il suo lavoro. Portiamo a termine 'sti cavolo di processi a Berlusconi e poi mettiamolo dove merita, là dove deciderà di metterlo la magistratura.
Adesso è tempo di piani.
Bisogna pensare a come consolidare la protesta che così chiaramente è emersa dalla società.
Bisogna pensare a mantenere ed arricchire la rete di contatti che si è creata intorno alla manifestazione.
Bisogna cominciare a pensare al domani: non si può passare una vita manifestando e basta, perché ci si stanca e poi si molla. No, bisogna pensare a metodi più concreti di intervenire nella società per far si che i protagonisti di questa protesta ritrovino nuove energie vedendo realizzati, almeno in parte, i loro obiettivi.
Una rete che si occupi di formare una nuova classe politica, una nuova compagine di amministratori pubblici, scollegati dai vecchi potentati ma capaci di studiare i problemi, inventare soluzioni, fare delle scelte.
Ci servono consiglieri di quartiere, assessori, sindaci, governatori di regione, ci servono parlamentari. Si tratta di porre le basi per il ricambio di una burocrazia mastodontica. Non si può pensare di farlo in un giorno e non si può pensare di farlo senza avere competenze specifiche: ci servono laboratori di amministrazione pubblica in cui cominciare a forgiare la nostra futura classe dirigente viola, che non prende bustarelle, che non tarocca gli appalti, che non fa affari con la malavita organizzata, che non si sente in dovere di compiacere la grande industria, gli scampoli di nobiltà, la massoneria...
...per dirla in una parola: una generazione di gente ONESTA che amministri la cosa pubblica ONESTAMENTE, senza scopi privati inconfessabili o scheletri nell'armadio.
Ci vorranno vent'anni, come minimo, e abbiamo contro tutti: tutti quelli che hanno del potere in mano in questo momento. Tutti diranno di essere maestri di specchiata onestà (Berlusconi in primis), ma tutti sono arrivati dove sono facendo parte di questo sistema di spartizione.
Sarà una battaglia lunga ed impari, ma se ci riusciremo potremo dire a pieno titolo di aver fatto la rivoluzione!
E magari faremo anche il tricolore listato di viola per la terza repubblica!
venerdì 4 dicembre 2009
Anticorpi democratici - 3

Stavamo parlando di Berlusconi...
Paradossalmente, il massimo esponente di questo sistema sta facendo il peggior servizio possibile al sistema stesso a causa della sua sfrontatezza e pervicacia: tanta gente comincia a stufarsi dei suoi eccessi, non trova nel sistema politico alcuna figura che si opponga seriamente a questo modo di fare (tranne forse Di Pietro, ma anche su di lui sono stati sollevati molti dubbi, a torto o a ragione) e decide quindi di recidere lo storico cordone ombelicale col sistema dei partiti, basato su una delega in bianco ai propri leader, ricominciando a ragionare con la propria testa ed a prendere autonomamente le proprie decisioni: dove andarsi a cercare le informazioni, dove scambiare notizie ed opinioni con persone simili, come organizzare un'attività effettivamente contraria a questo finto democraticismo oligarchico.
- i primi anticorpi di vera democrazia
La rete in questo è stata fondamentale. Con la diffusione di internet sempre più persone hanno deciso di creare un proprio sito, dove mettere informazioni personali, elencare le proprie passioni, ma anche dove rendere disponibili agli altri le proprie competenze specifiche e dove trovare interlocutori altrettanto specializzati ed appassionati, che nella vita di tutti i giorni si faticano a trovare. Questo vale per il tempo libero, per gli hobbies, quanto per le informazioni, le notizie di tutti i generi.
Dopo un primo periodo di scarsa diffusione, in cui era popolata principalmente da nerd, la rete è diventata lentamente un luogo di pubblico dominio dove il singolo può diventare estremamente visibile anche con pochissimi mezzi. Dapprima i newsgroup ed in seguito i forum sono luoghi dove le opinioni si confrontano. Sui blog si espone il proprio pensiero. Il passaparola si eleva a sistema fino all'avvento dei social network.
In rete trovano ospitalità e successo personaggi che nel "mondo reale" vengono emarginati dal sistema di potere. Beppe Grillo col suo blog diventa un caso dirompente. Sulle sue pagine (ma anche sul proprio blog) trova visibilità Marco Travaglio. Molti altri giornalisti non allineati trovano nella rete il canale per comunicare con persone che desiderano disperatamente un altro modo di fare informazione. Chi riesce a trovare un blog interessante lo segnala ai suoi amici. Il tam-tam degli utenti non è mai stato così potente ed efficace. Internet rende estremamente facile la comunicazione ed amplifica gli effetti del pensiero indipendente.
- dal virtuale al reale, il cerchio si chiude
La combinazione di frustrazione verso i partiti politici e gli organi di informazione, la ricerca di qualcosa di alternativo in rete, finiscono per avere poi un ritorno nella vita "reale": Marco Travaglio trova gli interlocutori per fondare un nuovo quotidiano cartaceo, basandosi sulla consapevolezza di avere già su uno "zoccolo duro" di lettori che lo segue dal blog e che non vede l'ora di mettere le mani su di un giornale diverso dagli altri. Beppe Grillo lancia l'iniziativa delle liste civiche, sottolineando come la società civile debba mettersi in gioco in prima persona per liberarsi del sistema parassitario dei partiti politici. Grazie al suo appoggio ed alla risposta della rete si ottengono ottimi risultati alle elezioni amministrative ed europee. Ora sta lanciando un movimento per presentarsi alle prossime elezioni per le regioni.
Ultima in ordine di tempo, ma forse ancora più importante, la manifestazione del No Berlusconi Day. Stavolta non c'è una figura carismatica come Travaglio o Grillo che trascina la massa. Stavolta la massa si è mossa da sola, sbalordendo anche quei primi blogger che, all'indomani della sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, avevano pensato di lanciare un'iniziativa per richiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio. Aprire un gruppo su Facebook è una cosa che non costa niente, tant'è che se ne trovano tantissimi assolutamente futili, ma stavolta c'erano utenti interessati e motivati, tant'è che in poco tempo le adesioni su FB sono arrivate oltre quota 350mila.
Dalla rete alla strada il passo potrebbe essere più difficile del previsto: aderire online a qualcosa non costa niente, basta un clic, viceversa alzare il culo e andare a Roma a partecipare ad una manifestazione è già qualcosa di più concreto.
Certo, ancora non basta. Non può bastare: se il problema del nostro sistema pseudo-democratico è che la popolazione non usa abbastanza il cervello e non muove abbastanza il culo, non può bastare una manifestazione a cambiare le cose.
Però, intanto, si può prendere atto del fatto che non serve un partito per indire una manifestazione (con buona pace della signora Finocchiaro). Poi scopriremo quanta Italia si muove a fronte di quelle 350mila adesioni virtuali, e sarà una sfida interessante.
Poi, soprattutto, la rete di persone che si è organizzata per noleggiare pullman, montare palchi, gestire interventi, organizzare il servizio d'ordine e la comunicazione, dal 6 dicembre si troverà con molti più contatti rispetto a prima, con un precedente di autoorganizzazione e magari con il gusto e la voglia di continuare a farlo.
- dove andremo a finire?
Qualche giorno fa ho scritto sul mio profilo FB che "un nuovo barlume di speranza sta nascendo in me".
Forse sto caricando eccessivamente di significati questo evento. Però, con i miei trascorsi politici, la militanza giovanile in un partito dell'estrema sinistra, il sogno della rivoluzione democratica, la delusione e la frustrazione nel contatto quotidiano con la gente che non vuol sentire, non vuol vedere, non vuole pensare... dopo aver mollato tutto perché mi ero convinto che non ci fosse più speranza che la gente alzasse il capo ed accendesse il cervello, adesso comincio a vedere qualcosa muoversi.
Quando facevo il troskista il mio partito si batteva come un leone per cercare di raggiungere il tetto dei mille iscritti. Sono certo che oggi, fra quei 350mila che hanno cliccato "diventa fan" ce ne sono certamente più di mille che vorrebbero essere protagonisti di un cambiamento vero nella nostra società.
Qualcuno ha già cominciato a chiamarla "la rivoluzione viola", ricordando le rivoluzioni colorate di altri paesi.
Non so se sarà una rivoluzione, non so se riuscirà ad incidere a breve sul quadro politico italiano, anzi, penso proprio di no. Ma sono convinto che POTREBBE essere una rivoluzione nella testa di chi si è dato da fare per organizzare e diffondere l'iniziativa.
Io SPERO fortemente che dalle liste civiche di Beppe Grillo, dai lettori de Il Fatto Quotidiano, dal comitato promotore del No Berlusconi Day, cominci a fiorire una nuova consapevolezza democratica nella gente. Dei veri anticorpi democratici, per liberarci una volta per tutte del puzzo della monarchia, palese o occulta che sia.
Amen.
Anticorpi democratici - 2

- L'epoca dei movimenti (il'68, gli anni '70)
Salto qualche passaggio per non tediare troppo e quindi mi scuso per l'eccessiva sintesi di questo punto.
Il concetto è che negli anni '60 e '70 ci sono dei forti movimenti popolari, studenteschi, di lavoratori, che rivendicano istanze popolari e fanno pensare ad un avanzamento delle condizioni democratiche del paese, mediante la presa di coscienza delle classi più umili e l'affermazione delle loro rivendicazioni.
E' stata una fase eccezionale della nostra storia, le cui conquiste in parte rimangono ancora oggi, ma è altresì oggettivo che il potere politico ed economico ha fatto quadrato ed ha usato i sistemi più violenti e barbari per soggiogare lo spirito dei manifestanti. Coadiuvato in questo, secondo me, anche dai partiti di sinistra e dai sindacati, impegnati a tempo pieno ad imbrigliare i movimenti e cavalcarli, per fare il salto di qualità e passare anche loro a gestire la cosa pubblica.
So che molti non condivideranno questa mia posizione. Ripeto che sto schematizzando più di quanto vorrei, ma non posso mettermi a scrivere un libro: siamo su un blog (e pure poco frequentato!).
Sta di fatto che la "pace" torna nel paese e che molti militanti si rimettono buoni, blanditi dai partiti, mazziati dal potere o anche solo soddisfatti di quanto comunque erano riusciti ad ottenere. Gli anni successivi saranno sufficientemente quieti e sereni da far tornare molte coscienze nel torpore.
- La falsa democrazia disvelata
E' il momento in cui comincia a delinearsi un nuovo fenomeno di rampantismo politico, di spartizione, di malaffare nel gestire la cosa pubblica che esploderà solo alcuni anni dopo, in seguito alle inchieste del pool di "Mani Pulite". Ma che cosa stava succedendo concretamente? Che gli imprenditori foraggiavano la politica per trarne utili economici (sai che novità!), che i politici facevano favori agli amici (sai che novità!), che nei circoli del potere si scopava e si pippava (originali!). Insomma, semplicemente che la nuova casta, dopo un po' di tempo in cui si era assestata e ben insediata al suo posto, aveva moltiplicato i propri interessi corporativi e perso un po' di pudore nel farsi i fatti propri.
Anche il re dava incarici a chi voleva lui, ricevendo doni e facendone. Non si chiamava corruzione perché era così che funzionava il sistema. I politici hanno semplicemente imparato a fare da regnanti e si sono accoccolati comodamente sul trono.
"Mani pulite" scoperchia il vaso di Pandora. Si solleva l'indignazione popolare di tutti quegli onesti cittadini che davano per scontato che anche i potenti fossero onesti (poveri illusi!). Qualche nuova compagine politica ne approfitta per lanciare strali, fare bella figura e collezionare voti (Forza Italia e la Lega Nord, nella fattispecie).
Nasce la "seconda repubblica" che, oggi possiamo ben dirlo, nasceva già più marcia della prima. Tant'è che "la sinistra" di un tempo oggi non esiste più (trasformatasi in un ibrido Frankenstein ex-democristiano), che corruzione e mafia hanno scalato le istituzioni e siamo arrivati al punto in cui si fanno le leggi per fare gli sconti ai mafiosi che fanno rientrare capitali sporchi dall'estero e per annullare i processi per corruzione di qualche preminente politico.
Il re non aveva bisogno di tutto questo: al massimo faceva imprigionare o giustiziare qualche oppositore. Invece in "democrazia" per poter governare il paese da corruttori è necessaria una legge costituzionale che lo sancisca, con tanto di benedizione dell'opposizione di "sinistra".
- Il ruolo di Berlusconi
I vecchi leader democristiani agivano con una certa classe e discrezione nel gestire nepotismi, clientele, favoritismi. Con l'avvento del socialismo craxiano la faccia di bronzo è cresciuta a dismisura, ma ancora la gente era convinta che fossero singoli casi di politici corrotti. Ultimamente, però, gli scandali coinvolgono indistintamente destra e sinistra, rendendo impossibile per il cittadino onesto scegliere serenamente una delle due compagini politiche.
Di Pietro si è dato alla politica evidenziando questa situazione col nome del proprio partito - l'Italia dei Valori - ed ergendosi a paladino della legalità nel cuore del covo del nemico. Gli scandali imperversano, toccando personaggi a prima vista assolutamente integerrimi (vedi caso Marrazzo). Il mondo del giornalismo non ci fa una figura migliore, dimostrando continuamente di essere asservito ad interessi superiori.
Tutto questo è coronato dalla figura emblematica del "Cav": imprenditore votatosi alla politica in tempi molto sospetti, in odore di collusione con la mafia, accusato di tutta una serie di reati con un unico denominatore: i soldi. Versati ai partiti, nascosti all'estero, usati per corrompere testimoni e giudici, forse provenienti dalla criminalità organizzata.
Nonostante tutte queste ombre, il Cav ottiene ottimi risultati alle elezioni, stringe alleanze importanti con partiti che fino al giorno prima sbandieravano l'onestà e la correttezza come valori fondamentali, riesce ripetutamente a prendere le redini del paese.
Eppure qualcosa non quadra. Il suo modo eccessivo di sentirsi protagonista, idolo, capopopolo, la convinzione di potersi permettere tutto perché "eletto dal popolo" (e qui si torna ai commenti fuorionda di Fini, citati all'inizio del post precedente) lo portano a strafare. Berlusconi ci sta svelando tutti i limiti della democrazia italiana proprio perché è perfettamente convinto di poter fare quello che gli pare. Laddove i politici stranieri cercano di occultare maniacalmente ogni più lieve sbavatura del loro onore, lui ribalta il sistema di valori e si vanta di ciò che dovrebbe nascondere. Porta a galla tutto il marcio di un sistema finto-democratico, dove gli amici degli amici contano sempre più degli altri e dove si fanno favori, si specula e si tromba come una volta, quando c'era il re.
Anzi, è lui il re!
Nella prossima (ed ultima?) puntata: la fuga su internet, pensiero indipendente, il ritorno alla vita reale.
giovedì 3 dicembre 2009
Anticorpi democratici - 1

E' da molto tempo che queste idee mi frullano in testa, ma non ho mai trovato il tempo di trascriverle con un minimo di ordine e compiutezza.
Negli ultimi giorni questa esigenza si è fatta pressante, in vista della manifestazione del 5 dicembre: il "No Berlusconi Day".
Oggi, infine, leggo del dialogo fra Fini e Trifuoggi, un "fuorionda", a proposito di Berlusconi:
Trifuoggi: “È nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano”
Fini:“Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta....
(Il Fatto Quotidiano, 2/12/2009, pagina 3)
Questo scambio di battute ha fatto smuovere la "frana" dei miei pensieri, in parte perché anticipa le mie riflessioni ed in parte perché ne è involontaria conferma. Però il discorso è complesso e bisogna procedere per gradi.
Anzi, diciamo pure a puntate. Partiamo con la prima:
- Il potere nella storia
Senza voler fare il professore di storia, materia in cui sono scarsamente ferrato, penso però che si possa fare un breve riassunto delle forme di potere nella nostra civiltà europea/occidentale negli ultimi secoli in questi termini: prima erano i poteri assoluti, le monarchie, le dittature, gli imperi. Poi sono venute le prime carte costituzionali ancora in presenza del monarca. Infine si sono affermate le repubbliche (ma qualche re o regina ancora resiste).
Nei regimi assoluti, il monarca fa virtualmente quello che gli pare, cosa che di solito si è concretizzata in: estorcere ricchezze al popolo, fare favori agli amici suoi (parentame, nobiltà), trombare un sacco di cortigiane elargendo favori in cambio, far ammazzare chi gli stava antipatico, fare guerre, ecc...
La cerchia di coloro che godevano del potere del sovrano era piuttosto ristretta: cortigiani e nobiltà, con qualche eventuale appendice religiosa.
Con l'affermarsi della borghesia, il sistema si è dovuto allargare e dotare di qualche norma di autocontrollo, visto che se i borghesi si sentivano vessati aizzavano il popolo e ammazzavano i tiranni. In questo modo il re ha comunque continuato a scopare come un riccio, avere la sua cerchia di lecchini, elargire favori, ma anche l'alta borghesia (decisamente più numerosa rispetto alla nobiltà) ha avuto modo di accedere alle stanze del potere. E che cosa ne ha fatto? Be', quello che si fa col potere: si tromba un po', si fanno favori agli amici, ci si arricchisce.
Quando sparisce la figura del monarca, anche la nobiltà viene delegittimata e si deve riconvertire in alta borghesia (ma con la puzza al naso!). Venuta meno la parte più discrezionale del potere, si comincia a credere che il sistema costituzionale rispecchi finalmente l'ideale democratico. Ma non è ancora così! In una nazione con ampie sacche di miseria, con una scolarizzazione ancora tutta da inventare, senza servizi pubblici, di fatto le persone che hanno accesso alle sale del potere continuano a rimanere poche: ex nobili e ricchi borghesi. Di fatto una casta.
Però camuffata da democrazia! Il suffragio universale, addirittura anche alle donne (!), porta a credere che finalmente TUTTI possono dire la loro sull'amministrazione della cosa pubblica, attraverso i propri rappresentanti. Ma chi sono questi rappresentanti? Sempre e comunque esponenti della casta di cui sopra: gli unici in grado di manipolare ampie fasce di società civile per indurle ad andare a votare ed a votare loro in particolare.
Credo che l'unica variazione sostanziale in Italia sia stata l'entrata in parlamento dei comunisti, ma alla fin fine non è che Gramsci e compagnia fossero dei peones! Per poter discettare di politica a fine ottocento bisognava comunque avere un po' di quattrini di famiglia, sennò invece di studiare e politicare si andava a lavorare da bambini.
Che cosa voglio concludere con questo breve excursus pseudo-storico? Che in mezzo ad una massa di ignoranti, una cerchia ristretta di persone istruite e benestanti può amministrare il potere come se continuasse ad essere una casta sociale distinta e separata. Aumentano le sfumature rispetto alle vecchie monarchie, si allarga la composizione, ma non si può dire che sia vera democrazia quando i cafoni vanno comunque a votare per il signorotto locale.
Un po' come a Ceppaloni, per capirsi...
Nella prossima puntata: movimenti, terrorismo, il boom economico, il craxismo, Berlusconi... probabilmente ne serviranno un altro paio! Ma seguiteci con fiducia: c'è il lieto fine!!!











