mercoledì 8 ottobre 2008

Spero di invecchiare bene


Dire una frase che, presa letteralmente, suona esagerata o pretestuosa, se non decisamente falsa, ma che funziona, fa effetto, cattura l’immaginazione e l’immedesimazione e quindi farla diventare uno slogan, un manifesto.


Ultimamente ho “scoperto” gli Who.
Dice: “Bella scoperta! Sono quarant’anni che vanno in giro e te ne accorgi solo adesso?”
Ebbene si. Sono arrivato in ritardo, come sono arrivato in ritardo nello scoprire tanti altri musicisti che avevano già una carriera alle spalle quando io ero ancora in fasce. Ora è il turno degli Who.
Qualche giorno prima è toccato a Stefano Rosso (del quale però non sono altrettanto entusiasta).

Ma torniamo agli Who.

Gli Who degli inizi
Un brano che mi ha colpito moltissimo è “My generation”.

Il primo LP
Mi piace un sacco. Sia per la musica che per l’idea (che per me è geniale ed originalissima) del cantato balbuziente (m-m-my g-g-generation). Non riesco ad immaginare come abbiano avuto un’idea così strampalata, ma funziona benissimo! Non solo: si integra perfettamente con l’immagine che mi sono fatto dell’immaginario protagonista di questo brano, giovane, ribelle, insicuro, frustrato.

Jimmy
La canzone compare anche nel film “Quadrophenia” ed è il posto ideale dove inserire un brano del genere: adolescenti in crisi che trovano sfogo nelle droghe e nelle risse.
Non voglio mettermi a fare il moralista. Non ho idea di come si vivesse in Inghilterra negli anni sessanta. Non posso giudicare quanto “sia necessario” o “possa bastare” per voler scappare dalla realtà e nascondersi in un mondo fittizio di legami sociali simbolizzati da abiti, musica e motocicli. So solo che, personalmente, ho una gran paura delle droghe e di tutto ciò che può dare dipendenza e sono anche irrimediabilmente negato per il confronto fisico (nel senso che se faccio a botte le prendo di sicuro!). E so che da giovani si dicono e si fanno un sacco di cazzate!

Ma siccome la mia fissa principale riguarda il linguaggio ed i significati, sono andato a leggermi con cura il testo della canzone:

“People try to put us down / Just because we get around
Things they do look awful cold / I hope I die before I get old

Why don't you all just fade away / And don't try to dig what we all say
I'm not trying to cause a big sensation / I'm just talkin' 'bout my generation”


Propongo una mia traduzione, sperando che non sia troppo lontana dalla realtà. Il mio unico intento è di tradurre il significato: non sono certo in grado di farne una traduzione “artistica” o anche solo accattivante.

La gente cerca di mortificarci / Solo perché siamo dei vagabondi
Si comportano in modo terribilmente freddo / Spero di morire prima di invecchiare

Perché non sparite tutti? / Non potete riuscire a capire ciò che diciamo.
Non sto cercando di suscitare un grande scalpore / Sto solo parlando della mia generazione.


E’ evidente che si parla di incomunicabilità generazionale. La “gente” corrisponde al mondo degli adulti, incapace di comprendere l’inquietudine dei ragazzi e che quindi cerca di mettere a tacere il loro disagio con atti “freddi”. L’estremo rifiuto di quel mondo adulto è sintetizzato nella frase, divenuta famosa, “spero di morire prima di invecchiare” che, cambiando prospettiva, potremmo anche tradurre con “spero di morire prima di crescere”. [Assomiglia un po’ al mio “sono convinto di morire prima dei 30 anni” di qualche decennio fa. Oggi non mi dispiace che non sia andata così!]

La cosa un po’ inquietante di tutto questo, però, è come un testo così scarno, intransigente, estremo, possa conquistare l’ascoltatore senza fornire riferimenti concreti. Non sappiamo quali siano i problemi di questi ragazzi, quali angherie abbiano dovuto sopportare, quali reazioni abbiano messo in atto. Lo possiamo capire dal film, in cui vediamo il contesto, il disagio, le mode, la rabbia. Lo possiamo intuire dalle esibizioni dal vivo della band, in cui spaccavano tutto alla fine del brano. Ma nel solo testo della canzone tutto questo non c’è, e quindi ognuno può metterci quello che vuole, quello che sente più vivo e vero: il proprio disagio nel contenitore costruito da altri.
Un ragazzo vittima di violenze da parte dei genitori può identificarsi in un testo del genere esattamente come uno che si è visto negare l’acquisto della terza playstation. E’ un mondo interiore che dà significato alle parole e quando si è adolescenti non si percepisce molto il senso della misura: i nostri drammi sono i più grandi, se qualcuno non ci ha insegnato a guardarci intorno ed a metterci nei panni altrui.

Gli Who di "My generation" erano in quattro.
Keith Moon (batteria) è morto a 32 anni per una overdose di farmaci. John Entwistle (basso) è arrivato solo ai 40 per problemi di cuore (aiutati da un pizzico di cocaina).
...before I get old...
Pete Townshend (chitarra) e Roger Daltrey (voce) sono ancora vivi. Nel frattempo sono cresciuti e sono anche invecchiati. Immagino che anche loro, come me, guardino con una certa indulgenza a certe prese di posizione categoriche ed intransigenti della loro gioventù.


Io intanto continuo ad ascoltarmi “My generation” godendo di ogni b-b-b-balbettio del cantante, ma non smetto di pensare a quanto sia relativo il senso di ciò che diciamo e pensiamo. Specialmente quando siamo adolescenti, abbiamo poca esperienza, cominciamo a “fare a pugni” col mondo adulto sentendocene ancora estranei ed una frase ad effetto può servire a catalizzare tutta la nostra rabbia, il nostro senso di inadeguatezza, la nostra paura.
L’augurio che faccio a tutti gli esseri umani che affrontano questo tipo di problemi è di riuscire a farlo senza fuggire dalla realtà ingoiando pasticche, perché non credo che lasciarci le penne possa essere considerato un buon risultato. Eppure gli esempi, famosi, affascinanti, non mancano: oltre allo stesso Keith Moon, penso per esempio ad Andrea Pazienza, a Kurt Cobain e ad un fantomatico Jim Morrison di cui mi colpì particolarmente una frase riportata su un muro della stazione:

"Quando morirò andrò in paradiso, perchè l'inferno l'ho già vissuto quaggiù."

Non conosco la biografia di Jim Morrison, ma su due piedi mi viene difficile pensare che lui abbia realmente vissuto l’inferno in terra. Anzi, dal mio punto di vista di scialbo quarantenne un po' pelato, penso che lui a quel tempo aveva tutto: la gioventù, il successo, le donne, la libertà di fare il casino che gli pareva. Ma anche questi, ovviamente, sono punti di vista.
Non ho dubbi sul fatto che un adolescente, magari un liceale con lo zaino con i-pod integrato, il taglio fresco di parrucchiere ed i pantaloni a vita bassa (ma vanno di moda anche quest’anno?), possa identificarsi con una affermazione del genere. L’inferno può avere tanti volti, e solo noi sappiamo quanto grandi siano i nostri dolori. Fa parte dell’adolescenza vivere intensamente e forse anche in modo traumatico qualsiasi cosa, anche la più piccola. Non c’è da sorprendersi quindi che questa frase spopoli in rete, su forum, siti e blog (tutta gente che non solo ha un tetto sopra la testa, ma anche telefonini con cui fotografarsi, un computer ed una linea adsl per navigare ed un sacco di amici su myspace e facebook).

Quello che mi stupisce invece è che non sono riuscito a trovare l’originale in inglese, nonostante mi sia impegnato a fondo nella ricerca. Ormai mi conoscete: volevo trovare l’originale, perché nella traduzione poteva essere stato travisato lo spirito iniziale. Ma non ho trovato niente...

Non sarà mica una frase fasulla, attribuita a Morrison solo per dargli più peso?
(tipo quella delle api messa in bocca ad Einstein...)

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Direi che forse ti e' sfuggita "Teenage Wasteland" sempre degli The Who e con un testo simile...

Come nota posso anche garantire che il DVD "Quadrophenia" vale sicuramente l'acquisto, un bello spaccato generazionale e poi si ha anche la fortuna di vedere come era da giovane Sting...

Voglio anche aggiungere che in questo blog forse ci stava bene anche un accenno al movimento punk del '77 con frasi tipo "Live fast, die young" e citare come film "Rude Boy" dei The Clash e "The Great Rock'n'Roll Swindle" dei Sex Pistols (o forse piu' di Malcom McLaren)...

Ciao SubSonico

Lys ha detto...

Hai messo un bel po' di carne al fuoco! :-)

Il punk è un genere che non ho mai apprezzato molto. Anche su quello sono arrivato in ritardo, ho sentito un po' di Sex Pistols, un pizzico di Clash, ma poi mi sono diretto verso altri lidi.

Di esempi di disagio adolescenziale se ne possono trovare a bizzeffe, oltre a quelli che abbiamo citato tu ed io, anche se spesso mi fanno venire un sacco di dubbi. Per esempio, che cosa poteva saperne Pete Townshend di giovani disadattati che lavorano malvolentieri per sbarcare il lunario, visto che era figlio di artisti e a 18 anni era già famoso?

A volte i simboli funzionano anche se sono fasulli... nello stesso modo in cui può funzionare per un bambino una corona da re fatta di carta stagnola o una bacchetta magica trovata nelle patatine...

Anonimo ha detto...

Diciamo che il periodo di Pete Townshend copre quello dove si fronteggiavano i Mods ed i Rockers e se ci pensi bene come musicista ci e' venuto anche fuori Paul Weller con i suoi The Jam...

Ad ogni modo il momento di vera e genuina rottura e' stato con l'arrivo del punk...
Qui c'era gente senza casa, senza lavoro, senza futuro, si iniziava a fare "Squatting" ma sopratutto si era stufi di gruppi come Beatles e Rolling Stones...

Anche l'aggregazione era un fatto sentito, le band punk tecnicamente erano zero ma c'era da fare casino insieme, tra amici, con chitarra/basso/batteria e sputare fuori parole che pesavano come macigni nelle teste dei ragazzi di quel tempo...

Se poi andiamo davvero a vedere secondo me band come i Sex Pistols devono il loro successo ad abili gestori della loro immagine/carriera da parte di gente come Malcom McLaren...
Cio' rinvigorisce la miea tesi che la piu' grande band punk siano stati i The Clash senza ombra di dubbio...

Queste era gente che davvero viveva il disagio e lo cantava ma sopratutto ha saputo sempre "Contaminarsi" anche con altri generi e stili senza mai perdere il "Focus"...

Cito un caso emblematico, andate su youtube e ascoltatevi "The Magnificent Seven" e capirete che la prima canzone Rap cantata da un gruppo europeo e' loro...
A quei tempi il rap era un germoglio anche negli USA, loro ne capirono per primi l'importanza che avrebbe avuto negli anni a venire e non si sono di certo sbagliati...

Chiudo dicendo che chi se ne frega se l'editore della fanzine "Sniffin' Glue" Mark P scrisse :"Punk died the day The Clash signed to CBS"...
I soldi per mangiare da qualche parte alla fine devono pur venire...

Ciao SubSonico

Anonimo ha detto...

...o perché quando ti leggo mi viene sempre ir marditesta?? ==8-)

Comunque c'è una eccellente versione di "My Generation" dal vivo (dura più di 14 minuti) in un disco che si chiama "Live at Leeds". Te lo consiglio.

Anonimo ha detto...

Fai come diceva Renato Carosone, "Prenditi una pasticca", forse il mal di testa ti passa e potrai cosi' leggere con comodo i miei post...

Questo qua che mi scrive "Non so che viso avesse, neppure come si chiamava..."...

Ciao SubSonico

Lys ha detto...

Sub, non ho capito cosa c'entri Guccini, ma credo che il mal di testa del nostro amico anonimo fosse dovuto al MIO post e non al tuo. :-)

Anonimo ha detto...

Semplice, chi ha scritto il post non si e' fatto riconoscere ergo "Non so che viso avesse..."...
Adesso hai capito a cosa mi riferivo ???

Ah, hai ragione, non ci ho capito una cippa of minks, si riferiva al tuo post e non al mio...

Ho la coda di paglia, sopportami...

Ciao SubSonico

Lys ha detto...

TesssOro! Sono tanti anni che ti sopporto, non smetterò certo per così poco! ;-)

nutovic ha detto...

ciao! la balbuzie non è una trovata ma una citazione...relativa ad una certa sostanza che, molto in voga in quegli anni, se assunta provocava uno stato di simil-paresi ed impediva di parlare correttamente...si sa, sex&drugs&rnr ;)
p.s. il loro capolavoro cmq è who's next

Lys ha detto...

Grazie dell'informazione, Nutovic.